BONGIORNO: «Avrei potuto correre altri 15 anni, invece smetto»

PROFESSIONISTI | 30/12/2017 | 07:09
Non è facile per un ragazzo che ha sempre sognato di correre in bicicletta dover appendere la bici al chiodo. Soprattutto se ha solo 27 anni e nei cinque anni da professionista ha dimostrato di avere qualche numero. Francesco Manuel Bongiorno, a malincuore, ha deciso che è arrivato il momento di dire basta. Oggi ci spiega perchè.

«Sono passato nella massima categoria con la Bardiani CSF nel 2013, team con il quale sono cresciuto e ho disputato tante belle corse, in primis il Giro d'Italia. Nella seconda parte del 2015 non sono andato come speravo e nell'inverno successivo ho commesso alcuni errori di preparazione. La stagione 2016 non è andata bene e l'inverno tra il 2016 e il 2017 per me è stato molto duro (ha sofferto a causa di depressione e disturbi alimentari, ndr), fatto di tante illusioni e false speranze. Sinceramente non pensavo di trovarmi senza contratto, solo a febbraio ho trovato spazio alla Sangemini MG.Kvis Olmo Vega, squadra minore che a stagione già iniziata non poteva permettersi di pagarmi uno stipendio. Quest'anno non ho preso un euro, è stata una mia scelta, la voglia di correre e rilanciarmi era così alta che ho deciso di investire su me stesso. Ci credevo come credo in questo sport, buoni risultati sono arrivati (ha vinto tappa e classifica finale del Giro di Albania, ndr), ma non sono bastati per attirare l'interesse di squadre maggiori» racconta Manuel, che nel corso di questa stagione ha segnato un primato nella storia del ciclismo, anzi sport in generale.


«Ho fatto richiesta all'UCI di poter avere il passaporto biologico, a luglio mi hanno risposto che non potevano soddisfare la mia richiesta perchè le formazioni continental sono regolate dalle federazioni nazionali e non a livello internazionale, per la burocrazia non sono riuscito a farlo. Dalla Cycling Anti-Doping Foundation (CAFD) mi hanno detto che ero il primo corridore a chiederlo, mi hanno elogiato, così come quando ho deciso di pubblicare i miei valori sui social. L'ho fatto per essere trasparente, per dimostrare la mia serietà e che le mie prestazioni sono frutto solo di tanto lavoro. Ho fatto tutto il possibile per continuare, se sono arrivato a questa decisione è perchè ho già sopportato troppe delusioni. L'unico rimpianto che mi resta è di non aver avuto al mio fianco figure professionali in grado di darmi consigli e un aiuto a muovermi in questo mondo, valorizzando la mia figura. Chi mi circondava mi ha deluso. A settembre ho contattato Johnny Carera che devo ringraziare tanto perchè si è dimostrato determinato e motivato a ricoprire il ruolo di procuratore che mi mancava. Mi ha fatto sentire tutelato, mi ha fatto capire che sono stato preso in giro per tanto tempo, è un grande professionsita. Oltre ai miei cari, un'altra persone che mi è stata molto vicino quest'anno è stato Paolo Alberati, mi ha seguito come allenatore e non solo, ogni mattina mi chiamava per spronarmi e darmi morale».


Un contatto con un grande team sembrava poter cambiare le sorti della carriera di Bongio, ma per scelte tecniche alla fine la possibilità di un ingaggio interessante non è andata in porto. «Dentro ora ho solo tanto dispiacere. Mi sento di poter correre altri 15 anni, ma devo fare i conti con la realtà. Non ci sono più i presupposti per andare avanti, devo prendermi le mie responsabilità. Non corro per i soldi, ma non posso spendere i miei risparmi per gareggiare. Devo pensare alla mia vita privata e al mio futuro. Nelle ultime stagioni ho messo da parte la mia dignità, ripartire senza una gratificazione economica non è facile e nemmeno giusto. Smettere è una decisione dura, è come se stessi vivendo un lutto. Chi mi conosce sa cosa rappresenta la bici per me. Non è solo un lavoro, ma una religione da professare con dedizione e amore. Il ciclismo è il mondo più bello che c'è, ma non sento più la fiamma. Mi fa strano immaginarmi in un altro ambito, pensare a una vita senza bicicletta mi sembra assurdo».

