Non è stata, almeno finora, una stagione particolarmente esaltante per Alessandro Covi. Al primo anno in Jayco AlUla dopo un lungo trascorso in UAE, il classe 1998 piemontese non ha trovato quei risultati e quella continuità di rendimento che cercava e in più, in alcune circostanze, ha dovuto anche fare i conti con alcuni malanni che gli hanno impedito di seguire il calendario che aveva messo in piedi insieme alla sua formazione.
Il tempo però è in qualche modo ancora dalla sua: da qui a fine 2026 infatti per il “Puma” di Taino non mancheranno le occasioni, una volta trovato un buon colpo di pedale, per dare un’altra piega alla propria annata e brillare con quelli che, da gennaio, sono diventati i suoi nuovi colori.
Con l’idea di concretizzare questa opportunità, dopo la tripletta di gare in terra spagnola di fine luglio e inizio agosto, Covi si è mosso alla volta dell’Arctic Race of Norway dove l’abbiamo incontrato per comprendere meglio quale sia il suo stato d’animo, la sua opinione sulla stagione da lui vissuta fino a questo punto e con che mentalità andrà ad affrontare il finale di 2026.
Alessandro, innanzitutto come stai?
“Ho avuto un'estate un po' difficile. Avrei dovuto disputare il Tour de France ma mi sono ammalato nelle settimane precedenti e quindi ho dovuto riniziare la preparazione e da poco quindi ho ripreso con le gare. Ora però direi che tutto procede bene e passate queste ultime corse dovrei fare la Vuelta”.
Hai in programma un richiamo in altura prima della corsa iberica?
“No. Alla fine i ventuno giorni di corsa alla Vuelta ti proiettano perfettamente verso il finale di stagione e i ritiri in altura li ho già fatti nella prima parte di stagione: ora pensiamo solamente a correre”.
Da un punto di vista mentale, invece, quanto è stato duro digerire i forfait a Tricolori e Tour?
“Direi che è stato molto complicato ma purtroppo, a questo tipo di situazioni, ci abbiamo fatto abbastanza il callo. Io spero sinceramente che arrivi qualcosa di buono che possa ripagare i sacrifici fatti questa stagione: ne avrei davvero bisogno per risvegliarmi un po'”.
In questi primi mesi ti sei messo comunque molto al servizio della squadra: ti vedremo con più responsabilità in quest’ultimo scampolo di 2026?
“Me lo auguro. Spero davvero di poter dimostrare che merito di avere le mie chance nei finali di corsa e di cercare qualche risultato perché è questo, alla fine, che sento mancarmi. Sai, quando cambi squadra per cercare dei risultati e poi ti ritrovi a non farli è dura. Questo, sommato ad altre cose, ha fatto sì che il 2026 finora sia stato mentalmente un anno piuttosto tosto…C’è però ancora la Vuelta da disputare e parliamo di un grande palcoscenico per cui, se riuscissi a far bene lì, credo che riuscirei a risollevare parzialmente la stagione”.
A livello complessivo, il bilancio di questa tua prima stagione in Jayco AlUla perciò qual è?
“Negativo a livello di risultati e quelli sono ciò mi tengono vivo. Non nascondo che mi piace essere presente in corsa e aiutare la squadra, ma quello che mi dà veramente la spinta per allenarmi duramente resta sempre il pensiero di poter cogliere un buon risultato. Ovviamente, quando non li ottieni per un po', entri in un circolo vizioso da cui è difficile uscire perché inizi a non capire quanto vali, non sai cosa puoi fare…io mi auguro di ritrovare delle buone sensazioni e successivamente, a catena, anche delle buone prestazioni”.
In Jayco AlUla comunque come ti sei trovato finora?
“L'ambiente in Jayco è molto bello, si sta assolutamente bene ed è diverso da quello dell’UAE. Prima di entrare in questa squadra avevo vissuto il professionismo e l’approccio alle corse solamente da loro punto di vista che è differente, penso, da quello del 90% delle squadre visto che, con loro, in quasi tutte le gare devi prenderti la responsabilità di fare la corsa. In Jayco si corre in un’altra maniera, mi ci è voluto qualche mese per adattarmi e per capirlo, ma ora sono fiducioso di poter far bene con la loro mentalità”.
Le differenze maggiori che hai potuto riscontrare rispetto all’UAE quali sono?
“In UAE praticamente parti sempre con quattro corridori che potenzialmente possono vincere la gara e questo, in un certo senso, abbassa la pressione perché comunque sai che, attorno a te, hai quattro capitani che possono fare la corsa. Se poi sei al via con Tadej, non dico sei già certo di vincere, ma la pressione è ancora inferiore: lavorare per lui è “facilissimo”, è quasi più difficile sbagliare che fare le cose giuste perché ciò che ti chiede per aiutarlo è molto semplice. Da questo punto di vista, venendo a noi e parlando di leader, mi sarebbe piaciuto lavorare e vedere a vicino Matthews ma purtroppo è caduto a fine febbraio e non ho avuto questa fortuna: a prescindere da questo però, lo conosciamo, è sicuramente anche lui un corridore valido che, secondo me, può davvero fare grandi cose. Lo stesso si può dire di Vendrame che ha fatto un inizio di stagione fenomenale e andava davvero forte prima di cadere al Giro: con lui mi sono trovato benissimo ed è stato davvero un piacere aiutarlo, mi auguro di vederlo nuovamente battagliare nel finale di 2026 per cercare qualche bel risultato”.