La stagione è volata via così, senza mai apparire in alto negli ordini d’arrivo, sempre alla ricerca di una condizione che, come un miraggio, quando ti avvicini si dissolve. La colpa è di un problema muscolare subdolo, un risentimento allo psoas che pareva un acciacco e che invece, anziché guarire, s’è esacerbato fino a diventare un avversario con cui convivere.
Davide de Pretto, che non è abituato all’anonimato, le sta provando tutte per archiviare più presto il malanno, sorto al Giro d’Italia 2025, e tornare al più presto ai suoi livelli.
“Al Giro d’Italia mi ero procurato uno strappo, ma non pensavo che me lo sarei trascinato per così tanto tempo – racconta il corridore di Piovene Rocchette, sotto contratto fino al 2027 con la Jayco Alula -. Ho continuato ad allenarmi e a gareggiare, ma con il passare del tempo mi sono accorto che mi creava delle difficoltà e che mi limitava nel rendimento”.
Il 2025 si è concluso con un lusinghiero quinto posto alla Veneto Classic, ma con l’inizio della stagione agonistica di quest’anno i miglioramenti sperati non ci sono stati, tutt’altro.
“Si è formata una cicatrizzazione nel muscolo che dopo alcune ore di bici e nel massimo dello sforzo mi provoca una infiammazione, e il dolore si irradia a tutta la gamba. Ho ricontrollato la posizione in bicicletta, mi sono sottoposto ad esami medici e a varie terapie, sono anche stato da un osteopata in Belgio, ma senza trovare una soluzione definitiva”.
D’accordo con i suoi dirigenti, De Pretto non ha interrotto l’attività, ma i risultati si sono fatti attendere. E intanto passavano i mesi.
“La speranza era sempre quella che le cure facessero effetto, ma mi sono sempre ritrovato a fare i conti con il dolore alla gamba. All’Adac Cyclassic di Amburgo ad esempio, sono riuscito a stare con i primi fino a buona parte della gara, poi il problema si è ripresentato e ho dovuto lasciarmi sfilare. E’ stata un’annata davvero difficile – aggiunge De Pretto -. Continuare a fare sacrifici sapendo che dopo un po’ arriverà il male e dovrai mollare è molto frustrante, mi ha messo alla prova psicologicamente”.
Stando alle ultime evidenze mediche, la ricostruzione più attendibile è che, pedalando con lo strappo muscolare non risolto, il corpo si è abituato ad attivare muscoli che non dovrebbero intervenire durante lo sforzo, creando un’infiammazione e un deficit di forza.
“Ormai il 2026 è andato – conclude il vicentino -, spero che fra terapie, palestra e un po’ di riposo troverò presto soluzione per poter archiviare finalmente questo periodo nero”.
da Il Giornale di Vicenza
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