Dopo quasi due mesi senza spillarsi il numero sulla schiena, Matteo Malucelli si appresta a riassaggiare il clima delle corse prendendo parte al Tour of Hainan, breve gara a tappe questa dove l’anno scorso ottenne il suo primo successo della stagione aggiudicandosi allo sprint la breve tappa inaugurale di Qionghai.
Sulla scia di quanto fatto nel 2025, il velocista forlivese dell’XDS Astana (vincitore a inizio anno di una tappa all’AlUla Tour) ha messo anche quest’anno nel mirino la corsa di apertura del calendario professionistico cinese, un appuntamento dove, vedendosela con una batteria di sprinter piuttosto in forma, cercherà di mettere a frutto l’intenso training campo svolto recentemente sull’Etna che, tra neve, freddo e corpose sessioni di allenamento, potrebbe indirizzarlo a breve verso nuove gioie personali.
Matteo, arrivi qui in Asia dopo aver trascorso un bel periodo sull’Etna: come è andata in Sicilia?
“Abbiamo fatto questa scelta a livello di programmazione principalmente perché nel mese di marzo e aprile in Europa soffro di allergia al cipresso e quindi non sono mai performante. Per questo motivo, abbiamo optato per fare un inizio di stagione abbastanza forte con Alula Tour e UAE Tour per poi staccare, andare in altura e lì preparare Hainan e magari un ipotetico Grande Giro, nel caso ci fosse la possibilità di farlo. Sull'Etna, il meteo non è stato tanto clemente (anche se è stato un po’ così dappertutto in Europa), ho avuto solo un leggero intoppo un giorno a causa di un virus ma, a parte quello, tutto sommato mi sono allenato bene. Qui fa decisamente più caldo, l'aria è più pesante e noi vedremo di farci trovare pronti per raccogliere qualcosa di importante”.
Hai accennato ai Grandi Giri e sappiamo che ancora ti manca disputarne uno. Il Tour of Hainan in quest’ottica potrebbe aiutarti a metterti ulteriormente in mostra e facilitare la tua selezione?
“Anche se non è ancora arrivata alcuna ufficialità, posso dire di essermi preparato svolgendo un tipo di lavoro volto a partecipare ad un Grande Giro che, nel caso, potrebbe essere il Giro d’Italia. Se poi la condizione in questa corsa si rivelerà buona come credo, le probabilità sicuramente si alzeranno, ma ad ogni modo tutto ciò che ho messo nelle gambe mi tornerà comunque buono per il resto della stagione”.
Siete un team kazako con interessi in Asia e in Cina in particolare: in un contesto come questo che tipo di pressione interna avete?
“È normale che quando corri in casa dello sponsor la pressione più grossa sia tu a mettertela o comunque l'ambiente in cui sei. Alla fine, capita la stessa cosa alle squadre francesi al Tour e a quelle italiane con il Giro. Per noi quindi è chiaro che, essendo Hainan la prima gara Pro Series dell'anno in Cina e una corsa che la scorsa stagione era sponsorizzata proprio da XDS, la pressione è più alta. Sappiamo comunque che, se facciamo le cose fatte bene e con il giusto criterio, dovremmo riuscire a essere protagonisti e portare a casa i nostri risultati, pur restando il fatto che vincere è sempre complicato”.
A maggior ragione se poi c'è una startlist come quella di quest'anno con dieci team professionistici e avversari che quindi dovrebbero essere di caratura leggermente superiore rispetto agli anni scorsi.
“Diciamo che quando in questo tipo di gare il livello è un po’ più alto, spesso per noi è meglio, perché la corsa viene con fatta con ritmi leggermente diversi e il controllo della gara non è più tutto sulle nostre spalle. È più facile trovare alleati (o anche nemici) lungo la strada che possono indurire la corsa e, così facendo, aiutare a far emergere quei corridori che hanno valori migliori degli altri, penalizzando al contrario coloro che invece, magari, si trovano a essere della partita o per fortuna o perché la corsa è venuta facile. Inevitabilmente, quando sale il livello degli avversari, aumenta anche la difficoltà nel vincere le corse, però questo fa parte del gioco”.
C'è qualcuno che guarderai con particolare attenzione?
“Ci sono diversi ragazzi veloci al via: sicuramente Salby che ha vinto tappe in Thailandia, Barbier che ha fatto lo stesso, Rajovic che qui l'anno scorso ha vinto…gli sprinter, insomma, non mancano. Mi auguro che nelle frazioni dal chilometraggio maggiore, oltre i 200 chilometri, le differenze fra noi potranno essere più marcate ma vediamo se sarà così o meno”.
Quest’anno hai fatto qualche cambiamento a livello di materiali e di scelte: le risposte che stai avendo sono positive e quindi le accortezze che hai preso le porterai avanti da qui a fine stagione?
“Nelle prime due gare che ho fatto, ad AlUla e all’UAE Tour, ho usato il nuovo assetto con cui mi sto trovando bene anche in allenamento, quindi credo che, se le cose continueranno ad andare come sono andate finora, potrà essere quello definitivo. Poi, ovviamente, cercheremo di migliorarci sempre a livello di materiali stando al passo con la tecnologia e le innovazioni (quest’anno, ad esempio, il telaio ha delle piccole differenze rispetto a quello del 2025 e sono arrivati nuovi componenti Vision), ma per quello che mi riguarda abbiamo fatto quei 2-3 accorgimenti che sembrano proprio abbiano dato i loro frutti”.
Quali nello specifico?
“Principalmente, per migliorarci, siamo partiti dalle pedivelle e, ancora prima, dalla necessità di avere una corona più grande. Per questo motivo, abbiamo accorciato un po’ le pedivelle e siamo passati così a un telaio S di una misura più grande rispetto a quello che avevo usato l’anno scorso. Le tre cose sono state quindi l’una la conseguenza dell’altra ma tutti i ragionamenti sono partiti dall’esigenza di usare un rapporto più lungo e spingere con facilità il 56, fondamentale oggi, considerate le velocità che si raggiungono, per essere competitivi in volata”.
Ti senti arrivato al top della tua parabola da corridore professionista o hai la sensazione che, invece, hai ancora tanto da dare e migliorare?
“Posso dire di non essermi mai allenato in vita mia come in questo ultimo ritiro che ho fatto sull’Etna. Mai nella vita. Ho fatto dieci giorni con dei volumi e delle intensità davvero importanti. Vedremo, se questo training camp mi farà migliorare ancora o non sortirà alcun effetto: se renderò meno di prima, vorrà dire che ho già trovato il mio massimo e dovrò essere bravo a rimanere al livello in cui sono il più a lungo possibile; all’opposto, se risultati e sensazioni miglioreranno, significherà che ho ancora del margine”.
L’obiettivo da qui a fine anno quindi qual è?
“Ormai non fissiamo più un numero di successi da ottenere. Certo, se facessimo un calendario orientato ad ottenere più vittorie possibili, potrei realisticamente indicare dieci come numero, ma siamo giunti al punto in cui credo sia più importante provare a migliorare questo score dal punto di vista qualitativo, puntando a qualcosina di meglio. La tappa vinta ad AlUla contro Milan, in questo senso, mi ha dato qualcosina che mi mancava: vediamo se da qui a fine anno saremo in grado di fare un ulteriore passo in avanti”.
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