Richard CARAPAZ. 10 e lode. “La Locomotora del Carchi” sa come si fa e lo fa ancora. Prima tappa in questo Tour, la seconda alla Grande Boucle (9° tappa in un Grande Giro). Corsa di testa, con gambe e cuore. Corsa che lui segna sul suo taccuino e centra come un cecchino. Se l’oro olimpico di Tokyo punta un obiettivo, difficilmente lo manca. Corridore spietato e intelligente, capace di leggere le corse come pochi in gruppo. Essenziale, efficace: scaltro. Sa che potrebbe andare via la fuga (oggi quinta fuga che arriva al traguardo, dopo quelle di Pedersen, Van der Poel, Schmid e Philipsen). Sa che può essere l’occasione giusta: e la coglie.
Mauro SCHMID. 9. Ancora un secondo posto, il secondo consecutivo, a conferma che sta chiudendo il suo Tour con una condizione super. Lui è uno dei pochi che è stato capace di vincere una tappa, lui è uno dei pochi che non lascia mai nulla di intentato.
Matteo JORGENSON. 8. Il Tour dopo diciotto tappe si fa sentire, lui sente anche la tappa di oggi: 4 mila metri di dislivello pedalati a quasi 42 all’ora. Arriva con le gambe in croce, ma a testa alta.
Valentin PARET-PEINTRE. 8. Il transalpino sa che non sarà facile prendersi la maglia con i pallini, ma è un suo pallino. Pogacar è in agguato, lui non sta a pettinare le bambole e va dove lo porta il cuore: con tanto cuore. Ora è a un solo punto dalla maglia ancora di proprietà di Taddeo, ma non starà a pettinare le bambole.
Tobias JOHANNESSEN. 7. Non si risparmia neanche oggi: sempre a tutta, lui e la su Uno-X. Squadra che sa navigare ovunque, anche in montagna.
Raul GARCIA PIERNA. 6,5. Avrebbe la possibilità di stare un po’ più su, un po’ più avanti, ma in ogni caso vola alto.
Pablo CASTRILLO. 6. È messo benissimo, poi si spegne piano piano.
Lenny MARTINEZ. 6,5. Vince la volata del gruppo maglia gialla e lo fa sul naso di Remco Evenepoel. Sta bene il bimbetto transalpino al suo primo Tour. Sarà felice lui, sarà felice papà, è felice Ivano Fanini, che è come un zio.
Mads PEDERSEN. 9. Ancora all’attacco, il danese. Lotta come sempre e più di sempre. Sente il fiato sul collo e per questo decide di lasciare senza respiro i suoi diretti avversari per la maglia verde. Vince il traguardo volante (+32 su Philipsen), poi ritorna nei ranghi e si mette al servizio della squadra, portando borracce e sacchetti di ghiaccio. Non si sa se alla fine della tappa abbia pulito qualche ammiraglia o cucinato per tutti. Spero che qualcuno abbia però brindato con lui. Maestoso.
Brandon MCNULTY. 17. Niente da fare, l’americano prova a resistere fino alla fine, ma finisce molto prima della fine. Il virus che circola in casa UAE Team Emirates – XRG e che ha messo ieri in crisi Adam Yates, mette ko lo statunitense. Niente da fare, Pogacar perde un uomo prezioso.