È un’ambizione neanche troppo velata quella che alberga nel cuore di Wout Poels. Presentatosi al via di questo Giro d’Italia (il quinto della carriera) con un’affermazione al Tour de France e una alla Vuelta España già in tasca, il veterano olandese non vorrebbe infatti lasciarsi sfuggire la possibilità di entrare, grazie ad un successo da qui al 31 maggio, nel ristretto club dei vincitori di tappa in tutte e tre i Grandi Giri del calendario.
Per il trentottenne di Venray, teoricamente all’ultima stagione da professionista, raggiungere tale traguardo significherebbe verosimilmente porre la ciliegina sulla torta di una carriera decisamente ricca di bei momenti in cui, tanto in prima persona quanto in appoggio ai propri capitani, è riuscito in più occasioni ad assaporare il dolce sapore della vittoria.
L’ultima, in ordine cronologico, potrebbe concretizzarsi nei prossimi giorni quando, con indosso la maglia della briosa Unibet Rose Rockets, indovinando la fuga giusta e mettendosi nelle condizioni di lottare per il ventisettesimo sigillo da pro’ potrebbe centrare un risultato dal peso specifico non indifferente dato che, oltre a permettergli di completare l’ambita trilogia, lo renderebbe allo stesso tempo il vincitore più anziano di sempre nella storia della Corsa Rosa.
Wout, cosa rappresenterebbe un successo al Giro per un corridore come te che si è già tolto così tante soddisfazioni in carriera?
“Salutare con una vittoria in tutte e tre le grandi corse a tappe sarebbe davvero bello e non nascondo che è un obiettivo importante per me”.
Nei Grandi Giri sei solito salire di colpi man mano che la corsa si avvicina alla sua conclusione: in base alle sensazioni avute finora, pensi possa accadere anche questa volta o no?
“Lo spero. Chiaramente sono più vecchio rispetto agli anni passati, ma penso che la mia forma attuale sia davvero buona. La prima settimana è andata molto bene, anche mercoledì avevo buone sensazioni per cui non vedo l'ora di disputare questo weekend e poi la terza settimana. Mi auguro di poter fare un piccolo passo in avanti a livello di condizione e che gli altri, al contempo, calino un filo”.
Il tuo è un team chiaramente orientato sulle volate di Groenewegen quindi che tipo di supporto riceverai nel corso delle frazioni conclusive?
“In pianura potrò contare su un buon aiuto da parte dei ragazzi per cercare di entrare nelle fughe, poi in salita ovviamente me la dovrò cavare da solo ma lì, alla fine, è sempre una battaglia uomo contro uomo. In generale, penso che ci sia davvero un’ottima coesione qui con Dylan e tutti i ragazzi: ognuno fa un ottimo lavoro e questo dà grande motivazione”.
Ti aspettavi e vi aspettavate originariamente di poter contare anche su Victor Lafay per questo Giro?
“Penso fosse indisponibile già ad inizio anno…Non so esattamente cosa abbia, ma di sicuro è un peccato che non sia qui perché è un ottimo corridore. Purtroppo, è andata così e ora siamo qui con questo gruppo”.
Parlando in generale della squadra, hai corso per team molto importanti in passato: in cosa differisce la Unibet Rose Rockets dalle formazioni con cui ha corso gli anni scorsi?
“Non è una squadra World Tour perché non ha lo stesso budget e quindi lo stesso numero di membri nello staff ma tutti cercano comunque di dare il meglio che possono e questo lo sapevo fin dall’inizio. È anche vero poi che non mi aspettavo che avremmo preso parte a un Grande Giro quest’anno e invece ci siamo riusciti…In sostanza, non saremo una squadra World Tour, ma non è una vergogna, anzi penso che qui stiamo dimostrando quanto valiamo e questo è ciò che conta”.
Cosa ti ha sorpreso di più?
“Penso i mezzi e materiali che abbiamo: dai gruppi SRAM alle ruote Vision, sono tutti davvero ottimi. A parte questo direi l’organizzazione con tutte le persone in ufficio che collaborano col team”.
Com’è avere Bas, Devin e Josse come capi?
“Sono ragazzi davvero simpatici. Ho molto rispetto per come hanno avviato la squadra, partendo dalla realizzazione di video su YouTube per arrivare ad avere un team professionistico e, ora, a partecipare al loro primo Giro d’Italia. Credo che non si possa che avere grande stima per quello che hanno fatto: spero che la squadra possa davvero fare un bel salto di qualità e crescere ancora”.
È questa un’esperienza che in qualche modo ti sta ringiovanendo e potrebbe portarti a valutare di allungare ancora la tua carriera?
“Come ho detto qualche giorno fa, al 90% smetterò, ma non chiudo totalmente la porta a una possibile prosecuzione. Se la squadra infatti reputerà che possa produrre dei vantaggi farmi fare un altro anno, allora potrei prendere in considerazione di continuare a correre. Alla fine, ora mi sto godendo le corse e quindi è più facile pensare: “Oh, posso correre un’altra stagione”. È anche vero in ogni caso che, settimana scorsa, avevo così tanto freddo che a un certo pinto mi sono detto “Devo farla finita con questo”, quindi a volte provo ancora sentimenti contrastanti. Ad ogni modo, prima di pensare al futuro, devo provare a vincere una tappa qui”.
So che se Dylan avesse vinto la prima tappa, lui, Devin, Bas e Josse si sarebbero dovuti fare un tatuaggio insieme. Avete programmato qualcosa di simile con la squadra in caso di vittoria?
“Ah, io non ero parte di questo accordo e non sono un fan dei tatuaggi. Loro possono farsene quanti ne vogliono, io di sicuro non ne farò”.
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