E improvvisamente scattò l’allarme rosso. O meglio, improvvisamente qualcuno si è accorto che l’allarme rosso suona da tempo ma è rimasto finora inascoltato. L’annuncio della chiusura ufficiale del Team Flanders Baloise a fine stagione ha stappato le orecchie a più d’uno e si è fatto sentire anche ad Aigle, dove regnava il silenzio.
La “colpa” è di Tom Van Damme e del suo doppio ruolo: da una parte è presidente del Consiglio del Ciclismo Professionistico UCI e membro del Consiglio Direttivo e dall’altra è presidente della Federazione belga. Come dire che da una parte poco o nulla ha fatto - lui e tutta l’Uci - per sostenere le formazioni ProTeam e dall’altra si trova a far fronte all’uscita di scena dell’unica squadra belga appartenente alla categoria.
Una categoria, peraltro, che continua a veder eroso il proprio patrimonio: delle sedici formazioni iscritte quest’anno, oltre al Team Flanders Baloise sono pericolosamente a rischio il Team TotalEnergies e la Equipo Kern Pharma. Entrambi gli sponsor principali, così come aveva fatto il Governo delle Fiandre già nel 2025, hanno annunciato la conclusione del loro impegno e al momento non ci sono annunci né indicazioni positive.
Il problema è sempre lo stesso e lo abbiamo denunciato più volte: i ProTeam hanno bisogno di certezze, di calendari omogenei e di punteggi realistici. Facciamo un esempio non italiano per essere equidistanti? Tornando a disputare il Tour de France dopo oltre trent’anni, la Caja Rural RGA si è appuntata sì un fiore all’occhiello ma in termini di punti conquistati - nel corso di una prova di livello altissimo - ha fatto un bagno di sangue rispetto a formazioni che nello stesso frangente hanno fatto razzia di punti in Cina e nelle corse di seconda categoria in Europa. E alla fine, un punto vale... un punto e quindi fa la differenza.
Per i ProTeam serve un calendario dedicato, definito e certo, urge una classifica dedicata, definita e certa: chissà se stavolta ad Aigle lo hanno capito o se continuano nella loro pervicace missione di privilegiare esclusivamente il ciclismo di vertice.
Eppure, sempre restando per equidistanza lontano dall’Italia, proprio la chiusura del Team Flanders Baloise ha riacceso la luce sull’importanza del lavoro svolto da una formazione regionale che nella sua storia ha tesserato 218 corridori fiamminghi (tanti i pistard...) portando ben 111 di loro all’approdo ai massimi livelli del ciclismo, 87 negli UCI WorldTeam e 24 in UCI ProTeam.
Certo, oggi vanno per la maggiore le formazioni Devo ma è facile capire che non c’è spazio per tutti, che ci sono corridori che hanno bisogno di un anno o due in più per mettersi in evidenza ed emergere, che il ruolo dei ProTeam può e deve continuare ad essere prezioso.
Anche perché non bisogna dimenticare che ai piani superiori non sono tutte rose e fiori: quanti WorldTeam sono alla ricerca di uno sponsor principale, di un secondo nome di peso, di risorse nuove per gestire un’azienda (squadra WT, formazione Devo e team femminile) i cui costi sono sempre più alti a fronte di risultati agonistici spesso non all’altezza in quanto il budget non consente l’ingaggio di uno dei big che al momento fanno la differenza?
nella foto, Tom Van Damme (da uci.ch)
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