RWANDA RIECCOCI, TOUR MAGGIORENNE E UNA CORSA SPECIALE: DALLA GIOSTRA MONDIALE NON SI SCENDE

PROFESSIONISTI | 20/02/2026 | 09:10
di Aldo Peinetti

Dove eravamo rimasti? Al gran finale firmato cubitalmente TADEJ POGACAR, in capo ad una settimana iridata clamorosa e radiosa al tempo stesso, fatta di numeri memorabili dal punto di vista agonistico (citofonare Lorenzo Finn) e di una partecipazione di pubblico capace una volta in più di affermare quanta passione sportiva alberghi nel Paese delle Mille Colline.


Rieccoti Rwanda, riecco Kigali a segnare abitualmente partenza ed arrivo di una competizione mica sbucata dal nulla, perché diventa maggiorenne (18 edizioni) e soprattutto perché senza quella corsa a tappe neanche si sarebbe potuto immaginare, un giorno, di portare a latitudini equatoriali il primo mondiale di ciclismo su strada svoltosi in Africa. Insomma, quello rwandese si candida a diventare sempre più hub del pedale, articolando la propria strategia su linee guida orientare a sviluppare il legame tra ciclismo e promozione turistica, senza dimenticare gli sforzi indirizzati a diffondere l’attività giovanile.


Ci sarà modo per approfondire, facendo proprie le parole di Tgsabu Grmay, etiope che dall’alto della lunga esperienza nel World Tour, ricorda: “Il Rwanda è stato punto di svolta per molti atleti, un modello di come lo sport può aprire le porte al mondo”. Detto che per questa Nazione gli investimenti sul fronte sportivo sono sempre sotto lo stesso marchio presente sulle maglie dei principali club calcistici europei(Visit Rwanda sulla maglia del leader), la manifestazione non si è snaturata, orgogliosamente 2.1, classificazione che permette di dare spazio a compagini nazionali africane, squadre rwandesi, un qualificato gruppo di organici Devo in rappresentanza delle World Tour.

Due anni orsono, Blackmore vinse qui la classifica assoluta, poco prima di conquistare il Tour de l’Avenir. A Kigali, ora, lecito attendersi un percorso simile a quello effettuato dall’inglese da parte dei corridori che gareggiano nei ranghi di sviluppo del team Picnic Post NL, Lotto-Groupe Wanty, Movistar Team Academy, Soudal Quick-Step, NSN. Schierato con la maglia della Eritrea (anche Etiopia e Rwanda ai nastri), Henok Mulubrhan cerca un bis al Tour du Rwanda dopo l’acuto del 2023: per il portacolori dell’Astana sarebbe anche un risarcimento rispetto a quanto avvenuto lo scorso anno, quando il contestato annullamento dell’ultima tappa (Doubey ammutinato e trionfatore) tolse a Mulubrhan la vittoria conclusiva.

Nelle 8 frazioni da domenica 22 a domenica 1º marzo, il vagabondare per il Rwanda segue piuttosto fedelmente un percorso antiorario rispetto all’anno prima: ci sono new entry come Rwamagana, nelle province orientali e restano approdi classici, Huye, Rusizi, Rubavu, Musanze, Kigali naturalmente, con tanto di conclusione al mitico stadio Pelè, che ospitò già la prima e pionieristica edizione.

Per un Paese che si metteva alle spalle il Genocidio, preservando la memoria, il ciclismo ha avuto ed ha un valore salvifico. Al mondiale, gli stakeholder (UCI in primis) hanno assegnato il compito di affermare il ciclismo in tutto il Continente, sforzo immane, questo si, ma coerente con le iniziative volte a far crescere il numero di gare e la platea dei praticanti, attraverso il traino di un protagonista su scala mondiale come Biniam Girmay (qui rappresentato dal fratello Mewael).

Funziona così: gli organizzatori del Tour, supportati ancora una volta dall’expertise transalpino, sanno di far convivere felicemente l’attenzione ai dettagli d’allestimento in modalità da grande Giro insieme allo spirito d’adesione senza filtri, tradotto in file ininterrotte di spettatori ben oltre partenze ed arrivi. Il contapersone finirebbe per dare un numero in difetto. Rivedremo la parte moderna della Capitale, con traguardo analogo a quello iridato, ma il fondale nel quale pedalano i ciclisti è mutevole e sorprendente, pieno di spettacolari vedute che vanno da risaie e piantagioni di the, parchi naturali, il lungo litorale sul lago Kivu, le pendici dei vulcani in cui abitano i Gorilla. I concorrenti, nel dar vita a sfide serrate, si sentiranno attori di un grande spot turistico lungo 978 km e 16.174 metri di dislivello? Sì, ma sanno di prepararsi soprattutto ad un grande abbraccio corale.

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