CLAUDIO GOLINELLI, L'ULTIMO RE DELLA VELOCITA' ITALIANA. GALLERY

PISTA | 16/06/2020 | 07:36

Nei tanti successi in 36 anni di professionismo ininterrotto delle squadre gestite da Ivano Fanini, poche volte si è parlato della pista, dove i colori azzurri hanno una grande tradizione che si trasmette fino ad oggi grazie a Filippo Ganna, quattro volte campione nell'inseguimento individuale sotto la guida di Marco Villa, corridore di Amore & Vita nel biennio ’94-95.


Fra i suoi predecessori, anche se in specialità diverse, c'è Claudio Golinelli: 10 titoli italiani, 5 nel keirin e 5 nella velocità, a cui bisogna soprattutto aggiungere 3 titoli mondiali, vinti tutti quando era tesserato per l'attuale patron di Amore & Vita Prodir. Nel 1988 con la Pepsi Cola-Fanini a Gand oro nel Keirin e nel 1989 con Polli-Fanini a Lione si confermò nel Keirin bissando il successo nella velocità. A completare il suo percorso medagliato nel ’90 con l'avvento di Amore & Vita conquistò la medaglia di argento nella velocità e quella di bronzo nel keirin. La sua ultima medaglia ai mondiali la ottenne nel 1991, quando era passato all'Olympia, argento nel keirin.


Golinelli, nato a Piacenza l'1-5-1962, scoprì la pista quando, al primo anno di professionismo alla Murella Rossini, Luciano Pezzi gli suggerì di andare ad allenarsi al velodromo Servadei di Forli dove conobbe un certo Antonio Maspes...

Per la sua conformazione fisica, alto 1,75 e gambe corte, e osservandone la postura in bicicletta Luciano Pezzi aveva intuito che sarebbe stato tagliato per i giri di pista e nell'88 Primo Franchini, suo diesse all'Alfa Lum, gli indicò che Ivano Fanini aveva una certa predilezione per atleti veloci e di provare a contattarlo. Da quel momento nacque una stella.

«Già alla Murella - risponde il tre volte campione del mondo - ho risentito delle nuove metodologie di allenamento che dovevamo adottare. Gli alimenti, il calcolo della dieta e la ricerca del peso ideale necessitavano di un fabbisogno alimentare che al mio fisico non era congeniale. Passato all'Alfa Lum le cose non cambiarono, fino a che non trovai la sistemazione giusta con la Pepsi Fanini, una squadra di dimensione internazionale che mi mise a mio agio. Quando incontrai Fanini, la prima cosa che mi disse fu: “a me interessano i campionati del mondo su pista, perchè hai la stoffa per vincerli”».

I PRIMI SUCCESSI E L'INCONTRO A LUCCA CON IL SANTO PADRE
Le sue caratteristiche fisiche erano molto indicate per la pista e Golinelli - che oggi lavora come tecnico di macchine automatiche, investiva tempo in palestra per migliorare le capacità anaerobiche e lo sviluppo delle fibre veloci. Con successivi esercizi di potenziamento dei quadricipiti diventò esplosivo nei giri di pista: divenne una macchina perfetta, cimentandosi con tanta dedizione, umiltà e orgoglio. «I risultati necessitano di tanti fattori: primo fra tutti la fiducia della società di appartenenza, tanti sacrifici, rinunce e miglioramenti costanti a livello tecnico. Non bisogna sbagliare e, come un'equazione matematica, il successo è poi sempre proporzionato al lavoro che l'atleta fa per inseguirlo».
Cosa ricorda del primo anno alla Pepsi?
«Assieme ad Ivano Fanini sono fra le poche persone che possono vantare di avere avuto un rapporto personale di amicizia con Papa Giovanni Paolo II e questo avvenne nel 1989 in occasione della sua visita a Lucca. Le squadre di Ivano sono state successivamente per anni presentate a Roma nel corso dell'udienza di Karol Wojtyla. Questi incontri davano sempre molto coraggio nell'affrontare la stagione agonistica».

