Oggi intorno alle alle 14, quando il Tour affronterà la salita del Col du Telegraphe, sarà impossibile non ricordare quella meravigliosa domenica del 6 luglio del 1952. Erano le 12,30 quando, dopo la Croix de Fer, la testa del gruppo forte di una ventina di unità, iniziò la lunga scalata al Col du Galibier.
Andò subito in fuga il piccolo camoscio francese Le Guilly mentre dietro si selezionò un manipolo di splendidi pedalatori immortalati come ombre nella celebre foto di Carlo Martini, la “fotografia del passaggio della borraccia”.
Eh sì, Coppi e Bartali, in rigoroso ordine di progressione non erano soli, come l’epopea sportiva volle per anni farci credere e non era neanche una foto costruita ad arte e ripetuta a favor di obiettivo, ma era una istantanea vera, di corsa, con tanto sudore e con la fatica a fare da padrona. Credo veramente, che come giustamente ha scritto Marco Pastonesi: “non c’era lo stato d’animo per fare del cinema”.
Qualche anno fa infatti si è palesata la vera fotografia con un affaticato Stan Ockers a fare da protagonista comprimario, il braccio sinistro teso alla pietosa ricerca di un buon “samaritano delle salite” che gli allunghi una bottiglia. Questi anonimi contenitori di vetro, una volta bevuti e gettati a bordo strada magari si sono ridotti in mille pezzi…
E vorrei credere che qualche minuscolo frammento sia ancora lì tra i sassi a testimoniare l’epica del ciclismo e a dire: Quel giorno lì, io c’ero!
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