TUTTOBICI | 26/04/2018 | 07:12 Avrebbe compiuto 81 anni, il 3 di questo mese, Renzo Bardelli, l’uomo politico e l’uomo di ciclismo di Pistoia, scomparso il 2 marzo scorso. Avrebbe visto un’altra primavera di classiche, vissuto un altro Giro, e voluto ispirare certo un’altra edizione del suo Memorial “Giampaolo Bardelli”, creato nel 1985 in onore del fratello scomparso, e riservato in una prima fase al ciclismo dei dilettanti emergenti, e dal 1998 riservato invece - unica iniziativa del genere, nel mondo - a quanti si fossero prodigati a diffondere una visione etica dello sport, e in particolare del suo e nostro tanto amato ciclismo. Dal 1998, appunto, in quella stagione miliare di non ritorno dalla lotta al doping... Già, Renzo Bardelli, e il suo ciclismo beneamato, e “maleamato” in quegli anni da troppi primattori: atleti direttori sportivi medici sociali.
Renzo Bardelli è andato via, e abbiamo aspettato questa ricorrenza e questa occasione per scriverne, e ringraziarlo. Pensare che l’avevamo conosciuto nel 1983, da sindaco di Pistoia, al Premio Ceppo di narrativa, e l’avremmo poi rincontrato, negli anni ’90, lui intellettuale di buone letture civili, su un’altra frontiera di civiltà: lo sport e la morale.
Senza dicotomie, senza frizioni, senza opportunismi Renzo Bardelli - e saremo brevi - era questo. Una persona tutta di un pezzo, senza flessioni, capace di andare via da una formazione politica (il PCI) quando in essa non si sarebbe più riconosciuto e capace di guardare impietoso nel suo mondo prediletto (il ciclismo) quando ne avrebbe colto - Generazione EPO - la deriva.
Renzo Bardelli è andato via, e per la prima volta abbiamo oggi riaperto la galleria delle edizioni del suo Memorial, sfogliato le brochure e rivisto quanto di importante vi sia stato scritto. Nel nome dello sport, e lo ripetiamo fino a stancarci, del ciclismo migliore, quello dei non lestofanti.
Pensiamo, alla rinfusa, e restiamo in questa scrittura oggettivi, perché riguardare a Bardelli è di per sé una vertigine culturale, a Walter Polini, il medico ex-ciclista che puntò l’indice contro l’EPO di squadra, a Rosello e Giuliana Frigo, i genitori di Dario, a Giuliana Salce, a Flavio Alessandri, a Mauro Salizzoni, anche ai NAS di Firenze, perdonateci, al cardinale Luigi Tettamanzi, a Ivano Fanini, a Silvio Garattini, a Mario Zorzoli, a Carlo Petrini, a Françoise Lasne, in ricordo di Jacques De Ceaurriz, per il laboratorio francese di Chatenay - Malabry... Ai tanti giornalisti, tecnici, scrittori, ciclisti in attività o meno che sul palco di quella manifestazione, che diventò poi un appuntamento di amici, un Capodanno di valore non occasionale, si sono succeduti: per un riconoscimento, un applauso, un titolo di merito.
E Renzo Bardelli - scusateci adesso - non ci è parso che dal ciclismo in senso lato sia stato ancora degnamente onorato e illustrato. Non ci fa velo l’affetto personale, è un testo questo a ciglio asciutto, con il freno del batticuore tirato, perché sia compreso senza ermetismi da tutti.
Nel riguardo di una persona che il ciclismo lo ha amato nella gioia e nel dolore estremamente - “estremamente”, già, come avrebbe detto Adriano De Zan - sarebbe davvero cosa buona e giusta che le istituzioni del ciclismo nazionale, se non proprio il CONI, istituissero un riconoscimento almeno per un un ricordo, o ancor più per coniugare nel tempo la sua autentica passione. Autentica, e non di comodo. Che sia adesso dedicato a lui, dall’anno che verrà, senza più il limite di un caro nome proprio, il “Memorial Bardelli”. Gian Paolo Porreca, da tuttoBICI di aprile
che sottoscrivo appieno la proposta di Porreca. Mi farebbe piacere che quanti l'hanno conosciuto e, di conseguenza, stimato si associno. Il Memorial dei DueBardelli deve continuare, per Pistoia, la Toscana e il nostro sport
Il premio deve continuare!
26 aprile 2018 16:30pietrogiuliani
Bardelli è stato un grande. E' stato Sindaco quando la Pistoiese era in serie A. E poi nel ciclismo ha avuto campioni del calibro di Moser, Cipollini, Bartoli, e Petacchi. Il premio memorial Bardelli è andato a personaggi importanti che per il ciclismo hanno fatto tanto come i nomi indicati sopra. Sarebbe bello che questo premio non morisse con lui, perchè il suo nome deve essere ancora onorato.
Libro su Fanini
28 aprile 2018 12:38umbertomaserati
Tra tutte le cose belle che Renzo ha fatto in vita vorrei ricordare anche il libro scritto su Ivano Fanini. Una cosa davvero interessante che tratta del ciclsmo e di quanto accaduto dino alla fine degli anni 90. Concordo anche io che il Memorial non debba finire qui.
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