CAPITANI CORAGGIOSI. ALBERTO SORBINI: «SETTANT'ANNI DI ENERVIT AL SERVIZIO DEI CAMPIONI: UNA RIVOLUZIONE CONTINUA» GALLERY

INTERVISTA | 03/12/2024 | 08:25
di Pier Augusto Stagi
Quando si arriva al dunque siamo alla fine, qui però si parla di un inizio. Quando si è al dunque siamo prossimi alle conclusioni, siamo lì lì per tirare le somme di qualcosa, eppure in questo caso siamo solo all’inizio di una storia. Di una gran bella storia. Dunque, da dove co­minciamo? Dall’inizio. Da Also, che è davvero l’inizio di tutto, che si fa marchio riferimento e filosofia alimentare. Parte tutto da una congiunzione - dunque - che in tedesco si dice “also” e la lingua tedesca in questa vicenda centra eccome. La storia questo mese ce la racconta Alberto Sorbini, 67 anni, ceo di Ener­vit e di conseguenza no­stro nuovo “Capi­tano Co­rag­gioso” che si è reso disponibile a raccontare le vicende di un’azienda che quest’anno ha tagliato il traguardo delle 70 primavere, essendo nata nel 1954. Ma andiamo con ordine.
In principio era una farmacia…
«Esattamente. Una bella farmacia in via Set­tem­brini, angolo via Vitruvio a Milano. Og­gi c’è ancora, ma non è più di nostra proprietà - mi spiega Alberto Sorbini, terzo di tre fratelli, tutti impegnati in azienda -. Noi siamo una famiglia di farmacisti. Il bisnonno Ernesto e non­no Giuseppe erano farmacisti, ma in To­scana, a Montepulciano, da dove proviene la nostra famiglia. Poi un bel giorno nonno Giuseppe decide di trasferirsi a Milano con moglie e cinque figli, tra questi anche babbo Paolo. Non­no Giuseppe non fa altro che aprire una farmacia a Milano».
Papà Paolo farmacista anche lui…
«Se è per questo farmacista anche mam­­ma Franca (Garavaglia, ndr) che da lì a poco avrebbe messo al mondo Maurizia, Pino e il sottoscritto».
Lei nasce a Milano.
«Il 12 dicembre del 1957. Tredici anni di scuole tutte al Gonzaga, in via Vi­truvio: elementari, medie e liceo scientifico. Poi Economia in Bocconi, ma nel 1981, in occasione del lancio di Enervit Protein, a pochi esami dalla laurea, io e mio fratello Pino ci siamo trovati a dover entrare in azienda perché il successo fu tale che nostro babbo chiese sia a me che a lui di dargli una mano».
Papà a soli 26 anni ebbe un’intuizione in­credibile.
«Molti farmacisti, nel dopoguerra, quel­li più svegli e intraprendenti, si trovarono a fondare case farmaceutiche: babbo fu tra questi. Le farmacie all’epoca facevano prodotti galenici a richiesta, ne capiva molto, parlava di continuo con medici, ed essendo molto sveglio, intuitivo e cu­rioso non si li­mitò a fa­re semplicemente il farmacista. Ricordo che al­cuni prodotti creati in farmacia venivano confezionati e venduti come “premiata farmacia Sor­bini”».
Cosa fece scattare la molla dell’impresa a papà?
«Nel 1954, a soli 26 anni, comprese l’importanza dell’alimentazione, un concetto semplice quanto complesso. Da farmacista ha cominciato a studiare i farmaci fitoterapici, intuizione che l’ha portato a comprendere e a sviluppare il ruolo e l’importanza della nutrizione naturale. Comprese già dai primi Anni Sessanta come l’eccessivo consumo di zuccheri non fos­se salutare, così studiando, partecipando a convegni medico-scientifici arrivò a vendere in esclu­siva per l’Italia come Also prodotti e farmaci fitoterapici provenienti da due aziende tedesche, la Ravensberg e soprattutto la Schwabe».
Ma perché Also?
