CASSANI PROVOCA: TOGLIAMO LE CRONO

PROFESSIONISTI | 29/08/2017 | 07:42
Il mondo è in continua evoluzione, fluido e caratterizzato da cambiamenti repentini sempre in atto. Un continuo assestamento di azioni e reazioni per tornare a un punto di equilibrio. L’equilibrio è un concetto caro al commissario tecnico Davide Cassani che più volte nei suoi discorsi spiega come ve ne siano tanti: l’equilibrio nel gestire i ragazzi nella fase delicata della crescita, nel coordinare un gruppo di lavoro, nelle corse, in squadra e via elencando.

C’è un punto però che lo vede rompere il suo personale equilibrio. La visione sulle corse moderne: meno crono, o zero proprio, e meno corridori in squadra. È la considerazione di un profondo conoscitore del ciclismo, sport che da sempre ama e nel quale si sta impegnando a fondo per dar forma ad un ampio progetto federale che lo vede coinvolto dai professionisti fino ai giovani.

Al termine di un Tour de France livellato verso l’alto e deciso dalle prove contro il tempo, il CT prende tutti in contropiede e lancia una provocazione che poggia su interessanti pilastri. Quella che potrebbe sembrare un’uscita televisiva post Grande Boucle diventa un’interessante opportunità di confronto.

La prima domanda è quindi scontata. Per quale ragione elimineresti la crono?
«Vedi, il ciclismo è uno sport in continua evoluzione e non dobbiamo dare nulla per scontato. L’obiettivo de­ve essere quello di far sì che le corse siano sempre più belle, combattute e appassionanti. Facciamo un passo indietro. Le grandi corse a tappe nascono all’inizio del Nove­cen­to. Se fossimo andati avanti con il modello di corse impostato allora, non saremmo arrivati da nessuna parte e il ciclismo sarebbe morto. Così nel 1910 sono state inserite le montagne che all’inizio sembravano un’idea folle. A quel punto una nuova evoluzione e nel 1930 sono arrivate le cronometro.
Adesso le cose sono cambiate nuovamente. Perché non fare una grande corsa a tappe senza crono? Avete notato che le differenze le fanno le pro­ve contro il tempo e pochi altri mo­menti? Abbiamo visto anche al Giro cosa è successo. Se Dumoulin non si fosse fermato nella tappa dello Stelvio, perdendo terreno, la corsa sarebbe sta­ta altrettanto avvincente?»

Torniamo al Tour. Non credi che il Team Sky a suo modo abbia portato una propria idea rivoluzionaria? Hanno dato un loro stile al ciclismo.
«Certo è vero, anch’io correrei così al lo­ro posto. Fanno bene, vincono e han­no una loro visione. Complimenti a lo­ro, ma io vorrei vedere una corsa incerta e per questo lancio delle proposte. Guardo al modello di sport americano. Prendiamo il basket, dove gli ultimi ar­rivati nel campionato NBA possono ef­fettuare le prime scelte per avere i mig­liori talenti universitari. Si viene così a creare un equilibrio fra le squadre che provoca maggiore spettacolo».

Nel ciclismo come lo provochiamo questo equilibrio?
«Togliamo le crono. In questo Tour de France i più forti sono rimasti tutti as­sieme. Pensaci bene, Froome, Bardet e Uran erano sempre attaccati».

Ci sono però corridori come Miguel In­du­rain o Jacques Anquetil che sulle crono ci hanno costruito una carriera…
«Le maxicrono oggi sarebbero anacronistiche. Il ciclismo è cambiato».

E chi vedi come possibili artefici del cambiamento?
«Proudhomme da una parte (Tour de France e Vuelta España) e Vegni (Gi­ro d’Italia) dall’altra. Per loro è molto im­portante presentare percorsi che producano un bello spettacolo, un confronto serrato tra i campioni».

La soluzione quindi è accorciare ulteriormente le crono?

«Io penso di sì».

Perché non si fa la differenza in salita?
«Perché l’atleta arriva al 100% alla corsa di suo interesse. Gli allenamenti che i corridori sostengono sono perfetti e li portano al top. Inoltre la velocità in salita è alta e a 20 chilometri orari la scia è determinante. Una volta una mon­tagna come il Pordoi faceva la differenza, i corridori arrivavano staccati. Ora non fa più nemmeno selezione».

