Ci sono traguardi che non si festeggiano sul podio, ma che raccontano più di molte vittorie. Nel corso dell’ultima edizione della Settimana Coppi e Bartali, terminata domenica 29 marzo, Emanuele Ansaloni ha superato un traguardo simbolico: oltre 1.000 chilometri di fuga in gare professionistiche. Simbolico, sì, ma tremendamente concreto, perché quei chilometri li ha percorsi tutti pancia a terra, vento in faccia, a volte da solo, sempre davanti al gruppo per dimostrare di meritarsi un’occasione.
Il dato è ancora più significativo se si considera che Emanuele Ansaloni, 26 anni da un mese, categoria Elite, un contratto da professionista non lo ha mai avuto. Eppure, quando è stato chiamato a confrontarsi con World Tour e Professional, non si è mai tirato indietro. Anzi, spesso si è messo davanti.
Di giornate di gara tra i professionisti ne ha sommate, e in dieci di queste giornate ha percorso oltre 100 chilometri in fuga: Campionato Italiano Elite, Trofeo Laigueglia, 2° tappa della Coppi e Bartali, Giro dell'Appennino e Giro dell'Emilia nel 2023; 4° tappa della Coppi e Bartali e GP Industria & Artigianato nel 2024; tre tappe della Coppi e Bartali nel 2026. Un ruolino di marcia su cui molti ciclisti professionisti, anche affermati, non possono contare.
Ogni volta che Ansaloni è entrato in fuga, i suoi compagni in gruppo non hanno preso vento. Ogni volta, la maglia del Team Technipes #inEmiliaRomagna Caffè Borbone è apparsa nelle dirette televisive quando le telecamere si accendevano o nelle sintesi della prima metà gara in differita. Ogni volta, ha fatto il suo lavoro: proteggere la squadra, dare visibilità agli sponsor, fare la gara con coraggio.
Alla Settimana Coppi e Bartali 2026 si è lanciato in fuga in tre tappe su cinque. Al termine dell'ultima, da Cormons a Gemona del Friuli, è stato premiato sul podio finale da Roberto Pella come più combattivo della giornata. Ha chiuso la settimana al secondo posto nella classifica dei Gran Premi della Montagna. Non male, in una gara professionistica, per uno che professionista non è.
Negli anni, Ansaloni ha vinto gare importanti: ad esempio Corsanico, Varignana, la classifica generale dell'Aziz Shusha in Azerbaijan. Nel 2022 era arrivato terzo al Campionato Italiano U23 a Carnago, dietro a Germani e Calzoni, con la gamba in crescita. Tre giorni dopo si ruppe la spalla in gara. Rientrò nella stagione successiva, ormai Elite. Ma non mollò.
Tra i professionisti, a volte ci è andato vicino. Al Giro di Sicilia 2023 attaccò a 2 chilometri dall'arrivo. Se avesse centrato il colpo grosso, forse, sarebbe cambiata una carriera. Ma il ciclismo non è una scienza esatta, è fatto anche di “forse”. E Ansaloni di “forse” ne ha collezionati parecchi, l’ultimo quest’inverno, quando la squadra che gli aveva promesso un ingaggio e un bel calendario internazionale ha chiuso i battenti.
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché un corridore così non ha ancora trovato spazio nel professionismo? Ansaloni non è un velocista che porta tanti punti in dote. Non è un passista puro. Non è uno scalatore leggero e scattante. È, semplicemente, un corridore completo, affidabile, generoso. Uno che sa quando attaccare, quando aspettare, quando sacrificarsi. Che non ha paura del vento in faccia, anzi. Uno che sa stare in gruppo, ma anche davanti. Non meno importante, uno che sa fare gruppo. Uno che i compagni rispettano, per lealtà e onestà.
Nel ciclismo moderno, sempre più orientato a numeri e valori, a prestazioni straordinarie all’età più giovane possibile, si rischia di perdere di vista corridori come Emanuele Ansaloni. Corridori che costruiscono valore, che leggono la corsa, che lavorano per la squadra senza mai sottrarsi. Anche quando le energie sono al limite. Anche quando le telecamere non li inquadrano ancora, o inquadrano altri.
«A dire la verità – spiega Emanuele Ansaloni - non ci avevo mai pensato: 1000 km in fuga sembrano pochi rispetto a quelli che facciamo in allenamento, ma in gara sono un numero incredibile. Non è mai facile andare in fuga, perché il gruppo non sempre lascia spazio: a volte serve anche un’ora a tutta, pancia a terra, solo per entrare nell’azione giusta del giorno. Ma questo è il mio modo di correre, quello che mi diverte di più: attaccare, provare a sorprendere. Spesso non basta per vincere, ma sempre aiuta i miei compagni dietro a stare coperti in gruppo, e quindi le occasioni cerco sempre di coglierle, o di crearmele. Non so dove mi porterà questa strada, ma quando sono in fuga le sensazioni sono uniche».
Con il Team Technipes #inEmiliaRomagna Caffè Borbone, squadra Continental nata nel 2019 da un'idea di Davide Cassani e presieduta da Gianni Carapia, Ansaloni ha esordito tra gli Under 23 e ha portato avanti la carriera anche a livello Elite. Sotto la guida dei direttori sportivi Francesco Chicchi, Michele Coppolillo, Mauro Calzoni e Andrea Gallo, con Gian Luca Giardini come project manager, si è sempre messo in evidenza come corridore da fuga e come riferimento per i compagni.ù
«Lele ha esordito tra gli U23 nell'anno in cui è nato il team - spiega il direttivo del team - e da subito si è fatto apprezzare per le sue qualità umane, oltre a essere diventato il corridore con più vittorie nella storia del team. Crescendo, anno dopo anno, si è sempre dimostrato un punto di riferimento anche per i compagni, in corsa e fuori, tanto da essere oggi quasi un direttore sportivo in corsa».
Mille chilometri di fuga. Dieci giornate pssate pedalando per oltre cento chilometri davanti al gruppo. Tre tappe in fuga nell’ultima edizione della Coppi e Bartali. Più forte del mal di gambe. E poi un secondo posto nei GPM e un premio per la combattività che vale più di altri traguardi. E ancora nessun contratto da professionista.
La domanda, a questo punto, non è se Emanuele Ansaloni meriti un'occasione. Perché sì, un’occasione la meriterebbe. La domanda è: c’è una squadra Professional disposta a dargli fiducia?
Perché il professionismo non può essere solo una selezione dei più forti. È anche uno sport che premia l’irrazionale follia di chi non ha paura di andare contro al vento, in direzione ostinata e contraria.
Ci sono corridori che sanno generare valore nel tempo, con qualità umane che possono renderli uomini squadra a cui i compagni non vogliono rinunciare. Emanuele Ansaloni è pronto. Manca solo qualcuno che gli dia la maglia giusta da indossare.
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