«Potrei dirle perché è la crasi del mio nome e cognome: Alberto Sorbini, ma è vero in parte. Potrei dirle che Alberto era l’amico del cuore del mio babbo e decise di chiamarmi così in suo onore, ma è vero anche questo solo in parte. La vera storia è che quando il mio bab­bo si recò in Germania, alla Schwabe di Karlsruhe, lui non parlando una sola parola di tedesco e loro non sapendo pronunciare una sola parola di italiano, probabilmente si arrangiarono con il francese, anche se i tedeschi non lo sa­pevano benissimo, tanto è vero che parlavano maggiormente il loro idioma e intercalavano continuamente con al­so, also, also, che in tedesco significa dunque. Al mio babbo questa parola rimase in mente e quando ci fu da creare il nome e il marchio di una società che distribuisse i loro prodotti decise di chiamarla Also, che nel tempo è poi divenuta Enervit».
Si parte con un dolcificante, TAC…
«In verità babbo parte con la Giro­clinica al Giro d’Italia e un prodotto che chiamò per l’occasione “Dolce­san”, dolce e sano: e si vince. Semplici bustine di sorbitolo e saccarosio che in pratica preparò per essere pronto con la sua Giroclinica al Giro d’Italia del 1972».
Un sostituto dello zucchero.
«Per sostituire un’aspirina».
In che senso?
«Come le ho detto in via Vitruvio c’era la farmacia del mio babbo, Vincenzo Torriani, il gran patron del Giro, aveva lì a poche centinaia di metri il suo ufficio operativo e ogni mattina si incontravano a prendere un caffè. Un giorno Torriani manifestò a babbo la propria preoccupazione: la Aspro, l’aspirina francese, aveva deciso di interrompere la propria collaborazione con la corsa rosa, quindi il patron si ritrovò senza assistenza medica. Babbo lo ascoltò e gli disse: “Ci penso io!”. Così nacque la Giroclinica, che fu subito chiamata assistenza medica e dietetica, quando nessuno parlava ancora di nutrizione nello sport. Pensi che in quegli anni l’am­miraglia non poteva nemmeno passare una borraccia al corridore».
E la Enervit quando nasce?
«L’anno successivo. Il 30 ottobre del 1973 arriva il prodotto che farà la storia della Enervit: il primo integratore a base di fruttosio, vitamine e sali minerali, capace di apportare energia di ra­pido utilizzo. E anche qui Enervit sfata un mito: “bere giusto”, idratarsi durante lo sforzo non fa assolutamente ma­le».
Giroclinica è proprio il primo grande col­po di pedale…
«Assolutamente sì e ci vede impegnati al Giro per trent’anni. Ma nel ciclismo ci sono almeno quattro grandi momenti che segnano la storia della nostra azienda. Il primo è quello della Gi­ro­clinica, mentre il secondo è il record dell’ora di Moser, datato 1984 (nel 1976 era nata ufficialmente l’Equipe Enervit, atta a promuovere la nutrizione e l’integrazione sportiva in maniera scientifica, ndr). La bicicletta ad asse variabile, le ruote lenticolari, la galleria del vento, Antonio Dal Monte, i test salita forza e resistenza, il cardiofrequenzimetro e poi l’alimentazione se­gnano in maniera indelebile la storia dello sport. Il terzo momento è creato da Paolo Calabresi (marketing manager della Enervit, ndr) e siamo però ai giorni nostri. Da sei stagioni siamo partner di due team di assoluto livello mondiale, anzi, il numero uno e il nu­mero tre: la Uae Emirates e la Lidl Trek. Queste collaborazioni ci stanno consentendo di interagire con staff di nutrizionisti eccezionali e di altissimo livello. E pensare che solo qualche anno fa tutto questo era impensabile. Oggi possiamo fornire ai corridori la giusta quantità di carboidrati, fino a 120 grammi all’ora. Anche questo fino a qualche anno fa assolutamente inimmaginabile perché si correva il rischio di vedere gli atleti prendere le vie dei campi per improvvisi attacchi di dissenteria. Oggi la scienza ha raggiunto livelli altissimi, grazie anche al costante interscambio di informazioni con team che hanno portato l’aspetto tecnologico e formulativo di questi prodotti sempre più in alto. Oggi il ciclismo è cambiato e vediamo sempre di più atleti che pronti via vanno all’attacco: e lo fa an­che l’alimentazione messa a punto dal nostro staff scientifico, guidato da Luca Mondazzi (responsabile scientifico dell’endurance, figura di riferimento alimentare anche di Mapei Sport e vero erede del professor Arcelli, ndr). Il quarto momento nasce nel 2014 con Davide Cassani: entriamo nel giro della nazionale, che significa lavorare, studiare e progettare all’interno di un mondo ciclistico a 360°. Dalla strada al fuoristrada, dalla pista alla Bmx».
