QUESTIONE DI ABUSO

TUTTOBICI | 17/01/2026 | 08:43
di Pier Augusto Stagi

Il ciclismo come cavia, nel senso che per anni è stato - fin dagli anni Sessanta quando i controlli antidoping sono nati - studiato e indagato, inseguito e perseguito, alla fine anche dilaniato, spesso ingiustamente, se non altro perché non ha mai avuto protezioni di sorta: si è sempre andati dritto per dritto. I protetti? Il mondo del calcio, ad esempio. Non è un caso che il laboratorio dell’Acqua Acetosa sia stato chiuso per uno scandalo pallonaro: non facevano i controlli. Tenevano le ampolle di urine ad invecchiare manco fossero una Barbera o un Amarone. Poi c’è lo scandalo Balco e il recentissimo tsunami di Sinner, dove l’opinione pubblica si è subito schierata con il fuoriclasse altoatesino e i mezzi di comunicazione anche. Molti hanno gridato allo scandalo: lo proteggono! Io, in un mio vecchio intervento, scrissi immediatamente che avrei voluto vedere il nostro mondo mobilitarsi così in difesa di un nostro campione. Noi del ciclismo siamo molto più sbrigativi: lapidiamo l’atleta su pubblica piazza e amen. 


Il ciclismo ha fatto scuola, verso l’antidoping, verso la ricerca dei bari, su questo c’è una letteratura che ha fatto Cassazione. E non è un caso che da anni la scienza sia ormai molto più impegnata nell’antidoping piuttosto del contrario. L’unico esempio vero di scienza malvagia applicata al doping è il già citato caso Balco (Victor Conte, la mente di tutto questo): in quel caso avevano inventato degli ormoni simili a quelli umani e quello americano fu davvero uno dei casi più eclatanti e dolorosi nella storia dello sport. Chi dopa, da sempre, fa un conto molto banale: tiene presente la farmacocinetica. Quanto dura una sostanza nel sangue e quindi nelle urine? Questo il dilemma, per questo il ciclismo, e scusate se sono di parte, ha proposto i controlli a sorpresa, fuori competizione, per far fronte al problema. Ma non solo, ha poi proposto il limite del 50%, la tracciabilità dei tuoi movimenti (Adams) e tante altre cose: se lo sport oggi è più credibile, gran parte del merito è chiaramente del nostro sport. 


In questi giorni si è parlato molto di maschere ipossiche per la morte del biathleta norvegese Sivert Guttorm Bakken, così come dell’arenicola, un vermicello marino che trasporta più ossigeno dell’Epo, ma è più un gioco di prestigio che è un vero metodo doping, difatti la notizia risale a tre anni fa e questa storia dell’arenicola è già finita abbondantemente sotto l’arenile. Esiste, piuttosto, un’altra emergenza. O meglio, io la considero tale, non tanto perché ho la conoscenza per arrivare a tali considerazioni, ma perché ho le orecchie per ascoltare. In tutti gli ambienti sportivi è da tempo che si parla di uso e abuso di antidolorifici e antinfiammatori, sostanze eccitanti e stimolanti. È una piaga che riguarda tutto lo sport, e dico tutto: anche e persino la F.1. ne fa un uso spropositato. Antidolorifici e analgesici, caffeina e pseudoefedrina, che consentono di assorbire meglio la fatica e carichi di lavoro a gogo. Sia chiaro, non si tratta di prodotti vietati o inseriti nella lista antidoping della Wada (l’Agenzia Antidoping Mondiale) ma il punto è proprio questo: l’abuso.

Fino a qualche anno fa la caffeina si poteva assumere entro certe dosi, se si superava il limite massimo l’atleta era considerato positivo. Da oltre vent’anni è libera e ci sono oggi aziende di integratori che hanno in commercio prodotti che contengono fino a 180 milligrammi di caffeina. Tali abitudini e l’abuso di antidolorifici, analgesici, antinfiammatori, sostanze stimolanti ed eccitanti, stanno seguendo le leggi della gravità scendendo a categorie sempre più giovanili. Questo abuso è considerato da una bella fetta della comunità scientifica come estremamente dannoso per la salute e chi ha più conoscenze del sottoscritto ritiene che si sia arrivati a un punto di rottura: non si può più fare finta di niente. Non si può più tacere. 

