LE STORIE DEL FIGIO. IL ROSA DI RINO

STORIA | 30/09/2017 | 07:02
Il prossimo Giro di Lombardia rappresenterà il preventivato “passo d’addio” per la guida dell’ammiraglia delle corse di RCS Sport. Non si pensi però a Mauro Vegni: lui c’è e ci sarà anche nel futuro prossimo e magari anche remoto.

Cambia la guida invece, in senso letterale, della vettura ammiraglia delle corse rosa. Il dato anagrafico del “pilota” di Vegni, parliamo di Rino Colombo situa l’età (di Colombo, non di Vegni….) attorno ai settant’anni, uno più, uno meno. Monzese purosangue Rino Colombo è del 1948. E la legge, inesorabile, del tempo prospetta un cambio di guida per questo veterano del volante dopo vari anni di appassionata e appassionante carriera in ambito ciclistico.

Rino Colombo esordisce al Giro d’Italia nel 1993 come motociclista nella squadra della Fininvest che, al tempo, trasmetteva il Giro d’Italia e le altre corse rosa. Definisce il suo compito di allora, ironicamente, con il termine di “pizzaiolo” utilizzato per indicare il motociclista incaricato di portare, con la massima celerità possibile, le pellicole con le immagini registrate nelle fasi iniziali e centrali della corsa, definita “pizza” in gergo, alla zona d’arrivo, alla regia, per essere diffuse in onda prima della trasmissione in diretta. Seguono altri incarichi, sempre in moto, nell’ambito Fininvest. Nella vita è un libero professionista con un’avviata officina meccanica e la passione per i motori, moto o macchine non fanno differenza per il monzese.

Al termine dell’esperienza con Fininvest, nel 1999, alleggerito anche l’impegno professionale con l’attività in proprio, entra in pianta stabile nei ranghi dei collaboratori RCS Sport guidando per diversi anni le auto del collegio di giuria.

Questo fino al 2004 quando è scelto dal patron Carmine Castellano per rilevare Rinaldo Berra, autista che aveva sempre guidato la sua ammiraglia e alla fine di quell’anno, al Giro di Lombardia, passa in eredità a Mauro Vegni che aveva rilevato il testimone da Castellano alla direzione corsa. Poi è sempre con Vegni, nelle diverse situazioni, sia in corsa, sia fuori-corsa per “missioni” improvvise, impreviste, riservate, soprattutto nel corso delle gare a tappe che sovente capitano, missioni un po’ “coperte”.

Persona di poche parole, cordiale, mai sopra le righe, guida sempre morbida anche nelle fasi di corsa più concitate, è testimone cieco, sordo e senza memoria delle conversazioni in e fra le vetture in corsa o anche all’esterno dell’échelon course del suo trasportato. Lascia con serenità il volante dell’ammiraglia, ringrazia per le belle esperienze e le amicizie vissute, in particolar modo con Mauro Vegni con il quale il “feeling” è stato immediato e costante nel tempo tanto che il monzese si è un po’ romanizzato, almeno in alcune espressioni.

Avrà così ancora più tempo per il suo lago di Como, tanto caro pure a un altro monzese al quale lo legava una grande amicizia, Giorgio Albani e per la sua passione di “sub”, nella Sicilia sud orientale, passione condivisa questa con l’amico motociclista Vito Mulazzani, quasi concittadino.

Non è tipo Rino Colombo di rimpianti e recriminazioni e si compiace di quello che ha avuto, molto di più di quello che si aspettava, e passa il volante con il sorriso.

Giuseppe Figini




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