Forti e magri.
«Gli Anni Ottanta iniziano con l’intuizione di Enrico Arcelli, capo dell’Equi­pe Enervit: l’integrazione è un fondamentale supporto negli allenamenti e nelle prestazioni ad altissimo livello. Siamo la prima azienda al mondo a pensarci. E la prima atleta a beneficiarne è Sara Simeoni, che utilizzerà Ener­vit Protein, un integratore proteico e una serie di consigli nutrizionali mirati che l’accompagnano dalla colazione a tutti i pasti principali. E dopo di lei, sempre grazie all’Equipe Enervit, il record dell’ora di Moser, con Arcelli, con Aldo Sassi, un superlativo preparatore atletico».
Parliamo un po’ di te: come è stata la tua infanzia?
«Felice e serena. Sono cresciuto in una famiglia molto bella e proattiva. Lo sport è sempre stato centrale nella mia vita. Babbo era appassionatissimo di tennis e io ho giocato tanto, anche se oggi non lo faccio più. Babbo era alpinista e amava la montagna, le ar­rampicate ed è stato anche un provetto mo­tociclista. Con la Lambretta da cor­sa fa­ceva competizioni di endurance. Io ho praticato un po’ tutti gli sport, non mi sono mai mancate né la voglia né la passione».
Il campione del cuore?
«Domanda che mi aspettavo e ci ho pensato a lungo, ma non posso che ri­spondere in un solo modo: tutti. Ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada i più grandi campioni della storia: da Sara Simeoni a Francesco Mo­ser, da Reinhold Messner ai fantastici ragazzi di Azzurra di Cino Ricci. Da Ambrogio Fogar alla Juventus di Gio­vanni Trapattoni, da Manuela Di Centa a Valentina Vezzali, da Diana Bian­chedi a Gianni Poli, Alberto Tomba, An­gelo Mazzoni, Daniele Massaro, An­tonio Rossi, Miguel In­durain e il grandissimo Alex Zanardi… e mi fermo qui, perché la lista è davvero sterminata».
Un libro.
«Shantaram di Gregory David Ro­berts».
Una canzone.
«“Knockin’ On Heaven’s Door” di Bob Dylan».
Un film.
«“Il Maratoneta”. Sa che ho corso otto volte la maratona di New York?...».
Un colore.
«Rosso Enervit».
Attore.
«Tom Hanks».
Attrice.
«Da giovane impazzivo per Jane Birkin, oggi direi Julia Roberts».
Sposato?
«Sì, felicemente con Marina Petrone, che dirige in Enervit la Corporate Stra­tegy. Abbiamo due magnifici figli: Pie­tro, in Enervit dal 2018, si occupa del marketing e vendite internazionali. Enrico è un imprenditore e fondatore di Est, un concept brand rivolto ai giovani».
Le dico: il cibo è il nostro migliore amico.
«Io le rispondo che è il nostro più po­tente alleato».
Le faccio un nome: Barry Sears.
«Biochimico statunitense che ha messo  a punto un’innovativa strategia nutrizionale, che ha chiamato dieta Zona. Dalla reciproca collaborazione nasce EnerZona. Nessuno prima di Enervit aveva portato all’attenzione del grande pubblico argomenti che negli anni si riveleranno preziosi. La prima a beneficiare della dieta Zona è Valentina Vez­zali, altra campionessa di prima grandezza».
Una data: 24 luglio 2008.
«Enervit si quota alla Borsa di Mi­lano».
Also, dunque, siamo alla fine… Se dovesse chiudere questa intervista con quale pensiero si congederebbe?
«Mai avrei immaginato di imparare così tanto dallo sport. È il mio pensiero, ma è anche quello di Enervit».

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