MINALI: «NUOVA AVVENTURA, VOGLIO PARTIRE FORTE»

PROFESSIONISTI | 11/01/2019 | 07:46
di Carlo Malvestio

Con la firma di Riccardo Minali, la Israel Cycling Academy Cicli De Rosa si è assicurata uno dei ciclisti più promettenti del panorama italiano. Nativo di Isola della Scala, in provincia di Verona, Minali si è fatto subito largo tra i professionisti, con due stagioni solide in una squadra come l’Astana, che storicamente non si focalizza sulla crescita dei velocisti. Tanti piazzamenti e due vittorie al Tour de Langkawi sono il suo biglietto da visita per la nuova avventura mediorientale. Impegnato in questi giorni in Israele per un piccolo ritiro con la squadra, Minali ha pernottato per un paio di giorni in un kibbutz (forma associativa di lavoratori che si basa sul concetto della proprietà comune) in mezzo al deserto del Negev.


Come è stato il primo impatto con questa realtà israeliana?
«Direi ottimo. E sinceramente non me lo aspettavo da una squadra Professional. Arrivavo da un team super organizzato come l’Astana, ma posso dire che questa squadra non ha nulla da invidiare ad una WorldTour. Non mi fanno mancare nulla e non lasciano nulla al caso».


Come procedono gli allenamenti?
«Ho avuto qualche acciacco fisico nel primo ritiro con la squadra in Spagna, ma ho già ripreso a pieno regime. Finito questo raduno, volerò a Benidorm per fare alcuni lavori più specifici sulle volate. Partirò dalla Vuelta San Juan e voglio farmi subito trovare pronto, magari provando a vincere una tappa».

Cosa ti è rimasto dell’esperienza in Astana?
«Essendo una squadra improntata sulle corse a tappe, non ho avuto molto spazio. I Grandi Giri, per questo motivo, non potevo correrli e, per forza di cose, sono stato costretto a fare un calendario di seconda fascia. Però non mi pento della scelta di andare lì, perché ho fatto tanta esperienza e sono migliorato parecchio sotto diversi aspetti. Ho vinto due tappe in Malesia, che ormai è una corsa di una discreta importanza, contro avversari di spessore. Sono riuscito a battere un corridore come Andrea Guardini, che magari non era nel miglior periodo della carriera, ma rimane un signor velocista. E poi tanti piazzamenti, tra cui un terzo posto a Dubai in cui sono riuscito a tenere dietro gente come Cavendish e Kristoff».

Guardando i tuoi risultati, sembra tu riesce ad andare più forte nella parte iniziale della stagione. Confermi?
«In effetti sì. Forse perché riesco sempre a fare una buona preparazione invernale, visto non soffro il freddo, e arrivo sempre motivato alle corse. Dall’altra parte però soffro un po’ i lunghi viaggi e magari ci metto un po’ ad ingranare, non riuscendo ad essere incisivo nelle primissime tappe. Vedremo come andrà quest’anno, con programma e squadra diverse».

Sai già il tuo programma di corse?
«A grandi linee. Partirò dall’Argentina, poi farò il Tour of Antalya in Turchia e quindi, inviti permettendo, spero di essere alla Tirreno-Adriatico e alla Milano-Sanremo».

Obiettivo della stagione?
«Non ne ho uno particolare, ma non mi nascondo, vorrei già vincere in Argentina. Abbiamo una buona squadra, in grado di fare un discreto treno per la volata e farò del mio meglio. Per il resto proverò a vincere il più possibile, con un occhio particolare alla Tirreno e magari al Giro».

Ottimista per l’invito alla Corsa Rosa?
«Con gli investimenti che ha fatto Israele per il Giro l’anno scorso, penso che ci siano ottime possibilità. I rapporti con gli organizzatori sono buoni e in più quest’anno siamo arrivati Cimolai ed io che, uniti a Sbaragli, facciamo una bella pattuglia italiana».

Avete una squadra ricca di passisti e velocisti. All’Astana dovevi fare praticamente tutto da solo in volata, ora avrai dei compagni di squadra che potranno tirarti lo sprint.
«Esatto. Siamo tanti velocisti, è vero, ma con caratteristiche diverse. Per esempio, Cimolai è un corridore da Milano-Sanremo, che sa tenere bene sugli strappi. Io sono da volata a ranghi compatti. Quindi penso che si potrà collaborare in armonia, anche perché ho imparato a conoscerlo in queste settimane e devo dire che, oltre ad essere un grande atleta, è anche un’ottima persona».

Sei considerato come uno dei velocisti italiani più talentuosi: cosa ti manca per poter fare il definitivo salto di qualità?
«Sinceramente non so quali siano i miei limiti. In questi primi due anni da professionista mi sono sempre arrangiato nel preparare la volata, perdevo un sacco di energie nel saltare da una ruota all’altra, nel seguire un treno o un altro. Non ho mai avuto una squadra a mia disposizione, che mi tenesse al coperto e lontano dagli intoppi. Quindi veramente non so dove posso arrivare. Mi piacerebbe arrivare a fare gli sprint con il mio massimo potenziale, e magari battagliare con Elia Viviani…».

Poi c’è il cruccio di ogni velocista: la montagna. Come ti senti in salita?
«Rispetto a quando sono passato professionista, sono migliorato molto. Nel ciclismo moderno se non hai la forza di superare un paio di salite, le volate non riesci a farle, o magari arrivi all’ultimo chilometro troppo stanco. Io ci sto lavorando e continuerò a farlo, anche se chiaramente, come ad ogni velocista, le pendenze mi fanno soffrire. Però penso che con la giusta determinazione e volontà, stringendo i denti quando serve, potrò continuare a migliorare anche su questo aspetto».

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