LE SCOPERTE SCIENTIFICHE. Una carriera professionistica durata 9 anni, dall'84 al ’93, con un rimpianto legato al tipo di allenamento.
«I tempi sono cambiati, oggi è molto più semplice fare pista. Le scoperte scientifiche sono molto avanzate, c’è la possibilità di scegliere un programma di allenamento e sviluppare le capacità di un atleta. Oggi c’ Montichiari, ci sono velodromi più o meno attrezzati, ai miei tempi ci si poteva allenare soltanto nella bella stagione e l piste a volte erano in condizioni fatiscenti».

L’AVVENTURA CON L’AUSTRALIANO PATE
Nella velocità su pista il titolo mondiale mancava all'Italia dal 1968: l'ultimo azzurro a trionfare era stato Giuseppe Beghetto. A distanza di 21 anni ci è riuscito Golinelli. «Sia nella velocità che nel Keirin ho avuto grandi avversari. I più difficili da superare sono stati gli australiani Stephen Pate e Simone Clarke, il tedesco Michael Hubner, lo svizzero Urs Freuler e l'argentino naturalizzato italiano Ottavio Dazzan, salito diverse volte sul podio. Li studiavo in corsa con molta attenzione, perchè la concentrazione in pista è determinante. Misuravo le loro capacità per poi colpirli nei loro punti deboli».
Nella velocità lui e l'australiano Stephen Pate hanno spezzato l'egemonia giapponese di Koichi Nakano, vincitore di dieci mondiali consecutivi, e di Nobuyuki Tawaral. E anche nell'89 , per vincere il titolo, Golinelli  dovette superare un altro giapponese, Yuichiro Kamiyana. Claudio è rimasto alla storia per essere stato l'ultimo italiano a vincere i mondiali su pista sia nella velocità (89) che nel Keirin (doppietta nell'88 e 89). Il 25 agosto 1987 stabilì anche il primato mondiale professionisti nei 200 metri lanciati al coperto con il tempo di 10"587, record superato due anni dopo dal suo rivale Pate.

QUELLE GARE IN LINEA. La pista occupava intensamente gli interessi di Golinelli: diventato campione del mondo veniva costantemente invitato a correre in Giappone nelle gare di Americana e Scratch, portando in giro il nome della Fanini Pepsi Cola per la gioia di Ivano Fanini e dei suoi sponsor.
Una scelta che però gli ha pregiudicato altre soddisfazioni da stradista, come quando nel ’90 con la maglia Amore & Vita si impose alla Settimana Siciliana battendo allo sprint grandi velocisti del momento come Allocchio e Baffi. Di vittorie nelle gare in linea ne ha ottenute soltanto cinque ma quella della Settimana Siciliana rimarrà nella storia di Amore & Vita Prodir per essere stata la prima in assoluto di una lunga serie e che farà ricordare il suo nome per sempre.

da La Gazzetta di Lucca a firma di Valter Nieri

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COMMENTI
Gli occhi della tigre!
16 giugno 2020 10:58 Libertas
Quando Golinelli accendeva l'interruttore diventava imbattibile. Un killer delle volate. Scaltro come un felino e veloce come una freccia. Con Fanini ha colto i successi più belli ed in quel periodo fecero grande il movimento ciclistico italiano della pista. Si dovette arrendere successivamente soltanto allo strapotere degli atleti DDR che, come si sa, vincevano grazie allo smisurato uso del doping. altrimenti Claudio avrebbe dominato per tanto altro tempo ancora.

Un fiuto per le volate....
16 giugno 2020 11:08 umbertomaserati
A Fanini si deve il plauso di aver scoperto e lanciato il più forte velocista di tutti i tempi su strada, ovvero Mario Cipollini, e, il più forte velocista italiano su pista, Claudio Golinelli. Ma io aggiungerei anche lo svedese Magnusson che da vero sconosciuto, o come dicono gli americani "underdog", riuscì a battere in volata proprio Cipollini all'apice della carriera in tre tappe al Giro d'Italia in tre anni consecutivi. Senza contare poi Alessio Di Basco o il rilancio di altri velocisti tra i più forti in assoluto come Ivan Quaranta o Pierino Gavazzi che seppur a fine carriera hanno saputo regalare all'amore e vita successi indimenticabili. Bravo Fanini!

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