Jarno Widar è il ragazzo che sfida i grandi del ciclismo e il suo secondo posto dietro Pogacar, ieri alla Vuelta, ha fatto scoprire un nuovo talento in grande crescita. A vent'anni ci sono corridori che arrivano al World Tour con la promessa di un futuro importante. E poi ci sono quelli che, quasi senza accorgersene, decidono di anticipare il futuro. Jarno Widar appartiene alla seconda categoria.
Nella quarta tappa della Vuelta a España il giovane belga della Lotto-Intermarché ha conquistato un sorprendente secondo posto alle spalle di Tadej Pogacar, mettendosi dietro alcuni dei nomi più importanti della corsa: Primoz Roglic, Oscar Onley, Sepp Kuss, Felix Gall, Richard Carapaz ed Enric Mas.
Per Widar, alla sua prima stagione da professionista, era appena la terza tappa in linea di un Grande Giro. Eppure, quando la strada ha iniziato a salire, non ha avuto paura di stare accanto ai campioni.
«Questo è un sogno d'infanzia. Sono molto onorato di correre tra loro e sono orgoglioso di me stesso» ha raccontato dopo l'arrivo, con il sorriso di chi sa di avere appena vissuto una giornata speciale. Se si guarda il palmares di questo giovane, si vedono successi, che sottolineano le qualità di questo ragazzo nato ad Hasselt, la stessa zona in cui sono nati Tim Merlier e Dylan Teuns.
Pogacar ha fatto ancora una volta la differenza e alle sue spalle il gruppetto dei migliori ha tagliato il traguardo con 2’39” di ritardo e un altro gruppo a quasi 3 minuti. Lo sloveno ha attaccato e ha conquistato la vittoria, confermando il ruolo di grande favorito per la classifica generale. Ma dietro di lui la battaglia è stata completamente diversa ed è lì, che è emerso Widar.
Il belga ha saputo leggere il finale e soprattutto ha sfruttato quelle caratteristiche che lo hanno accompagnato fin dalle categorie giovanili. Non ama definirsi uno scalatore puro. Anzi, preferisce una definizione molto più precisa. «Non sono uno scalatore puro, sono più un attaccante».
Una frase che spiega molto del suo modo di correre. Le salite interminabili possono metterlo in difficoltà, mentre quando la strada si impenna, si accorcia e diventa esplosiva, Widar riesce a esprimere tutto il suo talento. Lo aveva dimostrato anche durante il Coll d'Ordino, la salita più lunga del finale.
«Lì ho faticato e ho avuto molta difficoltà a trovare il mio ritmo», ha ammesso. Poi, però, sono arrivate le ultime due asperità della giornata, quelle che il belga aspettava. «Sapevo che quelle ultime due gobbe mi avrebbero favorito e che sarei riuscito a superarle».
E così è stato. «Secondo? Non ce lo aspettavamo». Alla Lotto-Intermarché avevano fiducia nel loro giovane talento, ma il risultato ha superato ogni previsione.
«Avevamo sperato, e forse anche pensato, che Jarno potesse finire tra i primi dieci. Ma secondo, no, non ce lo aspettavamo», ha raccontato il team manager Mario Aerts.
Poi una frase che sintetizza perfettamente il valore del risultato: «E con Pogacar, questo è semplicemente il miglior risultato possibile. Il migliore tra tutti gli altri».
Widar non ha avuto bisogno di strategie particolari o di una fuga per arrivare così in alto. Ha corso con i migliori e li ha battuti allo sprint per il secondo posto. Una caratteristica che potrebbe diventare una delle sue armi più importanti nelle corse a tappe.
«Ha un vantaggio: lo sprint. È abbastanza esplosivo e questo è molto utile in questi tempi. Lo si è visto anche nello sprint per il secondo posto: nessuno è riuscito a superarlo», ha spiegato Aerts.
E adesso la classifica generale? La domanda viene naturale. Perché dopo una prestazione del genere, sarebbe impossibile non guardare anche alla classifica generale.
Widar, al momento, occupa una posizione molto interessante: è nono, a soli 45 secondi da Roglic, secondo in classifica. Ma il giovane belga non sembra intenzionato a cambiare programma.
«Non sono venuto qui per la classifica generale e non mi concentro nemmeno su quello. Magari alla fine vedremo se ci sarà una possibilità per la classifica generale, ma al momento non è quello che mi interessa».
La Lotto-Intermarché, però, non gli chiederà certamente di perdere tempo volontariamente. «L'intenzione non è che perda tempo di proposito. Certo, potrebbe perdere tempo con il vento laterale, ad esempio, ma non si farà rallentare deliberatamente», ha chiarito Aerts.
E poi c'è il vero obiettivo con cui Widar è stato portato alla Vuelta: capire quanto vale davvero sulle tre settimane.
«Sarebbe fantastico se finisse tra i primi dieci o quindici, ma è possibile che un giorno le cose vadano completamente male. Ecco perché abbiamo portato Jarno alla Vuelta: per vedere se riesce a reggere per tre settimane di fila. Perché, onestamente, non lo conosciamo ancora in un Grande giro. Tre settimane di gara sono tutta un'altra cosa rispetto a un Tour di una settimana».
È forse questo l'aspetto più interessante della storia di Widar. La Vuelta non è soltanto una corsa: è un gigantesco laboratorio nel quale la Lotto-Intermarché vuole capire che tipo di corridore ha tra le mani.
Nell’ultimo anno il nome di Widar è stato accompagnato da aspettative enormi. Il belga ha già duellato con Paul Seixas, altro talento della nuova generazione, e al Tour de l'Avenir dello scorso anno è riuscito a batterlo due volte.
Il paragone è inevitabile, ma Aerts invita alla prudenza: «È logico che ci sia molta attesa in Belgio e che la gente li paragoni, ma sono davvero due tipi diversi. Jarno deve trovare la sua strada e vedere dove lo porterà».
Widar ha caratteristiche proprie: è leggero, esplosivo, resistente e soprattutto possiede quella capacità di cambiare ritmo che può diventare preziosa nelle corse di oggi. A vent'anni, però, c'è ancora tutto da scoprire e una giornata, sia in positivo che in negativo, può cambiare una carriera.
Il secondo posto di Andorra non significa che Widar sia improvvisamente diventato un candidato alla vittoria della Vuelta. Sarebbe prematuro. Le tre settimane sono un'altra storia e la strada presenterà giornate molto diverse da quella appena vissuta.
Ma una cosa è ormai certa: Jarno Widar può competere con i migliori del mondo. E lo ha fatto non in una corsa di una settimana, non in una gara del calendario minore, ma alla Vuelta a España, contro Pogacar, Roglic, Gall, Onley, Kuss e Carapaz.
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