PERON E POLI. «IL DIABETE NON E' UN OSTACOLO, RINCORRETE SEMPRE I VOSTRI SOGNI»

PROFESSIONISTI | 03/08/2020 | 07:50
di Francesca Cazzaniga

L’attesa è finita. Ieri con il Circuito de Getxo, nei Paesi Baschi, anche il Team Novo Nordisk (la prima squadra al mondo composta interamente da atleti diabetici) ha ripreso a correre. Tra i tanti professionisti, che in questi giorni hanno riattaccato il numero sulla schiena, ci sono anche Andrea Peron, 31enne di Camposanpiero in provincia di Padova, che milita nel team da ben otto stagioni e il giovane Umberto Poli 23enne di Verona, al suo quarto anno da professionista.

Andrea avrebbe dovuto debuttare a metà febbraio al Tour di Colombia, ma a causa di una gastroenterite non è riuscito ad essere presente al via. Umberto invece ha preso parte lo scorso marzo all’International Tour of Rhodes, poi lo stop forzato a causa della pandemia. Dopo mesi di allenamenti sui rulli la loro stagione è ricominciata ad inizio luglio con due settimane di ritiro nel cuore delle Dolomiti, a Cavalese in Val di Fiemme.
Quando ci siamo messi in contatto con loro ,non solo ci hanno raccontato i loro ultimi mesi di questa stagione sportiva così strana, ma hanno anche trasmesso un bellissimo messaggio a tutte le persone affette da diabete, per il quale meritano un applauso da tutti gli sportivi.

Come hai vissuto la quarantena?
Andrea: «Devo essere sincero: non è stata facile, ma credo che sia stato così per tutti. Ho cercato di restare il più calmo possibile e mi sono goduto la mia famiglia. Ho approfittato di questo periodo di stop forzato per ricaricare un po’ le batterie in vista della ripresa di stagione».
Umberto: «La quarantena tutto sommato l’ho vissuta abbastanza bene. Certo non è stato un periodo facile, ma ho cercato di guardare il bicchiere sempre mezzo pieno. Sono stato fortunato perché ero con la mia famiglia: siamo stati e stiamo tutti bene e questo è sicuramente l’aspetto più importante».

Come hai gestito gli allenamenti? Ti sei trovato bene con i rulli?
Andrea: «Durante il periodo di lockdown ho alternato gli esercizi a corpo libero ai rulli, per cercare di mantenere una buona condizione fisica. Usare i rulli non è come allenarsi su strada, le sensazioni sono completamente diverse. Non vedevo l’ora di poter tornare ad allenarmi all’aria aperta: è stata una vera e propria liberazione. Il primo passo verso il ritorno alla normalità».
Umberto: «Tra fare i rulli e uscire in bici in una giornata di pioggia, ho sempre preferito la seconda opzione. Chiaramente vista la difficile situazione che abbiamo vissuto e stiamo tutt’ora vivendo, ho dovuto fare un’eccezione, come tutti. Sui rulli facevo più sessioni al giorno, massimo due ore ciascuna. Quando sono tornato ad allenarmi su strada ero davvero felice, sono uscito con la mia bici e ho passato circa cinque ore a pedalare senza fermarmi. Mi sono goduto i panorami della mia città: Verona».

Durante la quarantena hai riscoperto nuovi hobby che con le corse avevi accantonato?
Andrea: «Non ho scoperto nuovi hobby. Solitamente siamo sempre con la valigia in mano in giro per il mondo e quindi ho approfittato di questo periodo per dedicarmi al giardinaggio e per sistemare un po’ casa».
Umberto: «In realtà non ho scoperto nessun nuovo hobby perché ne ho già molti, ma sicuramente ho avuto più tempo da dedicarvi. Ho una grande passione per le macchine ed i motori. Mi piace anche passare un po’ di tempo con gli amici: al bar, al cinema, ovunque sia ma pur sempre in compagnia. Non sono un amante della solitudine. Durante la quarantena ho trovato anche il tempo per leggere qualche rivista inerente alle mie passioni e mi sono goduto la famiglia. Ho riscoperto la bellezza delle cose semplici della vita quotidiana, che spesso trascuriamo a causa dei molti impegni ma che credo siano fondamentali».

