I VOTI DI STAGI. TIM E LE CALZE DI GUARDASCIONE

I VOTI DEL DIRETTORE | 08/05/2018 | 19:17
di Pier Augusto Stagi           -
 
Tim WELLENS. 10. Lascia che si sfoghino tutti, con assoluta lucidità, poi parte grazie ad una squadra tosta, attenta e concreta. Stoppa anche l’attacco di Enrico Battaglin, così il leader della Lotto Fix All non si fa sfuggire l’occasione. Sono i suoi arrivi, sono le sue gare, lo sapevano in pratica tutti, per questo la sua vittoria vale parecchio: perché annunciata e cercata, come riesce solo ai campioni.

Michael WOODS. 8.
Sta bene e mette a frutto il suo stato di forma. Oggi ha la gamba per fare la differenza, ma Wellens è davvero una “freccia”, del Brabante.
 
Enrico BATTAGLIN. 8. Quando si ricorda che certi arrivi sono nelle sue corde, il vicentino è uno spettacolo. Oggi gli manca solo la vittoria, perché per il resto non lo si può rimproverare di nulla.
 
Simon YATES. 5,5.
È il più strombazzato e atteso di tutti. La sua condizione è buona, la sua squadra anche, l’arrivo gli sorride come non mai: arriva quarto. Non credo sia contento.
 
Davide FORMOLO. 6,5.
È pimpante, soprattutto attento: che è poi quello che conta. Prova a vincere, non ci riesce ma porta a casa secondi e indicazioni che fanno morale.
 
Domenico POZZOVIVO. 6,5.
È lì, in rampa di lancio, ma forse Pollicino ha un rapporto troppo lungo e qualcosa paga. Ma porta a casa.
 
Esteban CHAVES. 6,5
. Se ne parla poco, ma il colombiano è lì, pronto e attento come pochi. Ha voglia di fare, e si vede.

Tom DUMOULIN. 8.
Sereno, serafico, tranquillo come pochi. Anche sui traguardi nervosi si trova a proprio agio, mantenendo calma e lucidità. Questo è un corridore.

Miguel Angel LOPEZ. 5,5.
Resta intruppato nella caduta del finale, ma non cerca scuse, il colombiano. Lui fatica non tanto a tenere le ruote, ma a destreggiarsi tra le ruote. Gli manca sicurezza e padronanza del mezzo. Non ha bisogno di salite da 800 metri, ma da 8 km. Arriveranno e arriverà.
 
Valerio CONTI. 7. La sua è un’ottima gara. Nel finale tenta un’azione con duplice scopo: provare il colpaccio e mettere pressione a tutti i big che ambiscono alla classifica. Li mette tutti alla frusta, poi si fa dura, e si deve rialzare.

Fabio ARU. 6. Si fa vedere, con la sua UAE Emirates. Sa che questo Giro sarà una battaglia, e il team di Beppe Saronni, guidato da Mario Scirea e Marco Marzano, non ha intenzione di portare a spasso nessuno. Tappa interlocutoria? Forse per molti, non per loro, che accendono la corsa quando al traguardo mancano ancora 105 chilometri. Sullo strappo di Monte Pavone danno vita ad un’accelerazione combinata, che risveglia tutto il gruppo, da un sogno rosa profondo. Poi resta un po’ imbottigliato nel finale, ma ci sta.

Chris FROOME. 5,5. Perdere qualche secondo non è un dramma, soprattutto per uno come lui, ma oggi ne perde forse qualcuno di troppo. Lui sorride e rassicura tutti: sto sempre meglio. Se lo dice lui.

Enrico BARBIN. 7.
Gladiatore in Israele, muscolare anche sul suolo italico. Il bergamasco di Osio sa che la miglior difesa (della maglia) è l’attacco: e chi lo stacca. Oggi si butta nella fuga buona, con Jacopo Mosca della Wilier Selle Italia, Marco Frapporti della Androni Sidermec, Quentin Jauregui della AG2r e Maxim Belkov della Katusha Alpecin. I cinque cavalieri dell’apocalisse, senza macchia ma soprattutto senza paura. Bravi.

Quentin JAUREGUI. 7. Il francese della Ag2r accarezza per qualche chilometro il sogno rosa. Una rosa virtuale, che tale resta. Ma per i fratelli Alborghetti della Rosti, al loro primo Giro d’Italia (sono in gruppo anche con Androni Sidermec) è tutto maledettamente vero.

Carlo GUARDASCIONE. 8. Medico di assoluta esperienza e affidabilità, il responsabile sanitario del Bahrain in questo Giro si fa notare anche per i rimedi della nonna. Nel senso che alla nonna ha portato via una serie infinita di collant. L’altro giorno sono stati utilizzati per dare sollievo nel deserto: collant con ghiaccio secco da porre sul coppino dei corridori. Dopo il viaggio di rientro, in aereo, altro rimedio pratico: sempre con calze. «È vero — ha raccontato a Ghisalberti sulla Gazzetta —: oltre le due ore si va incontro a ritenzione idrica che deve essere combattuta, altrimenti domani (oggi, ndr) il corridore si sente imballato». Il punto è come combatterla. «Ci sono diversi sistemi — spiega sempre il dottore —. Il primo è l’uso di calze a compressione graduale, che possono essere a gambaletto o lunghe fino all’inguine. La pressione si misura in denari e va da 15 a 70. Noi le usiamo da 40. I corridori le tengono anche dopo la corsa, nel trasferimento dal traguardo all’hotel. A volte, se la partenza è lontana, anche all’andata». Grande medico e uomo di esperienza, non certo una mezza calzetta.

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