L'ORA DEL PASTO. VIVIAN LAMARQUE, 80 ANNI DI ALLEGRIA IN BICICLETTA

EVENTI | 09/04/2026 | 08:10
di Marco Pastonesi

“In bicicletta / come bambini in bicicletta / come bambini su quella del padre / della madre giovani giganti seduti dietro o davanti a dire / oh guarda chi c’è saluta con la manina non mettere / i piedi nelle ruote, in bicicletta / con una mano con nessuna mano e a chi tieni / a chi tieni a Bartali a Coppi?”.


In bicicletta come Vivian Lamarque (nella foto, tratta dall’archivio di famiglia e pubblicata sulla rivista BC). Poeta, scrittrice, traduttrice, il primo Premio Strega per la poesia nella storia (nel 2023 con “L’amore da vecchia”), Vivian pedala con leggerezza verso gli 80 anni. Li compirà il 19 aprile, ma sarà già festeggiata sabato 11 alle 17 ad Ardea (Roma), nel Museo Giacomo Manzù. Vivian dialogherà con il poeta Claudio Damiani. E ci sarà l’esposizione di alcuni teatri in miniatura di Fernanda Pessolano ispirati a scritti di Lamarque come “Petruska – Dall’opera di Igor Stravinskij”, “Storia con mare cielo e paura” (Premio Inge Feltrinelli 2025), “La bambina bella e il bambino bullo e altri bambini e bambine” e altri libri che arricchiscono la mostra dedicata alle “Fiabe italiane – Teatro in miniatura” (opere di Fernanda Pessolano, testi di Lorenzo Cantatore, a cura di Fernanda Pessolano e Maria Sole Cardulli, aperta fino all’8 giugno 2026). L’ingresso è libero.


Fra Lamarque e la bicicletta è da sempre un grande amore: “A pedalare e rimanere in equilibrio mi insegnarono i cugini. Pedalavo sulla loro bicicletta, io non ne avevo una. E sempre lì per la prima volta, dal ciglio stradale vidi sfilare una gara ciclistica, una fila lunga lunga che non finiva mai, tutti applaudivano tanto, e allora applaudivo anch’io, e me lo ricordo ancora dopo una settantina d’anni. A scuola i bambini chiedevano sempre a chi tieni, a chi tieni? A Coppi o a Bartali? Al Milan o all’Inter? Rispondevo Coppi perché forse Bartali nemmeno lo conoscevo e rispondevo Juventus perché il babbo che avevo perso a quattro anni era piemontese e quella era sempre stata la sua squadra, e mi pareva di averlo più vivo se rispondevo così”.

Poi la bici da città: “Il salto avvenne molti anni dopo, ero scesa dalla bici verso i 15 anni e ci risalii verso i 30, perché a Milano, al QT8, non era ancora giunta la linea 1 della metropolitana e gli autobus non erano frequentissimi. Finché, con il nuovo millennio, diventata nonna, scoprii un diverso uso della bici: con la nipotina Micol nel cestino facevo lunghe… camminate… sì, camminate, non pedalavo, io e lei alte uguali chiacchieravamo benissimo, e nessun timore di cadere dalla bici con un carico così prezioso. Quando poi nacque Davide, doppi seggiolini sulla bici, e doppie chiacchierate camminando”. La sua bicicletta ideale? “Colore della bicicletta: non saprei, ma piena di fiori. Amo i fiori e le piante. Spesso raccolgo e trapianto. Ho il pollice verde. Tipo della bicicletta: bassa io, basse tutte le mie biciclette. All’estero me le noleggiavano sempre alte, faticavo tanto, a volte rinunciavo”. I suoi sentimenti in bicicletta? “L’allegria. Trasformava in piacere anche le mete più noiose, per esempio gli uffici postali, dove andare a fare la coda”.

La bicicletta, dunque, come poesia. E la poesia, dunque, in bicicletta.

“In bicicletta / come Jung in una foto del ’10 / in Italia con un grande cappello / su grandi ruote, in bicicletta / come il Dottor B.M. sulla sua Holland / a correre da noi rimasti senz’aria / come ruote bucate, in bicicletta / come me con i fiori nel cestino / l’infanzia se n’è andata in bicicletta / da un giardino”. https://www.youtube.com/shorts/qykUj0hjZR4


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