C’è un aspetto sul quale Alberto Bettiol insiste subito e ci tiene tantissimo a dirlo: «Io ho vinto perché sulla bicicletta metto il sentimento. Oggi ho vinto perché come tutti mi sono impegnato nei mesi scorsi, ci ho messo l’anima. Viviamo in un ciclismo fatto di calorie, di numeri, di watt e controwatt, però penso che ho vinto con l’istinto, nessuno dall’ammiraglia mi ha detto di partire e di andare in fuga, l’ho sentito e mi sono detto ‘faccio qualcosa, ci provo». Il campione fiorentino dell’Xds Astana continua così: «Mi considero giovane anche se ormai sono over 30, e gli over 30 nel ciclismo di oggi sono considerati vecchi, ma io mi sento ancora il più giovane di tutti. Io vinco così, non mi toglieranno mai dalla testa che nel ciclismo il fattore umano prevarrà sempre, altrimenti non sarebbe così bello e popolare, altrimenti saremmo tutti ingegneri informatici. E a me quel ciclismo non piace: a me piace l’emozione, la passione, l’istinto e anche un pizzico di follia».
Si parla tanto di intelligenza artificiale nel ciclismo.
«Se io avessi usato l'intelligenza artificiale, oggi non partivo neanche: purtroppo, è arrivata anche nel ciclismo, nelle tattiche delle gare e delle squadre, ma secondo me in questo sport puoi mettere tutta l'intelligenza artificiale, gli algoritmi che vuoi, ma spesso sbagli. Qualcuno mi ha descritto come un corridore romantico e a me piace molto questa definizione. Sono un po' così, insomma, istintivo, a volte sono un po' cazzone, ma poi quando arrivano queste tappe, questi momenti all'arrivo, con la famiglia, gli amici, mio fratello che erano 6-7 mesi che non vedevo, e mio papà, mia mamma, la famiglia di Lisa, non ci sono parole. Ecco, ti dimentichi di tutto e se per vivere giornate come queste devi scontare il fatto di vincere una volta ogni due anni, allora chi se ne frega, non va bene così».
Vinci poco ma bene.
«Sì, è vero, non posso dire che ho grandi successi, però ho vinto la gara più bella del mondo, che è il Giro delle Fiandre, ho vinto la gara più antica del mondo, che è la Milano-Torino, e ho vinto adesso due tappe della corsa più bella del mondo per un italiano, che è il Giro d'Italia. E soprattutto ho vinto nella vita perché, e questo me lo ricordo sempre, sono fortunato ad avere una famiglia che mi supporta da sempre, da quando vado in bicicletta mi ha cresciuto con dei valori e sono fortunato perché durante la mia carriera da ciclista ho conosciuto persone incredibili, che hanno scritto la storia: senza il ciclismo non li avrei mai potuto conoscere. Io non leggo molto sui social, ho un'agenzia che fa tutto, però purtroppo viviamo in questo mondo fatto di persone che esprimono la loro opinione, ma io cerco sempre di ricordarmi quanto sono fortunato. Cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e sinceramente non mi importa se ho vinto poco. Posso dire di aver vinto il campionato italiano nella mia città, di aver dedicato la vittoria di oggi a uno dei miei allenatori (Marcello Massini, ndr) che è venuto a mancare poco prima del Giro, gli avevo parlato a telefono e riusciva a malapena a parlare. Queste alla fine sono le cose che importano».
Un Giro eccezionale per la tua Xds Astana: due tappe, con quella di Ballerini a Napoli, e due giorni in rosa con l’uruguaiano Silva.
«Ho dei compagni di squadra fantastici, sicuramente non smettiamo di stupirvi perché c'è veramente un bel clima in squadra, il personale si fa un bel mazzo però noi siamo bravi a ripagarlo. Mi dispiace tanto per Ballerini che ieri è caduto ed era dispiaciutissimo, ma gli abbiamo chiesto di venire comunque a Roma perché ha vinto una tappa bellissima a Napoli».
Parliamo del finale di tappa.
«La salita la conoscevo a memoria, l'ho provata diverse volte, sono sincero, e poi il compagno della mamma della mia ragazza (Lisa, ndr) mi ha mandato tante volte il filmato, la famiglia di lei l'ha fatta anche pochi giorni fa in macchina, insomma, volevano veramente che io facessi bene. E poi ho agito un po' di istinto, ci ho provato in cima, ho voluto anticipare la discesa e sapevo che Leknessund avrebbe fatto fatica a seguirmi, insomma non è Van der Poel».
