Una vecchia casa. L’ultima del paese prima della campagna. Cinquant’anni fa. Adesso, ripensata, restaurata, rinata, è una nuova casa. La casa dei ciclisti.
Borgo Tiralento è il secondo capitolo del progetto di Gianni Traini a Grottazzolina. Se per la manifattura battezzata semplicemente Tiralento il luogo della sede non è poi così importante per i clienti (l’importante è lo studio, la ricerca, la cura), per la casa battezzata Borgo Tiralento il luogo è addirittura decisivo. Nelle Marche, a una decina di chilometri da Fermo, su uno strappo, a due passi dal centro storico, lo sguardo che dalla collina si perde sul mare. Una base di partenza-e-arrivo ideale per esplorare, visitare, vivere in bicicletta. Marche significa muri e valli, centri storici e mete artistiche, mare (Adriatico) e monti (Sibillini), mangiare e bere come si deve anche a chilometro zero.
Cinque appartamenti (che portano i nomi delle quattro persone più importanti e quello di una… malattia), i due al pianterreno (Vruno e Midì) fino a quattro persone, quello al primo piano (Trainite, la malattia) fino a sette persone, i due al secondo piano (Mondo e Colonna) fino a cinque persone, totale fino a venticinque. Ciascun appartamento con bagno, cucina, soggiorno, elettrodomestici. Poi ci sono anche altri spazi comuni: parcheggio (chiuso), ciclofficina (manutenzione e lavaggio bici), garage (un box per ogni appartamento), una sorta di salotto con libri, dischi, memorabilia, sempre anni Settanta, come il televisore Brionvega 26 pollici del 1979 o come il Totem di Mario Bellini del 1971 o come la lampada Flos disegnata da Achille Castiglioni. Tutto, ma proprio tutto, salvando quello che c’era da salvare nella tradizione e nei materiali, dal pollaio al cortile, dagli ulivi all’orto, tanto che si può anche mangiare, bere e condire quello che qui nasce e cresce, e ancora dalle amache agli oggetti contadini nell’aia, dalla stadera alla falce, ogni oggetto ha il suo significato e la sua storia, il suo perché.
E non è tutto. La jacuzzi nel giardino, la saletta e il lettino per i massaggi, la possibilità di organizzare uscite guidate, noleggiare bici da corsa, elettriche e mountain bike, ricaricare batterie, acquistare abbigliamento e scarpe create e firmate Tiralento. Previste convenzioni (con ristoranti e pizzerie) e facilitazioni (per associazioni, gruppi e squadre). “La nostra bussola è stata la memoria – è la filosofia di Gianni Traini -, la nostra meta è stata il recupero”. Ogni dettaglio è in tema: le fotografie in bianco e nero da Taccone a Bitossi, gli acquerelli e le chine, le stampe d’arte di Michele Rocchetti.
E’ un sogno? O è un miraggio? E’ un successo? O è una scommessa? E’ come se Traini, nel mezzo del cammino della sua vita, si sia finalmente concentrato su quanto lo appassioni, un modo, uno stile, una filosofia, uno spirito, una coerenza. Rischiando. Tanto da affidarsi non a piattaforme digitali globali, ma all’antico passaparola, e confidando nel dialogo, domande per poter descrivere, richieste per poter spiegare, esigenze per poter prodigarsi. Ciclista in difficoltà? Pronti, via, assistenza immediata con il pulmino.
E se fosse tutto un gioco? Non si smette di giocare perché si è vecchi, si sa, ma si diventa vecchi perché si smette di giocare.
(fine della terza puntata – fine)
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.