È stato ampiamente, e con dovuta oggettiva onestà, elogiato il gesto di Aurelio De Laurentiis, il presidente del Calcio Napoli, di devolvere personalmente una cifra importante - 100.000 euro, si è scritto - a concreto sostegno per i danni e le criticità del terremoto che ha drammaticamente coinvolto due notti fa Pozzuoli, Bacoli e l’area flegrea, anima latina della Città Metropolitana di Napoli, e le loro genti.
Quel terremoto, sequel penultimo di un bradisismo cronico, lo abbiamo sentito su due piedi anche noi bene, a Napoli, zona Vomero, che era coinciso giusto - e senza colpa di nessun arbitrio di parte - con la meritoria Festa popolare che era stata da settimane programmata per i 100 anni della nascita appunto del glorioso Calcio Napoli.
Bene, e molto bene così, fra le mura dirute e i senzatetto che non fanno memoria e che non si conoscono, senza firma. Noi francamente - ma noi siamo Nessuno - avremmo preferito che il gesto così munificente il patron De Laurentiis lo avesse attuato senza clamore e senza ancor più ostentazione di cifra.
Ci sovviene la memoria, My way, qui la lezione non è più recepita - ci sottrarranno un giorno pure lo spazio della parola diversa -, la memoria di Gino Bartali e del suo coraggio. ‘Ma è vero, Bartali, che lei ha salvato centinaia di ebrei, portando nel telaio della sua bicicletta i salvacondotti per loro, dinanzi ai nazisti, da Firenze ad Assisi?’, gli si chiedeva. E Bartali, anche oggi vivo per chi frequenta il dolore e l’ultimo, avrebbe risposto scrollando le spalle, ‘il bene si fa, ragazzi, ma non si dice’. Nel più sublime elogio del silenzio, De Laurentiis sarà di animo concorde, che lo sport e la cultura abbia conosciuto.
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