Con il Circuito de Getxo è ricominciata la tua stagione. Quali sono le prossime corse in programma?
Andrea: «Il Giro di Polonia, in programma dal 5 al 9 agosto ed il Tour du Limousin dal 18 al 21 agosto».
Umberto: «Giro di Polonia e Tour du Limousin».

Quali sono le tue aspettative per questo 2020, così atipico?
Andrea: «Sarà sicuramente una stagione breve e con pochi giorni di corse, quindi mi auguro di sfruttare al massimo tutte le occasioni».
Umberto: “Finalmente la stagione è ricominciata, ed è già un grande passo avanti. Devo ammettere che mi è mancata molto l’adrenalina delle corse. Cercheremo sempre di dare il massimo con l’obiettivo di portare a casa più risultati possibili. Lo dobbiamo alla squadra ed ai nostri sponsor che ci hanno sostenuto nei mesi passati in maniera straordinaria e ci hanno permesso di tornare a correre anche dopo tutte le difficoltà che ci sono state».

Il Team Novo Nordisk è la prima squadra di ciclismo al mondo composta solamente da atleti diabetici. Data la frequente necessità di fare iniezioni di insulina, avete avuto problemi particolari durante il periodo di chiusura?
Andrea: «Assolutamente no, non ho avuto alcun tipo di problema e non ho dovuto cambiare le mie abitudini».
Umberto: «No, non ho avuto nessun problema perché comunque sono sempre riuscito ad allenarmi sui rulli, quindi non mi è cambiata più di tanto la vita».

Rimanendo in tema, com’è il protocollo sanitario adottato all’interno del vostro team? Vista la difficile situazione causa Coronavirus, siete stati “obbligati” a modificarlo?
Andrea: «Ad inizio luglio siamo stati due settimane in ritiro con la squadra sulle Dolomiti, più precisamente a Cavalese in Val di Fiemme, ed abbiamo avuto un protocollo medico molto rigido, disegnato dalla nostra equipe medica: siamo stati divisi in “bolle” al fine di ridurre i rischi al minimo ed evitare un eventuale contagio massivo. Durante le corse invece dovremo rispettare quelle che sono le nuove regole imposte dall’UCI, in primis l’obbligo di sottoporsi a test PCR (il tampone ndr), sei e tre giorni prima di ogni competizione. Durante le gare poi, a seconda di dove correremo, dovremo invece attenerci alle regole imposte dagli organizzatori».
Umberto: “Si, il medico della nostra squadra ha preparato un nuovo protocollo stilato ad hoc vista l’attuale situazione. È un protocollo molto rigido, che abbiamo già adottato in ritiro in Val di Fiemme, ma sono contento che sia così. Ho avuto modo di confrontarmi con alcuni colleghi e devo dire che la nostra squadra ha fatto e sta tutt’ora facendo un ottimo lavoro».

Come unica squadra al mondo di ciclisti professionisti con diabete, qual è il messaggio che volete condividere con le persone affette dalla medesima malattia?
Andrea: «Tante persone a cui viene diagnosticato il diabete di tipo 1 temono di non poter più fare alcuna attività sportiva. Come team vogliamo dimostrare che non è così. Il diabete è una condizione, non un ostacolo insormontabile. Con costanza, passione e controllo del proprio diabete è possibile non solo fare sport ma arrivare anche a livello professionistico».
Umberto: «Il messaggio che vogliamo condividere è quello di ispirare ed educare le persone con il diabete a non dire mai “non posso” ma ad alzarsi ed inseguire i propri sogni, perché tutto è possibile, in fondo, basta volerlo».

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