Sbagliato il format? Sbagliata la scelta dell'influencer? Sbagliati i toni utilizzati? Forse tutto questo, forse altro ancora ma di certo c'è che il caso di Erola Jons ha scosso la Vuelta e ha spinto gli organizzatori a rivedere la loro scelta e a porre dei limiti alla comunicazione dell'influencer iberica. Ricostruiamo quel che è accaduto.
LA SCELTA. Con l'intenzione di conquistare l'attenzione dei giovani e di una nuova fetta di mercato, gli organizzatori della Vuelta hanno ingaggiato per seguire la corsa l'influencer Erola Jons, tre milioni di follower al suo attivo, che ha costruito la sua fortuna nel prendere di sorpresa ignari uomini e metterli in imbarazzo con il suo abbigliamento provocante e le sue domande a doppio senso.
L'ESORDIO. La prima giornata di Jons alla Vuelta è quella che ha fatto scoppiare il caso: la ragazza - tutt'altro che stupida, è laureata in Economia e Management - ha inseguito Pogacar mentre stava pedalando sui rulli a fine prova e mentre si preparava a salire sul podio per indossare la maglia rossa. Per cercare di richiamare l'attenzione dello sloveno ha fatto ricorso a urletti e gridolini e quando lo ha avuto finalmente al suo fianco lo ha sorpreso con domande come «Perché iperventili ogni volta che mi vedi?», oppure «Grande Pogachìtar, porta anche me a fare un giro» (una vuelta, in spagnolo).
LA REAZIONE. Su Youtube le immagini hanno avuto un successo relativo, appena 4.000 visualizzazioni, ma sui social la reazione ai servizi di Jons è stata decisamente più forte e l'influencer è stata sommersa di critiche.
In particolare durissima la presa di posizione di Laura Meseguer, giornalista spagnola da anni volto apprezzato di Eurosport: «Molte donne hanno trascorso anni a lottare per ampliare il nostro spazio in uno sport dominato dagli uomini, affinché veniamo trattate con rispetto e abbiamo le stesse opportunità di tutti gli altri. È un grave errore assumere qualcuno che non conosce affatto lo sport, il cui contenuto si baserà su questa serie di commenti sessisti da cui noi donne cerchiamo di liberarci da decenni!!! È una mancanza di rispetto nei nostri confronti, nei confronti delle professioniste che lavorano qui e, soprattutto, nei confronti dei ciclisti. Nessuno dovrebbe essere costretto a essere trattato come un oggetto, né le donne né gli uomini».
Anche la tv spagnola ha puntato il dito su Jons: su TVE, Carlos de Andrés ha coinvolto le colleghe giornaliste che si sono sentite offese dopo anni di lotta per ritagliarsi uno spazio in uno sport tradizionalmente maschile. E ha chiuso commentando: «Spero che anche l'organizzazione reagisca a tutto questo e si renda conto che forse non è stata la migliore idea che potessero avere. Non mi sognerei mai di andare da Pogacar e dirgli: 'Dai, Pogachìtar'. Stiamo parlando con una delle figure più importanti dello sport mondiale. Non è come un tizio qualsiasi che passa di lì e io cerco di fare una battuta. Non conoscevo questa ragazza e spero che non le venga in mente di fare altre sciocchezze del genere».
LA DECISIONE. Di fronte a tanto clamore, che nella sostanza ha finito per portare sotto i riflettori più la ragazza che la Vuelta, gli organizzatori della Vuelta hanno fatto una sorta di retromarcia: Jons resterà in carovana fino alla fine della corsa ma non avrà accesso alla zona mista, agli autobus delle squadre o ai checkpoint dove potrebbe interagire direttamente con i ciclisti durante la competizione.
Quanto ai contenuti che pubblica, la Vuelta ha ufficialmente richiesto a Erola Jons di adattare il tono e lo stile dei suoi post al contesto di un evento sportivo di alto livello. Difficile capire questa scelta, è come chiedere - l'esempio ovviamente è paradossale - a un ciclista di fare la maratona, non c'entra nulla anche se il fondo non gli manca...
Gli organizzatori della Vuelta hanno fatto sapere che sono d'accordo sul fatto che l'incidente abbia aperto un dibattito sul femminismo. La loro posizione si basa sul fatto che Erola sia donna con tutto il diritto di avere il suo spazio e di veicolare il suo messaggio all'interno della corsa.