Giulia De Maio

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COMMENTI
bongiorno
30 dicembre 2017 10:48 grano
ti auguro tanta fortuna nel mondo del lavoro, il ciclismo non da garanzie per il futuro ....
bisogna lavorare nel vero senso della parola.

La cosa più triste...
30 dicembre 2017 14:48 OldVintage
...come dice lo stesso Bongiorno, è aver iniziato a fare il "professionista" solo quando le porte si sono chiuse: ammettere che (cito)

"L'unico rimpianto che mi resta è di non aver avuto al mio fianco figure professionali in grado di darmi consigli e un aiuto a muovermi in questo mondo, valorizzando la mia figura"

vuol dire aver avuto una carriera allo sbaraglio, basata sull'improvvisazione; nel ciclismo, come in tutti i settori ormai, l'appoggio a figure serie e professionali deve essere il primo passo per una carriera, non l'ultimo...

Peccato
30 dicembre 2017 18:31 Anbronte
Un buon cortidore, non capisco i ringraziamenti a Carera, non gli ha nemmeno trovato una squadra.

Non Mollare
30 dicembre 2017 20:58 thered
Dispiace leggere queste parole di Bongiorno, dispiace sapere che un corridore del suo spessore sia senza Squadra, Dispiace sapere che nessun Direttore Sportivo o Menager non abbia inserito in organico questo ragazzo!!! Leggendo le sue parole, si capisce la sua passione per questo sport, e si capisce la sua delusione per come sta finendo la sua carriera.
Speriamo che “Magari” leggendo questo Articolo, il Sig.Fanini non possa fare un pensierino per inserirlo nella sua Squadra......
E Comunque Tanti Auguri e Buon Anno

La verità fa' male
30 dicembre 2017 21:30 Monti1970
Da appassionato di ciclismo ho seguito questo ragazzo fino dalle categorie minori dove aveva ottenuto ottimi risultati che facevano ben sperare.
Gli ultimi anni sono andati sempre a diminuire e quel "caratterino" che tutti conoscono non ha giovato a suo favore.
L'appoggio e i consigli di persone competenti che conoscono il mondo del ciclismo non penso gli siano mancati a partire dalla famiglia Reverberi ma è evidente che non sono bastati... Smettere di fare il ciclista non è un lutto mi auguro che in altri settori si possa realizzare ad avere tante soddisfazioni.

Amara verità.
31 dicembre 2017 08:51 Bastiano
Comprendo quando sia dura rinunciare ad un sogno ma, forse ci sarebbe voluta un po\'più autocritica.
I Reverberi l\'opportunità l\'hanno data, se è stata sprecata, non può essere colpa loro.
Purtroppo in Italia ci sono poche squadre e questo è il vero ed unico problema.

PAROLE DI AMORE
31 dicembre 2017 15:03 soichan41
l'appello è in maiuscolo come fosse un grido " LE PAROLE DI BONGIORNO SONO PAROLE DI AMORE E L'AMORE DEVE ESSERE CONSIDERATO....BONGIORNO E' UN OTTIMO CORRIDORE E IN UNA SQUADRA IMPORTANTE FARA' LA SUA PARTE ALLA GRANDE PER ESEMPIO AD ARU UNO COME BONGIORNO IN SALITA SAREBBE L'IDEALE ...ASCOLTATELO E'GIOVANE ED IL CICLISMO NON DEVE PERDERE UN CORRIDORE COSI'"
Bongiorno un augurio con tutto il cuore.

E' gia stato fortunato.
31 dicembre 2017 21:27 piuomeno
Penso invece che 5 anni di professionismo siano già tanta roba per un atleta del suo spessore. Una carriera fatta di alti (anzi altissimi) e bassi (anzi bassissimi)a cominciare dalla categoria Juniores. Ad un suo collega che ha percorso una carriera fotocopia (Taliani) è andata anche peggio.
Tanti auguri per il prosieguo di una vita che auguro essere dignitosa ed appassionante.
Maurizio

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