Ci sono storie che il tempo non cancella, anzi ne arricchisce il valore ed il sapore, quasi come se quel velo di polvere fosse in realtà qualcosa che impreziosisce. C'è una storia che comincia il 19 marzo 1976, prima Milano-Sanremo trasmessa a colori dalla Rai per l'Eurovisione: Eddy Merckx vince per la settima volta. Sotto di lui, una De Rosa.
Fu proprio lui, il Cannibale a volere De Rosa, nel 1973. Merckx chiese che "la sua bicicletta fosse toccata solo dalle sapienti e ispirate mani di una delle persone più modeste e schive del mondo delle due ruote: Ugo De Rosa" e così fece il suo nome all'allora direttore sportivo della Molteni, Albani.
Sono passati cinquant'anni. Sono cambiati i materiali, le tecnologie, le velocità, le regole. La foto di quel giorno ha forse perso un po' della brillantezza dei suoi colori ma la gioia di Eddy non può essere cancellata. E con essa, resta per sempre nel ricordo chi a quel trionfo ha contributio.
«Sonop passati cinquant'anni da quel giorno ma noi siamo sempre qui - dicono con orgoglio in casa De Rosa, dove i figli e i nipoti di Ugo portano avanti proprio quella storia, scrivendone pagine sempre nuove -. Quest'anno la Classicissima torna a chiamarci, e noi rispondiamo come sappiamo fare, con la nostra idea di corsa addosso e il nostro blu negli occhi. La 70 DNA Blu sarà lì, con la Bardiani-CSF 7 Saber, a riaccendere nostalgia e aspettativa, orgoglio e rimpianto, euforia e attesa: un paradosso emozionale, come solo il ciclismo sa fare».
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