Non è il caso di ritirare fuori l’immagine di Tommy Smith e John Carlos sul podio a Città del Messico alle Olimpiadi 1968. Nessuna mano guantata, nessun pugno chiuso, nessuna testa china, anche se il gesto ha fatto scalpore, perché non è usuale vedere sportive o sportivi, ricevere la medaglia e poi togliersela dal collo e appoggiarla delicatamente sul podio. Un gesto per certi versi lieve, armonico, ma carico di significato: questa medaglia non ci appartiene. Questa medaglia è un contentino, perché è d’argento e noi meritavamo l’oro.
Non entro nel merito della protesta di Emma Cocca e Emma Marinini mostrata ai recenti campionati giovanili su pista tenutisi al velodromo Enzo Sacchi di Firenze, non c’ero. Non so assolutamente se nella corsa Madison Femminile allieve ci siano state irregolarità. La vittoria è andata alla coppia dell’Emilia Romagna, alla quale la giuria ha riconosciuto un giro guadagnato dalla coppia Teodora Castelli e Ginevra Sambi.
Che le ragazze lombarde l’abbiano presa male ci sta. La loro reazione è stata risoluta ma composta. La vergogna, perché di vergogna si deve parlare, e’ la reazione scomposta e indecorosa da parte di dirigenti e accompagnatori che si sono resi protagonisti di una messinscena degna della peggiore commedia all’italiana. Urla, grida e risse sfiorate per un non nulla. Il caldo non aiuta, questo lo sappiamo, ma presidenti regionali che, anziché riportare alla calma e sedare gli animi, si ergono a capopopolo e paladini rivoluzionari in nome della giustizia ci sembrano quantomeno imbarazzanti. I loro comportamenti non solo hanno brillato di anti sportività, ma sono stati anche fortemente fuori luogo.
Oggi si fa fatica a portare le ragazze e i ragazzi in bicicletta, perché il nostro è uno sport faticoso e pericoloso, ma voi dareste i vostri figlioli (come direbbero proprio a Firenze) a certi dirigenti, a certi educatori?