Dopo i primi tre anni da professionista trascorsi in maglia Solution Tech, Lorenzo Quartucci ha deciso questa stagione di dare un twist alla sua carriera volando in Spagna alla corte della Burgos Burpellet BH di Julio Andres Izquierdo, formazione ProTeam che non vantava italiani nel proprio organico dal lontano 2014.
Qui Quartucci ha scelto, a 27 anni compiuti, di ambientare la quarta (nonché prima all’estero) stagione da pro’ della carriera dove sarà chiamato ad eguagliare, se non addirittura a migliorare, i risultati ottenuti in un 2025 chiuso con una vittoria (al Tour of Thailand), quattro podi e quindici top 10 complessive, una missione questa che, lungo la strada, potrebbe portarlo a disputare tra qualche mese anche il primo Grande Giro della carriera.
Sull’argomento, ma anche su come stia procedendo l’ambientamento, sui punti e sulle persone che ha avuto modo di conoscere in questi mesi, abbiamo interpellato il diretto interessato al Tour of Hainan, corsa in cui, anche in virtù delle buone prestazioni del passato, Quartucci si è presentato con l’ambizione di ottenere un risultato di rilievo.
Lorenzo, facciamo un passo indietro: come è nata questa opportunità e come ti stai trovando?
“Mi trovo bene. Quello della Burgos è un ambiente famigliare e poi, essendo spagnoli, con la lingua è abbastanza facile. Mi avevano cercato già due anni fa ma l’anno scorso ho deciso di rimanere per il terzo anno consecutivo in Solution Tech che per me è sempre stata come una famiglia. Quest'anno abbiamo trovato il giusto accordo e, anche per provare a cambiare un po’ aria, ho firmato per loro”.
Le differenze a livello di ambiente, materiali e organizzazione, quali sono rispetto alla Solution Tech?
“Diciamo che più o meno, a grandi linee, lavorano tutti e due nello stesso modo. Certo, hanno altre bici, hanno altre ruote, ma sostanzialmente siamo più o meno sullo stesso piano”.
La Burgos ha ricevuto l'invito per la Vuelta e, a questo proposito, volevo chiedere se avete già accennato alla possibilità che tu ci possa andare o meno…
“Io sicuramente vorrei, però mi hanno detto che, trovandomi in una squadra spagnola, dovrò guadagnarmi il posto. Da parte mia quindi non potrò che cercare di fare tutto il possibile per ben figurare e portare al team punti e risultati: se in questo modo si concretizzerà l'occasione di andarci, ben venga”.
Ecco, hai accennato ai punti: la Burgos è una formazione che cura molto anche questo aspetto perché, come le altre squadre ProTeam, sa che essere nella top 30 del ranking a fine anno è fondamentale per essere invitati ai Grandi Giri. Avendo questo traguardo in mente, come avete deciso d’improntare la stagione con la squadra?
“Quest'anno ho puntato a fare gare di qualità un po’ più alta. La settimana scorsa, ad esempio, ero ai Paesi Baschi, all’Itzulia, da cui poi sono atterrato qua con l’idea di fare un bel risultato. Sicuramente adesso la questione punti è molto d’attualità perché tutte le squadre ambiscono a entrare nelle prime trenta per darsi la possibilità di accedere a un grande corsa a tappe e a questo la squadra tiene molto. In quest’ottica, è indubbio che i punti in palio qui a Hainan facciano gola a tanti ma, a parte ciò, bisogna dire che questa è comunque una gara organizzata molto bene, con bei percorsi e belle strade”.
Tu la conosci perché vi hai già partecipato due volte facendo anche piuttosto bene.
“Esatto, io sono stato qui nel 2023 e nel 2024 chiudendo sempre nei dieci in classifica generale, mentre l'anno scorso non sono venuto ma a vincere è stato un mio compagno nonché mio amico Tsarenko. Non nascondo che, anche questa stagione, tengo a fare ugualmente bene qua”.
Parlando di corse, sinora nel programma della squadra non sono state inserite corse italiane…
“Sì, la squadra non ha preso parte a gare in Italia per il momento ma mi hanno detto che, a fine stagione, faremo molte delle corse in programma tra settembre e ottobre. Ovviamente, io spererei di non farle perché questo significherebbe essere impegnato alla Vuelta ma, se non andrò in Spagna, chiaramente sfrutterò questa opportunità per correre anche in Italia”.
Trovi anche tu sia molto più stressante, rispetto a 3-4 anni fa, il clima che si respira a causa dell’esasperazione di certe situazioni e meccanismi?
“Sicuramente c’è molto più stress in corsa, non solo per la questione punti ma anche perché, ormai, tutte le squadre e i corridori bene o male si allineano e spesso arrivano a giocarsi una classifica generale per secondi o, come è accaduto a me l’anno scorso a Taiwan (dove arrivai quinto in generale con lo stesso tempo del terzo), per piazzamenti”.
Cosa ti dicono qui i direttori sportivi della Burgos, su cos’è che insistono maggiormente con un corridore con margini di crescita come te?
“A dire il vero in squadra non sono troppo insistenti nei miei confronti. Sanno che sono un corridore valido, pianifichiamo insieme le gare migliori da fare e cerchiamo, di conseguenza, di ottenere il meglio possibile dove decidiamo di andare”.
C’è qualcuno che ti ha aiutato a inserirti in particolare o con cui hai legato di più in questi mesi?
“Ho legato soprattutto con i ragazzi spagnoli perché molti sono della mia età o più giovani e comunque sono tutte delle brave persone”.
Non mancano però anche persone più navigate come Kudus che è qui ad Hainan con te…
“Senza dubbio. C’è lui, corridore di grande esperienza Jesus Herrada, Jetse Bol in ammiraglia ma anche Jesus Ezquerra che è stato otto anni in questa squadra e ora fa il direttore sportivo: sicuramente in questa squadra c'è molto da poter imparare”.
Il traguardo con cui saresti felice di chiudere la stagione?
“Indubbiamente vincere una corsa con questa maglia”.
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