FROOME: «PER VINCERE IL GIRO SERVIVA UN'AZIONE STRAORDINARIA»

GIRO D'ITALIA | 25/05/2018 | 17:09

Chris Froome ha lasciato tutti a bocca aperta con un impresa d’altri tempi. Facciamo commentare a lui allora la cavalcata che oggi a sorpresa l’ha portato a vestire la maglia rosa a Bardonecchia: «82 km da solo sono tanti, mai avevo fatto un attacco così. Questa mattina ero a più di 3’ da Yates, sapevo che sarebbe stata lunghissima, ma allo stesso modo ero consapevole che per vincere il Giro dovevo fare qualcosa di straordinario. Avevo buone gambe, mentre gli altri non avevano belle facce. Attaccare sull’ultima salita non sarebbe bastato, serviva un’azione da pazzo. La corsa rosa per me era iniziata malissimo, la caduta di Gerusalemme ha reso tutto molto più difficile, ma in cuor mio ci ho sempre sperato. Queste dure tappe finali mi hanno dato il morale per tenere duro, sapevo che il momento giusto per rifarmi sarebbe arrivato».




In conferenza stampa ha approfondito la questione, a fondo pagina il file audio da ascoltare.


Alla tua età hai cambiato modo di correre? Da corridore più programmato sei diventato un atleta con più fantasia, con più cuore, è questo il vero Chris?
«Nei momenti difficili devi trovare soluzioni un po’ più pazze per provare. È stata una decisione presa ieri sera quella di seguire questa tattica, se avessi aspettato la salita finale non avrei mai preso la maglia rosa. Ho preso decisione di attaccare sul Finestre ieri sera, una salita che conoscevo bene perché training camp fatto lì l’anno scorso. Avevo buoni ricordi di questa zona e mi ha facilitato perché sapevo cosa stavo di affrontare e mantenere il giusto ritmo. È stato un bel rischio attaccare così lontano ma è stato un rischio calcolato perché avevamo immaginato ogni singolo scenario. Se non ci fosse stato un grosso gruppo senza troppi gregari ad aiutare non sarebbe stato diverso lo sforzo mio da quelli di classifica che inseguivano dietro. Team ha spinto molto forte per preparare questa situazione, hanno imposto un ritmo altissimo all’inizio delle Finestre e hanno stappato ogni tentativo. Così è come intendo correre in bicicletta. Sono davvero felice di questa gara, non diamo niente per scontato in queste tappe anche domani sarà molto difficile, non festeggiamo niente oggi perché le cose cambiano molto velocemente a questo Giro».

Quali sono le differenze tra Tour e Giro per te?
«Il Giro molto più imprevedibile, una corsa più esplosiva. La gara può cambiare in ogni momento, senza ragioni e in ogni momento, come le versione da classiche dei grandi tour. Al Tour ci sono tutti i campioni e le squadre più forti ma è tutto più sotto controllo e ci si può attendere quel che potrebbe accadere, qui tutto può succedere».

Quando hai realmente capito che avresti fatto un’impresa colossale durante la corsa?
«Ero aggiornato in tempo reale dalla moto e dal team radio. Correvo sempre a circa 20 secondi dalla maglia rosa virtuale, ma non sapevo quando avrebbero guadagnato sull’ultima salita, se Tom avesse buone gambe o no, alla fine siamo saliti più o meno con la stessa velocità. Eravamo tutti al limite, è stata una pura corsa selvaggia».

Hai mai pensato di star facendo una follia?
«Il mio obiettivo sin dall’inizio era di arrivare in buona condizione all’ultima settimana. Sapevo di star bene, ma non avrei mai pensato che qualcosa del genere diventasse possibile. Per molti momenti quando pedalavo in fuga pensavo Questa è una follia. Ma sapevo anche che se non avessi preso questo rischio sarebbe difficile guadagnare tre minuti».

Quale preparazione avete allestito? Ieri sera eravate tutti insieme nella riunione pre-gara.
«C’è stata tantissima programmazione in una tappa come questa, altrimenti non si sarebbe fatto saltare il banco. Abbiamo perfezionato tantissimi dettagli anche a livello nutrizionale. Tutti avevano un compito preciso in un momento preciso. E tutti hanno svolto le loro mansioni esattamente come avevamo pianificato. Fantastico lavoro di squadra, una sensazione meravigliosa».

Pensi che quello che hai fatto oggi può cambiare la percezione su di te tra opinione pubblica e scettici?
«Oggi era semplicemente una gara in bici, il Giro d’Italia. Ci saranno sempre commenti da un lato positivo e dall’altro meno. Non ho visto i due tifosi con il puff per l’asma Ventolin. Devo ringraziare i tifosi e i supporter italiani, perché mi hanno davvero dato un gran aiuto».

Molti si sono chiesti perché non ti sei formato. Ad esempio Tom Dumoulin ha detto che nella tua situazione non sarebbe stato qui.
«C’è un processo in corso per dimostrare che non ho fatto niente di male, lo so che non ho fatto niente di male».


A corollario, il team manager di Sky Dave Brailsford ha spiegato come il team abbia pianificato la tattica odierna che ha letteralmente ribaltato il Giro: «Non avevamo nulla da perdere, eravamo al quarto posto e molto staccati. Ieri sera nella riunione abbiamo diviso in sezioni il percorso e pianificato di muoverci sul Colle delle Finestre per far fuori Yates, che ieri aveva dimostrato qualche fragilità, e poi proseguire senza voltarci per mettere in difficoltà anche Dumoulin e gli altri big in lotta per la generale. Ogni membro del team ha dato il suo contributo, dal nutrizionista, ai ds, passando per i massaggiatori disseminati lungo il percorso. Ci speravo, fin dall’inizio sapevamo che questa giornata avrebbe deciso il Giro. Sono molto orgoglioso, ma questo blocco di due giorni decisivi non è ancora finito».


Da Bardonecchia, Diego Barbera


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COMMENTI
sorriso e leggenda
25 maggio 2018 20:20 gionnilcattivo
ha me froome mi sta simpatico sempre cortese anche nei giorni no al contrario di certi italiani che quando le cose non vanno si chiudono a riccio o fanno gesti di stizza vedi aru impara da lui

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