MOZZATO. «PER LA ROUBAIX CI SONO, MA IL GRANDE OBIETTIVO E' WEVELGEM»

PROFESSIONISTI | 22/03/2026 | 08:25
di Eros Maccioni

In gruppo non lo vedi, lui è di quelli che “limano” bene, mai una folata d’aria più del necessario, massima resa con minimo dispendio, senso innato della posizione. Poi, dopo 200 chilometri di freddo, vento, muri e pavé, arriva la volata dei migliori ed ecco spuntare dal nulla Luca Mozzato. Così ha vinto la Bredene Koksijde e la Binche Chimay Binche, così è arrivato secondo a un Fiandre, a una Tro-Bro Leon e a una Kint Classic, terzo a una Nokere. Il ventottenne vicentino, da quest’anno alla Tudor, ha aggiunto alla collezione l’argento alla 78^ Kuurne-Brussel-Kuurne, battuto dal nuovo uomo-jet della Visma, Matt Brennan. Non servono altre conferme, il corridore italiano più… belga che ci sia viene da Sarego.


“Il giorno prima alla Omloop per noi è stato tragico, sei caduti su sette corridori, fra cui io, metà di noi all’ospedale e Küng con il femore rotto. Alla Kuurne abbiamo dovuto resettarci mentalmente, il mio secondo posto e il terzo di Trentin ci hanno dato morale. Brennan in un arrivo così era imbattibile. Per quanto mi riguarda sono soddisfatto, il primo week-end di corse in Belgio è molto sentito dai corridori, c’è tensione, si sgomita molto”.


Brennan a parte, li hai tolti di ruota: è un Mozzato più potente rispetto agli altri anni?

“In termini di potenza credo di essere in linea con i miei valori, di sicuro quest’inverno ho lavorato in modo più specifico sulle volate: più palestra e allenamenti dedicati ogni due-tre giorni. Il tempo dirà se ho fatto bene, l’inizio sembra incoraggiante”.

Per uno abituato ad arrangiarsi avere Trentin al proprio fianco è un bel vantaggio…

“Matteo ha tanta esperienza e una grande capacità di leggere la corsa. Pochi sanno muoversi in gruppo come lui. Diciamo che è molto meglio averlo con sé che contro. Per me è un valore aggiunto. Oltretutto abbiamo una buona intesa, parliamo la stessa lingua, non di rado in dialetto…”

Cosa fa di te uno specialista delle corse del Nord?

“Sono le corse più difficili per molti motivi: il clima, il tipo di strade, il fango, il vento forte, i chilometraggi. Bisogna sapersi destreggiare fra tutte queste componenti. Se dovessi individuare il mio punto di forza direi la resistenza al freddo. L’ho dimostrato anche alla Omloop. Anche quando sono arrivato secondo al Giro delle Fiandre avevamo pedalato le ultime due ore con pioggia e un gran freddo”.

Secondo al Fiandre dietro Van der Poel è tanta roba, eppure Mozzato sogna Gand…

“Ho sempre pensato che la Gand-Wevelgem sembri disegnata apposta per me: qualche muro ma non durissima, il vento che la decide spesso. Per un motivo o per un altro finora mi è andata male, ma resta l’obiettivo centrale della mia campagna del Nord”.

E il Fiandre?

“E’ una corsa durissima, con una manciata di fuoriclasse che viaggiano a un livello superiore. Gli altri devono sfruttare le situazioni che si possono presentare, io sono fra questi”.

Dopo un 20° e un 21° posto, un pensierino alla top ten alla Parigi-Roubaix si può fare…

“Alla Roubaix sì, è una corsa più imprevedibile, te la puoi giocare. Tra l’altro entrambi quei piazzamenti sono legati a dei rimpianti, avrebbero potuto essere due risultati migliori”.

Spostiamoci più a Sud: la Sanremo proprio non ti piace?

“Ha detto bene Arnaud De Lie: con corridori come Pogacar e Van der Poel che utilizzano le squadre per fare tempi record sulla Cipressa, per quasi tutti gli altri la Sanremo finisce lì. A quel punto vado a fare una corsa in cui ho qualche possibilità (ndr, 7° alla Bredene Koksijde Classic)”.

Il suo principale è Fabian Cancellara, un gigante del pavé: che effetto le fa?

“Era il mio mito quand’ero ragazzino, oggi ho la fortuna di essere nella sua squadra. Il suo carisma è intatto, per me è ancora un idolo”.

da Il Giornale di Vicenza


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