Quanto sei felice?
«Io sono felice di quello che sono, è giusto che mi criticate, io non dico niente. Sto facendo il mio percorso, la mia carriera, con tutte le difficoltà, ma cerco di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, quello che ho fatto. Insomma, ci sono corridori che hanno vinto miliardi di corse, ma non hanno mai vinto una classica Monumento. Quando vado alle corse, io sono spensierato. Oggi qui c’era il mio fan club impazzito, avevo giusto un po' di pressione addosso. A me piace avere pressione, a me la pressione non mi distrugge, mi carica. Spesso critico anche un po' la mia squadra perché mi mette poca pressione. Giornate come queste, ripeto, ti fanno dimenticare di tutto, se andiamo un po' nello specifico io ho perso una tappa al Tour de France del 2022, ecco, quella mi sarebbe piaciuta vincerla però d'altro canto se penso che ho vinto, ripeto, la gara più bella del mondo, e ho vinto il campionato italiano a casa mia... Ma in questo ciclismo nessuno vive di ricordi, andiamo a mille, lo ripeto, facciamo fatica a goderci le nostre vittorie, a goderci tutto. Facciamo una vita molto programmata, tante cose una dietro l'altra, e quindi quando ci sono questi momenti che la vita ti regala, te li devi godere».
Com’è il tuo rapporto in gruppo?
«Io cerco di essere sempre un esempio per i giovani, e mi arrabbio con qualche mio collega che non saluta i bambini, che non saluta gli amatori. Insomma, noi dobbiamo essere da esempio e quando sbagliamo dobbiamo chiedere scusa, altrimenti Strava o non Strava, e già questa parola mi fa arrabbiare anche se va molto di moda, non ci siamo. Ho scoperto prima della cronometro che il meeting dei giovanissimi sarà in Toscana a Viareggio, e ho fatto un video per loro. Dico sempre ai ragazzini di divertirsi, che non venga mai a mancare il divertimento, indipendentemente dal risultato. Io mi arrabbio quando vedo l'agonismo tra i bambini. I giovanissimi dovrebbe essere la categoria proprio del divertimento. Io ho questo ricordo bello della categoria dei giovanissimi, proprio il divertimento e basta. Poi non importa se vinci o non vinci, c'è tempo per impegnarsi e per guardare Strava, i watt e tutto quello che vuoi».
Com’è cambiato il ciclismo in questi anni?
«E’ cambiato, è cambiato proprio il ciclismo con Pogacar. Tadej ha spostato veramente gli equilibri. Io penso sempre al Giro delle Fiandre come esempio. Continuiamo a migliorarci, quest'anno io andavo molto più forte, numeri alla mano, di quando l'ho vinto, però sono arrivato oltre la ventesima posizione. Se parli con gli uomini di classifica, con Caruso che è un mio caro amico e a volte gli chiedo quanti watt fa per chilo, un corridore espertissimo come Damiano ti dice che va molto più forte di dieci anni fa. In questo ciclismo ti devi migliorare anno dopo anno, se rimani come l'anno prima non riesci ad arrivare davanti. Tadej sicuramente è stato l'artefice di tutto, perché ovviamente non puoi portarlo nella salita finale, non puoi portarlo nello strappo finale o nel Muro finale, e quindi le corse si aprono prima. Il povero Remco (Evenepoel, ndr) ha avuto la sfortuna di nascere più o meno come lui, altrimenti sarebbe stato un corridore clamoroso».
Sei un grande appassionato di volo, come Bettini. Hai volato con le Frecce Tricolori.
«Sono salito con loro l'anno scorso, sono persone fantastiche, potrei stare qua a parlare delle Frecce e dell'Aeronautica Militare per tutta la serata Sì, sono un fan dell'aviazione, sono un fan delle Frecce Tricolori, sono un fan del mondo proprio degli aerei. A volte le persone più vicine mi dicono che sono più appassionato al volo che al ciclismo, però ci sono tanti aspetti in comune. E se ci saranno le Frecce a Gemona del Friuli, le guarderò cercando di non cadere, perché comunque in bicicletta si va forte».
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