ACCPI. IN ITALIA INCITARE ALLA VIOLENZA CONTRO I CICLISTI NON È REATO

GIUSTIZIA | 14/12/2022 | 17:00

Nel nostro Paese puoi scrivere sui social network “investire un ciclista per educarne 100” riferendoti a un incidente stradale appena avvenuto e non subire alcuna conseguenza.


Puoi ammazzare un ciclista, scappare all'estero guidando il tuo camion e continuare a vivere come se nulla fosse mentre la persona che hai ammazzato è ancora in attesa dell'autopsia e la sua famiglia, devastata, non ha potuto ancora nemmeno organizzarle il funerale.


In Italia continuano a morire ogni giorno bambini e adulti, donne e uomini, studenti e lavoratori, ricchi e poveri, campioni e persone comuni, senza distinzione alcuna, perchè la violenza stradale non accenna a fermarsi e quella verbale contro gli utenti deboli invece di essere punita continua ad essere considerata accettabile.

Poco fa al tribunale di Pistoia si è conclusa la prima fase del processo contro l’odiatore di ciclisti che sul web 4 anni fa aveva aizzato alla violenza contro chi pedala, in seguito a un incidente in cui era stato coinvolto un atleta professionista in Toscana, e Marco Cavorso (nella foto in apertura, provocatoriamente postata per commentare l'accaduto, ndr) con l’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani aveva denunciato per istigazione a delinquere aggravata dalla diffusione a mezzo informatico. Oggi il giudice si è espresso per l'assoluzione in quanto il fatto non costituisce reato. Entro 90 giorni verrà depositata la sentenza, entro 135 giorni si potrà fare appello. Cavorso e ACCPI intraprenderanno questa strada, il processo civile continuerà per rispettare la memoria di tutte le vittime della strada e per tutelare chiunque in questo Paese voglia muoversi usando la bicicletta. Mezzo il cui utilizzo dovrebbe essere incentivato e, invece, ancora una volta viene delegittimato e penalizzato.

Le strade italiane continuano a rappresentare un campo minato per i ciclisti, per questo il sindacato dei corridori professionisti italiani ha deciso di promuovere per la prossima domenica un'iniziativa a cui tutti sono invitati a partecipare, ovunque si trovino.

«Per ricordare Davide Rebellin e continuare a chiedere rispetto e tutele per chi pedala invitiamo chiunque quel giorno a pedalare con il lutto al braccio e a postare sui propri canali social messaggi rivolti alla sicurezza stradale con l’hashtag #unmetroemezzodivita e taggando @accpi. Rilanceremo i vostri messaggi con piacere perchè alla morte e alla violenza vogliamo rispondere con tutta la nostra voglia di vivere, la gioia di pedalare e il rispetto che merita ogni vita umana, anche quella di chi ci insulta e non si rende conto che quando è al volante è come se avesse in mano una pistola carica» commenta Cristian Salvato, presidente di ACCPI.

«L'esito dell'udienza contro uno dei tanti odiatori dei ciclisti è l'ennesimo schiaffo che riceviamo, ma non ci fermerà – aggiunge Marco Cavorso, responsabile alla sicurezza di ACCPI e papà di Tommy, ucciso a 13 anni mentre era in sella alla sua bici. - Lo dobbiamo a mio figlio Tommaso e a tutti quei ragazzi e ragazze che resteranno giovani per sempre. Come il metro e mezzo per il sorpasso sicuro, che anche quando diventerà legge non sarà la panacea a tutti i mali visto quanto è radicata la violenza verbale e fisica nella nostra società, ma sarà il primo passo per riconoscere che gli utenti deboli della strada hanno diritto al loro spazio vitale».

comunicato stampa ACCPI - Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani

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COMMENTI
sicurezza
14 dicembre 2022 21:51 siluro1946
Poco tempo fa un presentatore pseudo comico, da una televisione locale di cui non ricordo il nome invitava ad uccidere i ciclisti in quanto li considerava maleducati ed inutili. Purtroppo i delitti commessi dagli automobilisti nei confronti di altri utenti della strada e di lavoratori morti sul lavoro non sono degni di attenzione e di campagne per promuovere una maggiore attenzione verso queste deboli categorie.

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