GIRO D'ITALIA. NEL FINALE LE INSIDIE DI MONTE BERICO

GIRO D'ITALIA | 23/05/2025 | 08:10
di Bibi Ajraghi

La tappa numero 13 porta il Giro d'Italia da Rovigo a Vicenza per 180 km con uno sviluppo altimetrico completamente pianeggiante nella prima parte, salvo la breve salita di passo Roverello nei Colli Euganei.


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A 60 km dall’arrivo si entra nei Monti Berici dove si affrontano continui saliscendi e la salita di San Giovanni in Monte. Dopo un primo passaggio sulla linea di arrivo, si percorre un circuito di circa 20 km con la salita di Arcugnano (via Pilla) prima del finale al Santuario di Monte Berico. Gli ultimi 3 km sono completamente piatti fino a 1.200 m dall’arrivo dove inizia lo strappo finale con l'ultimo km che presenta una pendenza media del 7,1% e punte proprio al termine dell'ascesa del 12%.

IL TERRITORIO. Un giro in giostra. Così potrebbe iniziare la tredicesima tappa del Giro che porterà i corridori da Rovigo a Vicenza e non è uno scherzo. La provincia di Rovigo, infatti, ospita uno dei più importanti poli del mondo per la costruzione delle giostre. Un primato poco conosciuto ma che viene celebrato a Bregantino nel Museo Storico della Giostra, che propone un suggestivo e coinvolgente viaggio nel mondo delle macchine da divertimento e dello spettacolo itinerante.

Da un museo all’altro. Nel centro di Rovigo il Museo dei Grandi Fiumi, situato in un ex monastero del ‘600, è il luogo ideale per scoprire la storia e la cultura del territorio attraverso reperti archeologici, etnografici e culturali. Il percorso museale, con diorami e installazioni multimediali, offre una panoramica su oltre 3.500 anni di storia, dall’Età del Bronzo al Rinascimento.

La città fortificata di Monselice, dominata dal castello medievale invita a una prima sosta, così come poco dopo accade a Galzignano Terme, rilassante porta d’accesso al Parco regionale dei Colli Euganei.

A Noventa Vicentina si passa accanto a Villa Barbarigo (XVI secolo), una delle meravigliose Ville venete che caratterizzano il territorio regionale e raccontano di un’epoca di grandi fasti e grandi feste.

I filari che accompagnano i corridori a bordo strada testimoniano l’ingresso in una zona ad alta vocazione vitivinicola: a Cologna Veneta, Arcole e Belfiore le cantine culla di vini pregiati strizzano l’occhio a chi le attraversa. A Soave, invece, la sosta è d’obbligo. Il castello Scaligero e la poderosa cinta muraria (XIV secolo) proteggono un borgo di grande fascino dove è piacevole passeggiare per immergersi nel tempo antico e sorseggiare quel Soave DOC considerato il migliore tra i vini bianchi del Veneto.

A Barbarano Vicentino le cantine rivaleggiano con i frantoi. L’olio extravergine di oliva DOP prodotto ai piedi dei Colli Berici ha un gusto deciso, colore verde e riflessi dorati. E’ una coincidenza, certo, ma richiama idealmente la tradizione orafa di Vicenza, ormai vicinissima. Un’eccellenza che si tocca con mano, o almeno si ammira, nelle botteghe dei gioiellieri vicentini, orgogliosamente consapevoli della loro perizia. Con gli occhi ancora abbagliati da tanta magnificenza si va poi alla scoperta di una città che è giocoforza definire “gioiello”.

Si ammira dapprima Piazza dei Signori, con la Basilica Palladiana e il Palazzo del Capitaniato; quindi, si raggiunge l’incantevole Teatro Olimpico per poi effettuare una completa full immersion artistica in Corso Palladio dove le costruzioni del Palladio sono numerose e diversificate. Si esce dalla città seguendo il corso del Bacchiglione fino al bivio di via della Rotonda. Ed eccola, quasi subito, quella Villa Almerico Capra, considerata una delle più riuscite opere del Palladio, chiamata anche La Rotonda per la sua forma particolare con cupola a volta e sala centrale circolare inscritta in un quadrato.


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