TREK. VERONICA YOKO PLEBANI E LA TRIPLICE SFIDA DEL SOL LEVANTE

PARACICLISMO | 13/07/2021 | 07:50

Non è un nickname, Yoko è parte del suo nome sin dal giorno in cui è nata: «Mia madre, innamorata della cultura buddista, lo ha voluto perché significa solare e allegra: è il nome che si dà alle bambine giapponesi che nascono a marzo». Inizia così l’incontro con Veronica Yoko Plebani, l’atleta venticinquenne della provincia di Brescia che ha staccato il biglietto per le prossime Paralimpiadi di Tokyo nella disciplina del triathlon. La storia di una ragazza come tante, fatta di desideri nel cassetto e giornate divise tra studio e sport, fino a quando nel 2011 la sua vita viene stravolta da una meningite batterica fulminante che interrompe improvvisamente i suoi sogni per dare il via a una nuova vita: «Non è stato facile, ma ho trovato nello sport una ragione per andare avanti:  in questo modo ho ripreso in mano la mia esistenza prima con la canoa e poi con lo snowboard – commenta Veronica Yoko – e grazie allo sport ho ritrovato la mia indipendenza e l'autostima nei confronti di un corpo cambiato in modo profondo e di una testa che aveva necessità di porsi nuovi obiettivi». Con tanto allenamento Yoko acquisisce sempre più fiducia nelle proprie capacità, fino all’incredibile conquista della convocazione ai Giochi a cinque cerchi nello snowboard a Sochi del 2014 e successivamente nella paracanoa a Rio 2016: «Dividendomi tra la canoa d’estate e la neve d’inverno, ho trovato la mia dimensione, anche grazie a due genitori pazzeschi che, in ruoli diversi, mi hanno sempre aiutato a guardare avanti: mio padre, iperattivo, mi trasmette energia, mentre mia madre coglie di me l’aspetto più emotivo».


Mai sazia di nuove sfide, Yoko trova ben presto un’altra disciplina dove misurarsi: «Nei giorni delle Olimpiadi a Rio, ho assistito a una gara di triathlon e lì è stato amore a prima vista – commenta la ragazza bresciana - ricordo che chiedevo agli atleti in mensa informazioni sulle distanze, le regole, i meccanismi, e poi rientrata in Italia ho iniziato subito a prepararmi per questa nuova esperienza. Ed eccomi qua». 


Già, eccola qua. Eccola pronta ad imbarcarsi per Tokyo dove prenderà parte alla gara olimpica di paratriathlon, e la sua partecipazione sarà ancora più speciale in quanto sarà la prima atleta a competere in tre edizioni diverse di paralimpiadi cimentandosi in tre sport differenti: «Nel pensare di aver partecipato a tre edizioni in tre discipline diverse sono davvero molto emozionata, e infatti non nascondo una certa agitazione: per me è sempre la prima volta». Del triathlon apprezza soprattutto la sfida del mettersi in gioco su più fronti «ma se proprio devo scegliere, tra le tre frazioni quella di ciclismo è la mia preferita: in bici mi trovo bene e mi diverto un sacco, mi sento libera – prosegue la venticinquenne - delle due ruote mi attira l’idea dello spazio, il fatto che posso fare dei giri lunghi, che posso pedalare per chilometri. E lo posso fare in compagnia, con gli amici così come con i compagni di squadra, a cui mostro con orgoglio la mia Trek: una super bicicletta! E confesso che avere una bici così è anche emozionante per quello che rappresenta e per la fiducia che l’azienda ripone in me».

Con 30k follower su Facebook e 53k su Instagram, Yoko è una vera influencer dei social, un punto di riferimento per migliaia di persone. «Ho deciso di mostrarmi per quella che sono, con tutte le mie cicatrici, il mio vissuto, e le persone apprezzano la mia trasparenza. Poco tempo fa mi ha scritto una mamma dall’Australia: ha una bambina di sei anni affetta dalla mia stessa malattia che si rifiutava di andare a scuola perché si vergognava dei tutori e delle scarpette che erano diverse da quelle delle compagne. Mi ha scritto che le ha mostrato quello che faccio io, le ha detto che ha i miei stessi tutori e da allora la bambina si è entusiasmata e ora mostra alle amichette le mie foto». 

Questo è solo uno dei tanti episodi che Yoko potrebbe raccontare: non c’è una formula di successo, c’è solo la sua naturalezza nel raccontarsi per quello che è, e questo può essere di ispirazione per altri.

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