La domanda nasce spontanea: «Ma siamo sicuri che così si salvaguarda l'immagine dl ciclismo?». I fatti: Mathieu Van der Poel è stato multato ieri dalla giuria del Tour de Suisse per abbigliamento inappropriato tenuto mentre era sulla hot seat della crono.
Ieri ad Aarburg c'erano 34 gradi, i maestri del "percepito" probabilmente ci direbbero che erano ancora di più, e il campione olandese ha dovuto restare seduto lì per oltre un'ora, dopo aver fatto segnare il miglior tempo e in attesa che arrivasse Tadej Pogacar che lo ha battuto di 31 centesimi di secondo.
Quindi ad un certo punto Van der Poel cos'ha fatto? Si è sfilato le scarpe, si è tolto la maglietta e si è riaccomodato, proprio come avrebbe fatto chiunque di noi sul divano di casa, nel tentativo di abbassare per quanto possibile la sofferenza.
Il Var, implacabile, ha... guardato la televisione: le immagini di Van der Poel sono state diffuse in diretta ed è scattata la multa di 500 franchi svizzeri.
Chissà se qualcuno, ai piani alti e ben forniti di aria condizionata di Aigle, ha mai considerato che il ciclismo non ha gli stessi tempi di altri sport e che l'attesa sulla hot seat può durare delle ore? E che su quella sedia negli anni abbiamo visto gente cambiarsi, mangiare, bere, addormentarsi, annoiarsi, sbadigliare (l'immagine! chissà perché non li hanno multati...), ricevere amici, imbacuccarsi per il freddo, battere i denti e via elencando.
La domanda nasce spontanea: «Ma siamo sicuri che così si salvaguarda l'immagine del ciclismo?».