Remco EVENEPOEL. 10 e lode. Non è mai facile vincere con i favori del pronostico. Non è mai facile vincere nemmeno per un fuoriclasse come lui. Vince nettamente lo sprint finale con Skjelmose, dopo aver controllato e non dominato una corsa che è stata fatta da altri, ma il 26enne belga ha il grande merito di aver sempre controllato con assoluta lucidità. Due mesi di astinenza, ma questo successo annunciato, dichiarato e voluto è più che meritato. Corridore cecchino, soprattutto se mancano quei due/tre là. Ma va detto: Remco fa parte di questa dinastia pazzesca di fuoriclasse. Forse correrà la Freccia (deciderà domani), per preparare la sfida tra titani nella Decana delle classiche, quella Liegi che domenica chiuderà la primavera delle classiche, ma è apertissima allo spettacolo.
Mattias SKJELMOSE. 8. Sa che deve marcare l’oro di Parigi, sa che non gli può concedere nulla, invece gli concede la volata, lasciandoselo alle spalle nella volata finale. Dopo il successo di un anno fa, un podio di assoluto prestigio, alle spalle di un fuoriclasse che sa sempre quello che si deve fare.
Benoit COSNEFROY. 7. Anche lui ha un compito semplice, ma non scontato: chiudere in zona podio e sul podio alla fine ci arriva.
Romaine GREGOIRE. 7,5. Sul Kruisberg a 42 km dal traguardo apre lui le ostilità. Anticipa Evenepoel, che vorrebbe spaccare il mondo, ma è il transalpino della Groupama FDJ a far saltare il banco. Poi, però, sul Cauberg non tiene il passo di Skjelmose e Evenepoel. Perde contatto, ma resta lì in zona.
Emiel VERSTRYNGE. 6. Il 24enne belga si tiene sempre nelle zone alte e lì resta.
Mauro SCHMID. 6. Corsa di sacrificio per portare a casa dei punti Uci: missione compiuta.
Mauri VANSEVENANT. 5,5. Per quello che vale e per quello che sa fare, forse poteva sperare in qualcosa di più.
Albert WITHEN PHILIPSEN. 6. Non c’è tanto da fare gli stupendi, ma un piazzamento nei dieci, alla fine, non è poi così male.
Ewen COSTIOU. 6. Corsa di resistenza e resiste.
Marco FRIGO. 10. Corsa mostruosa, tutta con il vento in faccia. Non si risparmia il 26enne veneto della NSN Cycling Team che già dal chilometro 10 è in fuga e in fuga resta tutto il giorno. Viene ripreso da Remco Evenepoel, Mattia Skjelmose e Romaine Gregoire a 36 chilometri dal traguardo, dopo 211 chilometri di fuga. Non si perde d’animo, non perde le ruote, resta lì nel vivo della corsa con ostinata determinazione fino alla fine. Never say never: mai dire mai.
Filippo BARONCINI. 10. Che bello rivederlo in gruppo, che bello rivederlo là davanti a menare le danze. Dopo quello che ha dovuto superare, nella corsa più dura, quella di tornare alle corse dopo un incidente pauroso, mostruoso, drammatico. Qui ognuno ci ha messo del suo. Grandissimo Filippo, che ci ha messo l’anima. Mauro Gianetti, Andrea Agostini e tutto lo staff medico del team Uae. I medici che hanno messo a disposizione del ragazzo la scienza. È un successo dell’ospedale Niguarda di Milano, quindi di Gabriele Canzi, primario della chirurgia maxillo facciale, Davide Colistra, neurochirurgo, Valeria Terzi, rianimatrice della terapia intensiva, Giampaolo Casella, responsabile della struttura di anestesia e rianimazione, Pietro Giorgi, dirigente del settore di ortopedia e traumatologia, che si è occupato della schiena. Rivederlo in bici non era una cosa scontata; rivederlo competitivo è emozione pura.
Huub ARTZ. 8. Il ragazzo della Lotto Internarché prende a va dopo soli 10 km con il nostro Marco Frigo (NSN Cycling Team) e Filip Maciejuk (Movistar Team), Warren Barguil (Team Picnic PostNL), Xabier Mikel Azparren (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team), Joseba López (Caja Rural - Seguros RGA), Siebe Deweirdt (Team Flanders - Baloise), Valentin Retailleau (TotalEnergies) e Abram Stockman (Unibet Rose Rockets). Grande la corsa di Huub, che resta fino a 42 chilometri dal traguardo in compagnia del nostro Frigo, l’ultimo ad arrendersi. Poi finirà per le terre travolto da Matteo Jorgenson.