ZAVOLI, IL PROCESSO E LE TRASMISSIONI CHE HANNO FATTO LA STORIA

TV | 05/08/2020 | 15:28

Dalla voce delle suore di clausura alla fine degli anni '50, passando per il 'Processo alla tappa' apripista di tanti programmi sportivi, e poi i matti visti per la prima volta per raccontare l'opera di Basaglia fino ad arrivare ai racconti dell'Italia prefascista in Nascita di una dittatura e del terrorismo di Notte della Repubblica con la parola data anche ai protagonisti degli anni di piombo: i programmi, le inchieste approfondite, la cronaca insieme alla riflessione, per tutte queste cose Sergio Zavoli, scomparso oggi a 96 anni, è stato un maestro del giornalismo applicato al mezzo televisivo. Le sue inchieste, ma anche i suoi servizi per Tv7, sono uno dei patrimoni più belli della Rai e molti si possono rivedere su RaiPlay e Rai Storia.


LA NOTTE DELLA REPUBBLICA è un capolavoro dell'inchiesta storica: diciotto puntate che all'epoca, tra la fine del 1989 al 1990, incollarono il pubblico su Raiuno, con le ferite ancora aperte, il dibattito in corso e i processi pure. Con quel lavoro immenso, con un numero impressionante di esperti, testimoni e protagonisti, si provava a diramare una matassa complessa e tragica che aveva coinvolto tutta la società: l'Italia delle stragi, della contestazione, dei tentati golpe, della strategia della tensione, delle Brigate Rosse e dei Nar. Tra ricostruzioni e filmati Zavoli metteva lì davanti i protagonisti: il loro racconto 'dal di dentro' faceva impressione. Ci fece vedere in faccia Moretti, Toni Negri, Fioravanti e Mambro, il racconto del pentito Patrizio Peci cui per ritorsione le Br uccisero il fratello mette i brividi anche a ricordarlo, la commozione di Franco Bonisoli tra i rapitori di Moro riportò una luce umana sull'utopia sanguinosa dei terroristi. Ancora oggi se vogliamo approfondire la stagione del terrorismo italiano dobbiamo guardare alla Notte della Repubblica.


NASCITA DI UNA DITTATURA, che si può rivedere su Rai Storia, andò in onda nel 1972, dopo quattro anni di lavoro e la consulenza di storici come Renzo De Felice, Gabriele De Rosa, Gastone Manacorda, Salvatore Valitutti. Tra filmati delle teche Rai e ricostruzioni, Zavoli per raccontare in sei puntate l'ascesa di Benito Mussolini e l'affermazione dell'ideologia del Duce con la marcia su Roma portò in tv tanti protagonisti personalità dell'antifascismo ma anche del fascismo e dell'antifascismo dando la parola a Ferruccio Parri, Pietro Nenni, Umberto Terracini, Giovanni Gronchi, Arturo Carlo Jemolo, Emilio Lussu e molti altri. Ma se la storia e la politica furono i suoi interessi, la passione era il ciclismo.

10 anni prima, 1962, il suo PROCESSO ALLA TAPPA, programma sul Giro d'Italia, è stato il padre di tutte le trasmissioni sportive perché trattava lo sport in un modo diverso: alla fine di ogni tappa del Giro da un palco improvvisato vicino al traguardo commentavano atleti, giornalisti, direttori sportivi, cronisti come Gianni Brera, Enzo Biagi e Indro Montanelli. La Domenica Sportiva per citarne uno solo tra i tanti è la figlia di quell'idea. Il primo esperimento Zavoli lo aveva fatto alla radio nel '58, poi nel '62 su Rai1 e per molti anni a seguire per essere poi ripresa con altri conduttori. Tra i tanti servizi tv di Zavoli, che poi nel 2001 sono confluiti in Diario di un cronista, ci furono quello sul terremoto del Belice, sui 'matti' di Basaglia con le telecamere nell'ospedale psichiatrico di Trieste, i braccianti agricoli nel '68 uccisi dalla polizia (I giardini di Avola). L'inizio fu radiofonico: anche qui Zavoli fece epoca.

Nel 1958 realizzò un documentario (premiato tra l'altro con Il Prix Italia): CLAUSURA. Per la prima volta un microfono entrò in un monastero di clausura (era quello di via Siepelunga a Bologna). Nel rispetto dell'obbligo alla riservatezza imposto dalla regola, le riprese sonore furono effettuate dalle monache stesse. Il microfono passato attraverso la grata permise di documentare la vita di questa comunità di Carmelitane Scalze.

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