La rivoluzione della bicicletta. La rivoluzione in bicicletta. Alla rivoluzione in bicicletta. Perché la bicicletta, da più di 200 anni, è rivoluzionaria.
Bike Revolution, via Pola 35, Francavilla al mare (tel. 389/9417008, bikerevolution2024@gmail.com). Due anni fa, sabato 13 aprile 2024, la ciclofficina. Un anno fa, giovedì 10 aprile 2025, il ciclobar. La stessa filosofia: la bici è quanto di più rivoluzionario si possa immaginare, lo era per il barone Karl von Drais che per primo aveva progettato una macchina per correre velocemente (eppure c’era qualcosa da migliorare: non aveva pensato ai pedali), lo è ancora di più adesso fra le cargo e le gravel, fra le pieghevoli e le vintage, fra le “tool” e le “custom”… La bici da pedalare e volare, da bere e mangiare. La bici da sognare. La bici da abitare e vivere.
Due soci, al 50 percento: uno che sa tutto di bici, Alessandro Di Paolo, e l’altro che sa tutto di conti, Benedetto De Rubeis. Un gran bel tandem, il primo che trova e sceglie la strada, il secondo che ci crede e lo accompagna, e tutti e due che pedalano. Di Paolo, francavillese giramondo, sei anni in Canada (Toronto), tre in Olanda (Amsterdam), due nella Repubblica Ceca (Praga) e due in Austria (Vienna), nasce falegname: “Quando con il legno ho cominciato a costruire prima manubri, poi parafanghi, ho capito che la mia meta (e la mia metà) era la bicicletta. La bicicletta non solo come oggetto, mezzo, strumento, ma come obiettivo, fine, simbolo. Allora l’idea del ritorno a casa, non come operazione nostalgica, ma come sostenibilità ciclabile. Una città – Francavilla è alla porta sud di Pescara, da quella parte la ciclovia della Costa dei Trabocchi, dall’altra la ciclabile che sale fino ad Ancona – dove la bicicletta fosse grammatica e mappa, possibilità e opportunità, filosofia e stile”.
Dunque: a Francavilla al mare, a due passi dall’Adriatico. Riparazione, noleggio, vendita. Dalle bici da città a quelle da viaggio attraverso quelle da corsa e da montagna. Soprattutto un punto di incontro e passaggio, fra chiacchierate e presentazioni (anche per Macondo – il festival delle narrazioni), dove tutto richiamasse l’originaria idea e figura del ciclofalegname. Di Paolo: “Ho cominciato dall’arredamento: tavoli in cui fossero incorporati pezzi di biciclette, dalle corone ai pignoni, fino alle biciclette appese o incastrate. Ho continuato con la carta delle birre (Lo Squalo Nibali, Coppi, Moser, Contador… e poi Magroni in omaggio a una battuta dello stesso Riccardo Magrini, che in diretta su Eurosport si dichiarò fiero e lusingato della citazione) e una piccola biblioteca (in progresso, dedicata soltanto a libri sulla bicicletta, dai viaggi alle biografie), dalle maglie (incorniciata, una Brooklyn a stelle-e-strisce) ad altre memorabilia (ah, l’Eroica!). E non ci fermiamo qui. Stiamo già pensando e lavorando ad altri punti… rivoluzionari”.
Ecco fatto. “Riparare e noleggiare, consigliare e indirizzare – elenca Di Paolo, che vanta un passato da bici a scatto fisso e da giocatore di bike polo – e soprattutto trasferire emozioni. Quando mi accorgo che a qualcuno brillano gli occhi, sento di aver raggiunto il mio traguardo”. Vittoria.
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