Oggi al traguardo di Saluzzo tutti aspettavano Elisa Longo Borghini, c’erano i tifosi, i massaggiatori, gli amici, i giornalisti e il marito Jacopo, tutti incollati al televisore per supportarla. Quando ha tagliato il traguardo l’emozione è stata generale, gli abbracci, i pianti, una vera e propria liberazione, come un urlo al cielo per dire “Elisa è tornata”.
Quando l’avevamo sentita all’inizio del Giro le certezze erano poche e i dubbi tanti, la consapevolezza di venire da un periodo complicato, un aprile da dimenticare ma da cui ne è uscita ancora più forte. L’emozione è palpabile, accanto a noi c’è Vittoria Ruffilli che quei mesi difficili li ha vissuti al suo fianco dandole un ulteriore motivo per non mollare .«Quegli occhiali che ha Elisa oggi le li ho regalati io» ci dice prima di andare ad abbracciarla e scoppiare insieme a lei in un pianto. Non c’era modo migliore per la Longo che lasciare il suo segno al giro, nel suo Piemonte, davanti al suo pubblico. «Non è stato un periodo semplice né per me, né per le persone che mi stanno intorno. Quando un’atleta sta male non è facile gestire e emozioni e guardare le corse in tv è abbastanza deprimente. C’è stato un momento in cui mi sono vestita per andare in bici, mi sono messa le scarpe, ma poi seduta a terra mi sono detta “oggi no”. Ho dovuto ricominciare da zero, facevo fatica a fare anche un’ora e mezza di bici e mi sono posta tante domande, più volte mi sono detta che da essere umano non mi meritavo tutto quello, ma non potevo mollare, dovevo ripartire a tutti i costi. »
È stata una giornata folle in tutti i sensi. Una tappa che nemmeno il migliore degli indovini avrebbe potuto prevedere. Scatti contro scatti, una sorpresa dietro l’altra in cui però Elisa ha sempre avuto un obiettivo chiarissimo: vincere. «Questa mattina non avevamo fatto grandi piani e l’attacco è nato nel momento stesso in cui l’ho messo in campo. Oggi volevo solo vincere la tappa, non so come ma dovevo riuscirci. Sulla salita di Montoso ho visto mio marito Jacopo e gli ho detto che avevo voglia di attaccare, ma farlo in quel punto era solo da pazzi. Poi è partita Antonia e ho deciso di seguirla, dopo tutto non avevo niente da perdere. Ero settima in classifica, se non venivo al Giro per vincere la generale dovevo almeno riuscire a vincere la tappa, il resto non contava. Quando ho capito che dietro sarebbe rientrata vollering ho pensato che sarebbe stato più intelligente aspettarla, sicuramente avrebbe tirato dritto, lei voleva vincere il Giro e io la tappa e credo che sia stato uno di quei casi in cui era necessario mettere da parte le rivalità e collaborare» ha spiegato Elisa che dopo il traguardo ha ricevuto un grazie dalla vincitrice del Giro Demi Vollering. In quel ringraziamento c’è più di un passaggio di consegne, l’intelligenza di due campionesse che hanno saputo mettere da parte la rivalità per vincere entrambe e per stravolgere totalmente la corsa rosa.
L’emozione negli occhi di Elisa è più che evidente, c’è la determinazione che l’ha sempre distinta, ma quella leggerezza d’animo che ha riacquisito con la vittoria e con un vero e proprio pianto liberatorio. «Mi sento leggera nell’animo e nel cuore, ma non perché sono tornata a vincere, ma perché ho dimostrato il mio vero valore. Credo che sia proprio questo che faccia veramente felice una persona, non solo nello sport ma anche nella vita. Oggi avrei potuto arrivare seconda e sarei stata contenta comunque perché ho lottato, ho dato tutta me stessa. Non voglio essere la numero uno per essere la numero uno, ma perché sono riuscita ad esprimermi al 100%. Il risultato è una cosa che rimane su carta, ma la soddisfazione personal è impagabile. » conclude la campionessa italiana che si concederà i più che meritati festeggiamenti con la sua famiglia e con la sua squadra. Solo dopo verrà il tempo di pensare al futuro, ai campionati italiani, all’altura, al Tour , a tutto quanto. Ora Elisa vuole godersi ogni momento.
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