L'ORA DEL PASTO. LA FIGURINA DI BICICLI, IL MIO (IL NOSTRO) BICICLETTA

NEWS | 17/12/2025 | 08:18
di Marco Pastonesi

Biondo, la riga a destra, i capelli corti, pettinati, con un’onda. Ala destra, numero 7, più centrocampo che attacco, tant’è che segnava poco, ma dava una mano – gambe, polmoni, cuore – ai compagni, allora si diceva ala tornante. Era nato a Crema, due scudetti nell’Inter quando gli allenatori erano Alfredo Foni e Helenio Herrera, una Coppa dei campioni sfiorata quando fu chiamato a sostituire l’insostituibile Luisito Suarez. Poi venne Jair, e ciao, passò al Genoa. E’ lì che lo ricordo, anche in figurina, la casacca a scacchi rossoblu, lui sorridente. Tre campionati, otto gol. Fu facile soprannominarlo, anche per la velocità con cui sgambettava sulla fascia, Bicicletta.


Ritrovo Mauro Bicicli in un libro che, da irriducibile genoano, non potevo non acquistare. S’intitola “Genoa le figurine storiche”, lo hanno composto Fabio Coscia e Giorgio Frulla e lo ha pubblicato Galata (130 pagine, 20 euro). E’ come un album di famiglia, volti che riemergono, nomi che riappaiono, busti che non si dimenticano, ricordi che non si cancellano. Come zii, cugini, antenati, parenti. Storie d’amore, in questo caso mai abbastanza ricambiate (si dice: sei genoano e vuoi anche vincere?, sei genoano e pretendi di non soffrire?), perciò una storia d’amore sbilanciata, una sorta di debito, quello di tenere a una squadra che da oltre cento anni aspetta uno scudetto per conquistare la stella, e che invece oscilla in un precarissimo equilibrio fra spiragli di luce e il terrore del precipizio, fra momenti di gloria e l’incubo del fallimento.


Le figurine – c’erano anche quelle del ciclismo, magari inserite nella collezione dedicata più in generale ai campioni dello sport – continuano a popolare la nostra mappa sentimentale familiare. Eroi anche quando non ne vincono una, idoli anche quando scoperti in flagranza di reato, protagonisti anche quando finiscono in panchina o in tribuna o sul camion-scopa. Non c’erano soltanto le figurine Panini, ma anche Elah, Caffè Lavazza, Mira, Sidam, Fidass e Distillerie Cherry Reatto, quelle che sul retro avevano una patina adesiva o una lunga didascalia biografica, quelle rettangolari che si inserivano in un album e quelle circolari che si sistemavano in un tollino, quelle che si tenevano in tasca e si scambiavano all’intervallo, quelle che si sacrificavano lanciandole contro un muretto, quelle che si conservavano in una scatola di scarpe, quelle che erano valide, bisvalide, pentavalide. Erano tutte simboli di orgoglio, identità, appartenenza. Ancora adesso, nel portafoglio, in una piccola tasca trasparente, conservo una figurina di Pierluigi Pizzaballa, portiere (e non del Genoa!), un’icona considerata rara, rarissima, introvabile. E se avessi la figurina di Bicicli detto Bicicletta, perfetto connubio fra calcio e ciclismo, giuro che la incornicerei.

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