Negli incontri con la stampa che precede il Tour de France Femmes, ha parlato anche Lotte Kopecky, una delle ragazze più forti del gruppo. Lotte è la donna che ha cambiato il volto del ciclismo femminile nel suo Paese, il Belgio. Due volte campionessa del mondo, vincitrice delle più grandi classiche e simbolo di un movimento che negli ultimi anni è cresciuto in modo straordinario, la trentenne di Anversa si presenta al Tour de France Femmes con un marito che porta un cognome importante: da maggio è infatti entrata ufficialmente nella famiglia più famosa del ciclismo mondiale, dopo il matrimonio con Axel Merckx, figlio del leggendario Eddy.
Una storia che unisce due generazioni di campioni e due epoche completamente diverse del ciclismo belga. Da una parte il "Cannibale", l'uomo che ha riscritto la storia di questo sport; dall'altra la donna che ha contribuito a rivoluzionare il ciclismo femminile nel suo Paese. Kopecky conosce perfettamente quanto sia cambiato il panorama rispetto a quando iniziò a pedalare.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a uno sviluppo enorme e molto positivo. Il nostro sport è diventato estremamente professionale e il livello del gruppo è cresciuto tantissimo. Tutto questo rende le gare molto più spettacolari».
Un'evoluzione che, secondo la campionessa belga, non sarebbe stata possibile senza la crescente attenzione dei media. «Il fatto che negli ultimi cinque anni molte gare siano state trasmesse in televisione ha permesso alle ragazze di sognare una carriera nel ciclismo. Se una bambina non vede il ciclismo femminile, difficilmente si appassionerà. I media hanno avuto un ruolo fondamentale e continuano ad averlo».
Kopecky è perfettamente consapevole di essere stata una delle protagoniste di questa trasformazione. «È sempre difficile parlare di se stessi, ma credo che le mie due stagioni da campionessa del mondo abbiano dato un messaggio di speranza e di motivazione alle giovani cicliste». Un cambiamento enorme rispetto a quando lei era bambina. «Mio fratello andava in bicicletta e pensai: perché non posso farlo anch'io? Vent'anni fa il ciclismo era considerato di più come uno sport per ragazzi. Oggi, invece, se una ragazza dice di voler correre in bicicletta, è una cosa del tutto normale. Quando ho iniziato io, non esisteva un futuro come lo vediamo oggi per le donne in questo sport. Adesso sì».
Anche i suoi modelli raccontano quanto il ciclismo femminile fosse diverso. «Da bambina non avevo praticamente idoli tra le donne. Mi piaceva tantissimo Fabian Cancellara. L'unica ciclista che conoscevamo davvero era Marianne Vos, che è ancora nel gruppo oggi». Oggi, invece, è la ragazza di Anversa a rappresentare un punto di riferimento per un'intera generazione di ragazze belghe.
Alla vigilia del Tour de France Femmes, Kopecky ha le idee molto chiare sugli obiettivi della sua squadra. «Punteremo alla classifica generale con Anna van der Breggen. Per quanto mi riguarda, una vittoria di tappa sarebbe un bellissimo bonus. Per gli arrivi in volata abbiamo Lorena Wiebes. È un Tour che offre tante opportunità, ma la direzione della squadra è ben definita».
Poi ci sarà il grande appuntamento della stagione. «Il Mondiale di Montréal sarà durissimo ma anche bellissimo. L'anno scorso a Kigali abbiamo visto una corsa davvero particolare e potrebbe succedere qualcosa di simile anche quest'anno. Il mio obiettivo è arrivare in Canada nella migliore condizione possibile».
Essere tra le prime al mondo comporta inevitabilmente anche una pressione diversa. «A volte è davvero complicato. Tutti si aspettano sempre che io sia davanti, anche quando magari la condizione non è perfetta. Ma è normale: quando hai questo ruolo, gli altri ti osservano continuamente». Dal maggio scorso Kopecky è diventata la nuora di Eddy Merckx, il più grande campione della storia del ciclismo. Un legame che potrebbe far pensare a tavole imbandite di racconti su biciclette, corse e strategie. La realtà, però, è diversa. «Parliamo davvero di tutto. È vero, il ciclismo salta fuori abbastanza spesso, soprattutto quando Eddy racconta qualche aneddoto divertente. Ma nemmeno a me piace parlare di corse tutto il giorno e credo sia lo stesso anche per loro. Eddy segue con molto interesse il ciclismo femminile, forse ancora di più adesso, ma state tranquilli: non parliamo di gare dalla mattina alla sera».
È il ritratto di una campionessa che ha saputo costruire la propria leggenda senza vivere all'ombra di nessuno. Prima di entrare nella famiglia Merckx, Lotte Kopecky aveva già scritto pagine fondamentali della storia del ciclismo belga. Le due maglie iridate, le vittorie nelle classiche e il ruolo da ambasciatrice del movimento femminile l'hanno resa un simbolo nazionale.
Oggi ha unito il suo cognome a uno dei più pesanti nella storia del ciclismo ma solo nella sua vita privata, mentre sulle strade continua a essere semplicemente Lotte Kopecky: la campionessa che ha cambiato per sempre il modo in cui il Belgio guarda al ciclismo femminile.
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