Allora cerchiamo salite più ripide?
«Potrebbe essere un’idea, con pendenze superiori al 10%. Non pensiamo però a rampe come quelle del garage. Inoltre una volta non c’erano i rapporti di adesso, con il 28 o il 30. Con rapporti agili ora ti salvi, prima c’erano il 23 e il 25 come massimo».

E la riduzione del numero di atleti nelle squadre?
«Bisogna capire quale sia il numero giusto di corridori da impiegare analizzando tanti fattori, anche quello legato alle cadute».

Lì subentra pure il discorso che fa capo alla rigidità dei materiali...
«Il corridore decide di prendere i rischi chiedendo biciclette sempre più rigide e non curandosi di altri aspetti. Poi ci sono fattori legati a geometrie, telai, ruote, pressioni degli pneumatici. Per la prestazione mettono a repentaglio la sicurezza. Nessuno fa un passo indietro e nel ciclismo non è possibile pensare di cambiare le ruote da salita e di­scesa come in formula uno in caso di pioggia o in una transition area come nel triathlon».

Tornando alla riduzione dei ciclisti per team, quanti ne toglieresti?
«Premetto che parlo contro il mio interesse perché da CT al campionato mon­diale preferirei avere 10 atleti anziché 9: in questo caso non guardo il lato personale ma quello dello spettacolo. Quanti ne vadano tolti è un’opzione da valutare con attenzione».

Sogni una corsa a tappe per nazionali?
«Pensare a un Tour per nazionali sa­rebbe il massimo. Probabilmente un so­gno irrealizzabile. Pensa a quali interessi potrebbero scaturire. Al via ci sa­rebbero almeno 20 nazionali con dei corridori di livello “bestiale”. Certo però non si può pensare che ad uno sponsor che investe milioni tu possa levare il corridore proprio nella corsa più importante della stagione. Però re­sta un’idea bellissima».

Pietro Illarietti, da tuttoBICI di agosto
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COMMENTI
29 agosto 2017 10:52 BARRUSCOTTO
SE NE SENTONO DI TUTTI I COLORI ANCHE DA COSIDETTI OPINIONISTI TECNICI ECC..PAGATI ANCHE BENE LE CRONOMETRO SONO LA SPECIALITA PIU VERITIERA DEL CICLISMO SOLO CONTRO IL TEMPO LA IL COMPAGNI NON CONTANO POI PENSIAMO SE IN ITALIA CI FOSSE UN GRANDE CRONOMEN SE SI FAREBBBERO STI DISCORSI POI LE SALITE PIU RIPIDE NON FANNO SELEZIONE MEGLIO SALITE DI MEDIA DIFFICOLTA 15 KM

29 agosto 2017 12:09 sucasys
Togliamo le radioline! Questi signori non "vedono" la corsa. Troppo facile essere pilotati da fuori da chi in macchina vede in tv cosa succede.

No comment
29 agosto 2017 12:33 Berna71
Appunto no comment ma come fa una persona con la posizione del ct Cassani a dire una cosa del genere.. la cronometro e\' la prova della verita\' da sempre sulla qualita\' di un corridore e quindi tutto detto io mi vergognerei ad affermare cio\' un giro un tour o vuelta e\' un mix di vari terreni e la crono ci sta\' a pieno diritto meglio tacere che dire castronerie e portare risultati ai mondiali suvvia....

D\'accordo con Burrascotto
29 agosto 2017 12:45 Monti1970
In Italia la specialità del cronometro è stata del tutto abbandonata. La crono fa parte del ciclismo quindi una federazione seria ci deve investire invece di dire aboliamola, troppo facile!

Froome e la Sky: questo è il problema
29 agosto 2017 13:20 maurop
I problemi del ciclismo contemporaneo sono molti, alcuni dei quali irrisolvibili. Niente può togliere, per esempio, la convinzione ormai diffusa che si tratti di uno sport in declino, rispetto al suo passato fin troppo glorioso. Ma se limitiamo il discorso alle corse a tappe, è evidente che il problema non sono le cronometro. Il problema se mai, non per loro demerito, sono la Sky e Chris Froome, che hanno reso la corsa più bella la più monotona di tutto l\' anno, appannaggio del campione che passerà alla storia come il meno carismatico e meno amato di tutti i tempi. D\' altra parte, non è certo colpa sua se non piace, ma non è nemmeno colpa nostra se non ci piace. Aspettiamo tempi migliori e lasciamo le crono ( specialità sublime) al loro posto.

