Nove centesimi di secondo. È tutta qui, racchiusa in una differenza quasi invisibile, la prima maglia rossa della Vuelta a España 2026. Ma anche in uno scarto così piccolo può esserci la firma di un campione. A Monaco, sulle strade che conosce meglio di chiunque altro, Tadej Pogacar ha battuto Ethan Hayter nella cronometro inaugurale e ha conquistato la prima tappa del Giro di Spagna, prendendosi anche il simbolo del primato.
Il due volte campione del mondo ha fermato il cronometro appena davanti al britannico. Una questione di centimetri, praticamente di un battito di ciglia. 0,09 secondi, sufficienti però per consegnare allo sloveno la prima maglia rossa della Vuelta.
«È una sensazione strana vincere la prima tappa e con un margine così piccolo, non me l'aspettavo e sono davvero felice. Questa maglia rossa è davvero bella. Ho vinto per nemmeno un secondo, nove centesimi di secondo».
Una vittoria che ha un significato particolare perché arriva proprio a Monaco, la città nella quale Pogacar vive e che conosce in ogni sua curva. La cronometro si è trasformata così in una sorta di corsa di casa, anche se il contesto della Vuelta ha inevitabilmente cambiato tutto.
E proprio sulle strade familiari potrebbe esserci stato il dettaglio decisivo. «Sicuramente penso che quei 0,09 secondi siano arrivati quando sono passato davanti al mio appartamento, perché lì c'era il tratto più tecnico. Ci vado a piedi o in bicicletta tutti i giorni, quindi anche se è completamente diverso rispetto a quando si corre in gara, comunque sì, si corre sulle strade di casa e si sa che sono ottime. Quindi penso che questo mi abbia aiutato molto oggi».
Hayter sembrava imbattibile, poi è arrivato Pogacar. Per lunga parte della serata Ethan Hayter sembrava destinato a prendersi la prima maglia rossa. Il britannico aveva fatto segnare un tempo straordinario e, quando Pogacar si è presentato sulla pedana di partenza, sapeva di dover affrontare un riferimento difficilissimo da superare.
Anche Tarling era tra gli uomini attesi per una grande prestazione, tanto che Pogacar racconta di aver quasi fatto il tifo per lui prima della partenza.
«Sì, quando stavo andando alla linea di partenza, ho visto Tarling. Poi mi sono detto: certo, darò il massimo, ma è stato un momento strano e facevo il tifo anche per Tarling. Poi arrivato al traguardo intermedio ho sentito un altro nome. Sento che Ethan Hayter era davanti a me di tre secondi e allora mi sono detto: "Ok, darò il massimo, ma senza rischi" e vediamo cosa succede. Sì, mi piacerebbe davvero vedere Tarling fare un tempo così buono».
Pogacar ha però fatto quello che gli riesce ormai quasi naturalmente: ha trovato qualcosa in più proprio quando sembrava non esserci più spazio per recuperare.
Tre secondi di ritardo al rilevamento intermedio, poi il sorpasso virtuale nel finale e quei nove centesimi che fanno tutta la differenza.
È il modo migliore per cominciare una Vuelta nella quale lo sloveno parte con l'etichetta di grande favorito.
Pogacar torna al Giro di Spagna per la prima volta dal 2019. Era la sua prima stagione da professionista e già allora aveva lasciato il segno: tre vittorie di tappa e il terzo posto nella classifica generale.
Da quel momento, però, la sua carriera è esplosa in una dimensione completamente diversa. Cinque Tour de France, un Giro d'Italia, due titoli mondiali e una quantità impressionante di vittorie nelle grandi Classiche. Adesso manca soltanto la Vuelta per completare la collezione dei tre Grandi Giri.
Dopo Jonas Vingegaard, che ha raggiunto questo traguardo all'inizio dell'anno, Pogacar potrebbe diventare il nono corridore della storia capace di vincere Giro, Tour e Vuelta. E arriva in Spagna dopo un 2026 praticamente dominante, culminato con il quinto successo al Tour de France. La sensazione, ancora una volta, è che per fermarlo serva qualcosa di più della semplice forza degli avversari
La prima maglia rossa, però, non significa necessariamente che Pogacar voglia trasformare la Vuelta in una marcia trionfale dalla prima all'ultima tappa. Il percorso è lungo e le insidie sono numerose. Già domani il simbolo del primato potrebbe diventare oggetto di una battaglia serratissima, perché diversi corridori hanno chiuso la cronometro a distanza minima.
Quando gli è stato chiesto se immagina di poter conservare la maglia rossa fino alla fine, Pogacar ha frenato gli entusiasmi. «Ah, sarà dura già domani. Penso che alcuni ragazzi siano vicini, che possiamo fare una fuga o uno sprint per un secondo, quindi domani sarà una lotta serrata per la maglia rossa, credo, e potremo vedere qualche scatto per la classifica generale».
Parole prudenti, soprattutto per un corridore che oggi avrebbe potuto già mandare un messaggio chiarissimo a tutti gli avversari. La Vuelta è appena cominciata e Pogacar sa che non è il momento di sprecare energie.
Ma intanto la prima tappa è sua, così come la prima maglia rossa. E soprattutto, ancora una volta, Tadej Pogacar ha trovato quei pochi centimetri che separano un grande corridore da un campione capace di vincere anche quando sembra impossibile farlo.
Dopo sette anni, la Vuelta lo aspettava. Lui ha risposto subito, con una vittoria arrivata nella sua Monaco e con uno scarto talmente piccolo da sembrare quasi irreale.
Nove centesimi. Tanto è bastato per vestirsi di rosso.
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