Quindi, che fare? I grandi controllori, la Wada in primis, prendano atto di questa situazione e adottino le necessarie contromisure. Alcuni tipi di antidolorifici come la Codeina, un analgesico oppioide, perché devono essere assunti? A cosa serve ad un atleta? Contro l’abuso di caffeina, non sarebbe sufficiente tornare ad introdurre dei limiti? E tutte le sostanze e stimolanti contenute in moltissime bevande energizzanti vendute al supermercato? I quantitativi e la frequenza d’uso di queste sostanze sono il problema al limite della follia. Piuttosto che andare dietro al “verme” marino, perché non affrontare questa emergenza di cui non si parla, se non a bassa voce e in stanze ben protette tra gli addetti ai lavori, e non mi riferisco alla loro sterilità, ma all’omertà di chi le frequenta.

Editoriale, da tuttoBICI di gennaio


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COMMENTI
Abuso
17 gennaio 2026 09:55 Àaaaaaa
Discorso che e' presenta da sempre.
C'e' sempre stato, c'è ora e ci sara' sempre qualcuno disposto ad imbottirsi per migliorare.
Purtroppo il problema è l'essere umano, con il suo ego spesso smisurato.

considerazione
17 gennaio 2026 10:23 PIZZACICLISTA
Carissimo direttore se fosse così come lo descrive, il doping sarebbe molto semplice, purtroppo è molto ma molto diverso e complicato i dottori e solo certi dottori sanno come è la storia.........

È storia
17 gennaio 2026 12:17 PACORIDER
È nato prima il doping dello sport. Indistintamente dalla disciplina e questo lo sanno tutti. Potrà cambiare la sostanza, la modalità, ma non sparirà mai. E ciò che l'uomo atleta cerca da sempre, quindi inutile parlarne. Poi, ovviamente, giustissimo perseguire chi bara ma fine lì. Lo sport lo si ama con i suoi pregi o difetti....

Noi del ciclismo siamo molto più sbrigativi: lapidiamo l’atleta su pubblica piazza e amen.
17 gennaio 2026 12:24 Hal3Al
Giusto,siamo il capro espiatorio dello sport.

Hal3Al
17 gennaio 2026 13:56 Cicorececconi
Abbiamo campioni nell'esaltare all'impossibile.
Poi, se per caso salta fuori la magagna, questi si trasformano nei primi lapidatori.
La storia di Pantani insegna.
Osannato e poi buttato.

Caffeina
17 gennaio 2026 14:19 Craven
2026 in tema di doping e si parla di caffeina? Ma dai. Manco nel 1930. Tanta gente neanche va più a correre vedendo a che punto siamo arrivati, partendo proprio dalle giovanili ma nessuno vuole metterci becco come sempre.

Cicorececconi
17 gennaio 2026 17:51 Hal3Al
Vero,purtroppo.

Pantani
17 gennaio 2026 19:54 Idem71
È bene ricordare che, ufficialmente, non fu MAI trovato positivo

Allevamento
17 gennaio 2026 20:48 Miguelon
Nella sabbiera ho un allevamento di arenicola.🪱🪱🪱🪱

Sinner
17 gennaio 2026 21:38 Stef83
Preso positivo 2 volte....lasciato giocare(e vincere) per 1 anno...poi sospeso per 3 mesi(tre....)a cavallo degli slam...!Trovatemi un ciclista che ha avuto lo stesso trattamento di favore....

Vergini
17 gennaio 2026 23:18 Ricky69
È facile essere vergine in un convento, difficile in un borsello.....

Vergini
17 gennaio 2026 23:19 Ricky69
È facile essere vergine in un convento, difficile in un bordello

@Stef83
17 gennaio 2026 23:44 VanDerPogi
Partendo dal presupposto che sono d'accordo con te, occorre un distinguo:
- Se un ciclista mediocre prende EPO, vince il Tour de France
- Se un tennista mediocre prende trofodermin, non vince Wimbledon

Il ciclismo è al centro della lotta al doping perchè in nessuno sport come il ciclismo può fare una differenza così grande anche in minime quantità

Vanderpogi
18 gennaio 2026 13:09 Stef83
Sicuramente,però la normativa prevede la positività alla sostanza,non alla quantità,come ci vogliono far credere con Sinner,e soprattutto,si è mancato di rispetto a tutte quelle persone prese positive al Clostebol,che comunque si son fatte minimo 1 anno di squalifica,e sospensione immediata!!!
Con Sinner,da Atleta sottoposto a molti controlli,mi sono sentito veramente preso per i fondelli....

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