Per fortuna Cassani non conta nulla
29 agosto 2017 14:04 pickett
Cassani è la dimostrazione vivente che ci si può occupare per 40 anni di un'attività,senza capirci nulla.In salita i corridori attaccano solo se devono recuperare il tempo perso a cronometro.Senza crono,con la classifica corta,perchè mai gli scalatori dovrebbero attaccare da lontano?é normale che aspettino gli ultimi 5 km dell'ultima salita.Ripeto:in una grande corsa a tappe di 3 settimane ci vorrebbero cento km a cronometro individuale(breve cronoprogo,due crono pianeggianti,una cronoscalata)+ una bella cronosquadre.

a punti
29 agosto 2017 16:24 tralepieghe
perche non correre una corsa a tappe con una classifica a punti e non a tempo, non basterebbe più arrivare attaccati all'avversario ma davanti, e le fughe sarebbero più controllate

boh
29 agosto 2017 17:47 max73
100 km di crono? Classifica a punti e non a tempo? Ma che belle idee! In ogni giro ci dovrebbe essere una crono di 20 max 30 km più una crono scalata. Non più di otto corridori x squadra ma forse si dovrebbe arrivare a sette. Non è possibile togliere le radioline. . Il mondo cambia ... anche il ciclismo. Ma poi ditemi quando il tour lo vinceva Indurain era più spettacolare? ???

Crono più lunghe
29 agosto 2017 19:19 Nando
Io farei esattamente il contrario, ovvero crono da 55/65 km così chi prende 4/5 min è costretto ad attaccare magari come facevano Chiappucci o virenque.. la corsa così sarà più interessante evviva fin dalle prime salite...

Togliete le radioline uccidi-pettacolo !
29 agosto 2017 19:39 Rider
Le crono non sono spettacolari da vedere, è vero, ma sono un essenziale, imprescindibile fattore per valutare le reali capacità atletiche di un corridore. Quindi non debbono assolutamente essere eliminate.
Invece andrebbero da subito eliminate le radioline pilota-corridori, lasciate solo per finalità di sicurezza in modi da stabilire.
Oso affermare che non è Froome ad aver addormentato le tappe, ma le radioline. Ormai le tappe sono tutte uguali, va via la fuga, il gruppo insegue e chiude negli ultimi chilometri.
Basta. L'assenza delle tadioline permetterebbe di vedere la reale visione di corsa e la capacità strategica di un corridore. Oggi i corridori sono come delle automobiline pilotate da uno con telecomando.
Sentirsi libero di correre a proprio piacimento libererebbe la creatività agonistica dei corridori, con immenso guadagno dello spettacolo.
Basta con i corridori tele-comandati!


Un rimedio
29 agosto 2017 21:15 relax
Portare il numero di atleti da 9 a 7 per squadra anche la Sky di turno avrebbe problemi nel controllare la corsa....ma ci sono troppi interessi

Bhà..............
29 agosto 2017 21:54 9colli
........l'ha detto Cassani..........poerannoi!!!

Cassani non sa più cosa inventarsi
30 agosto 2017 07:45 Vale46
Chi vince un grande giro deve dimostrare di andare forte, o almeno difendersi, anche alle cronometro. Poi caro Davide, che in Italia non ci siano cronomen questo si sa, non c\'è la cultura putroppo... Alcune atleti italiani provano la bici da cronometro solo da professionista Xé sono obbligati nelle gare, nelle categorie inferiori neanche sanno cos\'è... Questo è il problema

pro Cassani
31 agosto 2017 21:29 SoCarlo
premetto che a me le crono piacciono.
l'argomento di Cassani non e' contro le crono in generale, ma contro le crono che, in questo momento storico, uccidono lo spettacolo del ciclismo. e su questo ritengo abbia ragione.
Il Tour in particolare e' diventato di una noia incredibile e Cassani attribuisce la causa alle crono. Uno dei pretendenti al titolo, infatti, e' notevolmente piu' dotato degli altri a cronometro, quindi, militando nella squadra piu' ricca, altro non fa che arrivare davanti nelle crono e non perdere tempo sulle montagne. Per le crono ci pensa lui, per le montagne ci pensa la squadra che tira a ritmi altissimi a tutte le tappe: chi potrebbe attaccare non lo puo' fare perche' stancato dalla squadra avversaria e non dall'avversario (in questo caso Froome).
Ci sarebbero altre soluzioni, quali ridurre i componenti della squadra, ma meno efficaci di rimuovere le crono (in quanto la sky attuale ha Landa, Nieve, Kiatowski, etc....)

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