TRENTIN. «LA SICUREZZA IN CORSA? UN PROCESSO CHE VEDE I CORRIDORI PROTAGONISTI»

PROFESSIONISTI | 05/12/2020 | 08:15
di Francesca Monzone

Matteo Trentin non è soddisfatto della stagione 2020, avrebbe voluto di più. Il prossimo anno lo vedremo correre con la maglia della UAE Emirates ed il trentino è convinto che arriveranno risultati importanti. Nei giorni scorsi Matteo, su richiesta del CPA, ha partecipato con Philippe Gilbert e altri rappresentanti del sindacato dei corridori agli incontri per la sicurezza in corsa (queste nel dettaglio le proposte avanzate dal gruppo all'UCI e agli altri stakeholders) ed è certo che molte cose miglioreranno, garantendo appunto più sicurezza agli atleti.


Il 2020 è stato un anno particolare: che stagione è stata per lei?
«Mi aspettavo di più onestamente, non posso considerarla una delle mie stagioni migliori. Alla Milano-Sanremo sono subito caduto e mi sono portato dietro i problemi di quella caduta, sottovalutando anche alcuni sintomi, che hanno poi compromesso i risultati delle gare successive. Ho avuto anche dei buoni risultati, come alla Gand e poi alla Omloop, ma come ho detto mi aspettavo di più. Ma bisogna guardare avanti adesso e cercare di migliorare».


Lei puntava a fare un buon Giro delle Fiandre, ma così non è stato: cosa è successo in gara?
«Ho avuto un po’ di problemi, lo ammetto. Non ho avuto una buona giornata, devo dire una delle peggiori della stagione».

Tra poco partirà la nuova stagione, che anno potrebbe essere?
«Spero sia una stagione normale, con l'augurio di poter partire rispettando il calendario classico, senza dover spostare in avanti tutte le corse. Probabilmente la prima parte la faremo tutta senza pubblico, poi speriamo che la situazione sanitaria migliori e di rivedere il pubblico lungo le strade. Dal punto di vista personale c’è la voglia di riscattarmi e di correre bene».

La vedremo nella UAE Emirates, che tipo di squadra è?
«E’ una squadra che mi piace molto e sono stati i primi a venirmi a cercare, quando sono stati evidenti i problemi con la CCC. Già lo scorso anno mi avevano contattato e poi quest’anno, grazie anche ad una fiducia reciproca, abbiamo deciso di unire i nostri percorsi».

Quando raggiungerà i suoi nuovi compagni di squadra?
«Probabilmente ci vedremo tutti a gennaio, quando faremo un training camp. La località ancora non è stata decisa, a causa dell’emergenza Covid-19: siamo in attesa delle comunicazioni».

Adeguarsi alle nuove norme sanitarie legate al Covid-19 è stato complicato?
«Assolutamente no, certo all’inizio dovevamo abituarci, ma alla fine non è stato poi così difficile. L’atmosfera è diversa ed è la cosa che notiamo più. Prima arrivavamo alla partenza, prendevamo un caffè e facevamo quattro chiacchiere, adesso invece dobbiamo rimanere nei pullman. Forse quello che a mio avviso ha avuto poco senso sono state le presentazioni delle squadre. Prima le facevamo davanti al pubblico che salutavamo e che ci festeggiava prima della partenza. Ora le presentazioni sono una perdita di tempo, a mio parere, considerando l’assenza del pubblico e anche delle televisioni».

Avete corso senza pubblico, che effetto le ha fatto?
«Mentre corriamo non notiamo molto questo e per alcuni aspetti che riguardano la sicurezza l’assenza della gente ha creato meno problemi sulle salite e lungo le strade molto strette. Ma va detto che non avere la gente è stato anche brutto, perché il ciclismo, è l’unico sport che fa scendere in strada grandi e piccoli e intere famiglie. Speriamo di tornare alla nostra normalità presto e voglio ringraziare il pubblico che ha capito l’emergenza ed ha deciso di seguire le corse da casa».

Per quanto riguarda il tema sicurezza lei e Gilbert, in qualità di rappresentanti dei corridori, avete partecipato a degli incontri con l’UCI. Cosa avete stabilito?
«Giovedì c’è stato un nuovo incontro al quale io non sono potuto intervenire, ma in questi mesi ci sono stati diversi meeting per discutere l’aspetto della sicurezza in corsa, in particolare dopo i fatti accaduti al Giro di Polonia. Abbiamo fatto due incontri introduttivi, tre divisi per tipologia di argomento e poi l’ultimo di giovedì, in cui è stato presentato ciò che è stato discusso. Ci siamo seduti ad un tavolo con UCI e organizzatori e noi abbiamo portato alla discussione tutte le criticità che abbiamo riscontrato in corsa. Anche gli organizzatori hanno portato le loro difficoltà e abbiamo aperto un dialogo, perché nessuno vuole puntare il dito e condannare. Non posso credere che gli organizzatori fanno economia sulle transenne, sapendo che noi possiamo farci male. I problemi sono altri».

Quali sono stati i problemi riscontrati?
«Questo sarà un processo che richiederà del tempo ma come corridori siamo stati presi in considerazione e siamo riusciti ad ottenere il cambiamento di alcune regole importanti per evitare incidenti. Abbiamo chiesto transenne sicure in prossimità degli arrivi, perché non devono essere viste solo come una separazione tra noi e il pubblico, ma devono essere pensate considerando i rischi del corridore che ci finisce contro. Dovrebbero avere delle protezioni come nello sci o il pattinaggio su ghiaccio, dove ci sono cuscinoni ad attutire i colpi. Poi abbiamo chiesto di fare nuove regole durature, senza la necessità di doverle modificare nuovamente».

Avete parlato di sicurezza riguardo transenne ma anche di moto e auto. Avete preso in considerazione anche dei vostri comportamenti da sanzionare?
«Naturalmente, quando si parla di sicurezza bisogna fare un discorso a 360° e tutte le parti devono essere chiamate in causa, per tanto abbiamo parlato anche dei nostri comportamenti scorretti in corsa, che possono causare incidenti e sui quali non deve esserci tolleranza. Anche noi corridori sbagliamo».

Come trascorrerà le feste di Natale?
«Ancora non sappiamo, perché con le norme italiane non sarà possibile muoversi. Ma spero di anticipare la partenza e trascorrere le feste a casa, in Trentino. Non farò il ciclocross per evitare di andare in giro, mentre potrò praticare lo sci di fondo».

Abbiamo attraversato un periodo difficile ma adesso siamo a Natale. Che augurio vorrebbe fare ai suoi figli e alla gente che vi ha supportato?
«Ai miei figli auguro sempre di star bene e di poter fare nella vita quello che veramente desiderano. Per noi adulti e in particolare per tutti quelli che ci hanno sostenuto, l'augurio è quello di tornare presto alla normalità e di rivederci sulle strade delle nostre corse».

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