DOSSIER BAHRAIN MERIDA. PARLA SLONGO - 3

PROFESSIONISTI | 27/11/2016 | 07:41
Tra gli uomini fidati di Vin­cenzo Nibali che avranno un ruolo chiave nella Bahrain Merida c’è Paolo Slongo. Il tecnico veneto, a cui lo Squalo si affida da sempre per pianificare la preparazione, è stato nominato head coach della formazione rosso-blu-dorata. Come in Astana nelle ultime stagioni, sarà quindi il capo degli allenatori e responsabile delle performance. Nessuno meglio di lui può quindi svelarci i programmi e le aspettative di questo nuovo progetto.

Pronto per questa nuova sfida?

«Sì, devo dire che mi è dispiaciuto la­sciare la formazione kazaka con cui tante soddisfazioni ci siamo tolti ma, op­tando Vincenzo per questa nuova avventura, mi ci sono tuffato volentieri. Questo primo ritiro è stato breve e concentrato, mi è servito per raccogliere tanti dati su cui andremo a lavorare da ora in poi. L’idea di un progetto tut­to nuovo è davvero stimolante, il lavoro è raddoppiato ma il bello di partire da zero è che si può dare la propria im­pronta. Davanti a noi ora abbiamo un foglio bianco: io ci scriverò tutto ciò che ho imparato dai tempi della Liqui­gas, passando per la Cannondale fino alla Astana, cercando di migliorarmi sempre anche alla luce degli errori del passato. Sono felice di rimettermi in gioco con uno staff d’eccellenza».

Sei riuscito ad avere gli uomini che volevi.

«Sì, mi sono dovuto separare da Mau­rizio Mazzoleni con cui ho lavorato be­ne e con il quale avrei voluto continuare a collaborare, ma giustamente in Astana ora avrà ancora più spazio per spiccare il volo. Al mio fianco sono felice di avere Marino Rosti che svolge il lavoro di mental coach, mobilità e stretching, una sorta di psicologo - al­lenatore “a secco” come lo chiamo io, potrò contare sulla professionalità di Paolo Artuso, un ragazzo di Vicenza che ha sempre lavorato in Mapei Sport e negli ultimi due anni è stato impegnato con i corridori diabetici della Novo Nordisk, in più ci sono Vladimir Mi­ho­lie­vic e il dottor Luca Pollastri che ci aiuteranno con qualche corridore. E ci sono tante figure che vantano esperienza nel World Tour, tra loro tan­ti italiani, che daranno un fondamentale contributo. Dai massaggiatori Pallini e Del Gallo a tutti gli altri uomini che attorniano un corridore di livello».

Come valuti gli atleti ingaggiati?

«La mia paura era di non riuscire ad avere una rosa competitiva fin da subito ma non è stato così. Per fortuna ab­biamo trovato buoni corridori a fine contratto e avevamo avuto fiuto per dei giovani che stavamo corteggiando da un po’, come Colbrelli prima che esplodesse con un ottimo finale di stagione. La squadra ha atleti esperti a cui si chiede di essere presenti e ragazzi che mi stimolano molto per quanto riguarda l’allenamento perché finora non hanno lavorato al cento per cento e possono dare molto di più. Sonny è chiamato a fare il salto di qualità nelle corse che contano, Niccolò Bonifazio è un altro talento che si è perso per strada e senza un velocista di riferimento potrà avere i suoi spazi, lo spagnolo Cortina ha davvero dei buoni valori (il CT spagnolo Minguez ha detto di lui “sarà un nuovo Freire”, ndr), Cink ar­riva dalla mtb ed è ben strutturato co­me atleta, così come lo sloveno Per che ha vinto il Fiandre tra gli Under 23».

Chi avresti voluto, che non siete riusciti a prendere?
«Elia Viviani. Abbiamo lavorato assieme nelle categorie giovanili e alla Li­qui­gas. Quest’anno ha dimostrato tutto il suo valore vincendo l’Omnium ai Giochi Olimpici, è un ve­locista e un ragazzo speciale, meritava l’oro. Ha preferito rinnovare con la Sky per altri due anni, sarebbe stato fantastico averlo come nostra punta veloce».

Quale sarà il programma di Nibali?

«Partiremo dall’Argentina, con la bre­ve corsa a tappe di San Juan. Pur­trop­po il Tour de San Luis non si terrà più, comunque Vincenzo ha piacere di partire da quell’angolo di mondo che gli ha sempre portato bene perciò andremo laggiù dal 16 o 17 gennaio per allenarci al caldo prima di iniziare a tutti gli effetti la stagione. Il Giro del Cente­nario è ovviamente il suo primo grande obiettivo. Dopo la corsa rosa in cui dovrà arrivare al top sin dall’inizio, do­vremo valutare bene il prosieguo della stagione. Ci penseremo con calma e valuteremo bene se andare al Tour, alla Vuelta o ad altre corse ancora. Ion Izaguirre è stato scelto come seconda punta per i grandi giri ma è un’incognita nelle tre settimane. Se andrà lui alla Grande Boucle, punteremo alle tappe, diciamo che dove mancherà il leader ci sarà spazio per tutti, compreso Ro­dri­guez, un atleta di esperienza che si è accorto di poter dare ancora qualcosa. Ci tiene a chiudere dignitosamente la sua carriera, a insegnare ai giovani, a trasmettere il suo entusiasmo per questo sport. Mi sembra proprio una bella persona, di certo è una banca di esperienza che il nostro team non poteva lasciarsi sfuggire».

Quali sono le tue aspettative per il gruppo nel complesso?
«Da Vincenzo e i suoi compagni più stretti mi aspetto che vadano alle corse per vincere, dall’altra parte ai tanti giovani chiedo di aver pazienza per crescere con calma. A tutti chiediamo che dia­no sempre il massimo. Una bella sfida sarà far sbocciare figure come Izaguirre, che avrà spazi che prima non aveva. Ion non sa dove può arrivare vi­sto che finora ha sempre corso in ap­poggio a Quintana o a Valverde. Per il Giro d’Italia, Vincenzo potrà fare affidamento su uomini importanti: More­no, Siutsou, Visconti, Boaro, Navar­dau­skas (che disputerà anche le classiche in Belgio), Agnoli... Sono certo ci faremo notare».

Come si sviluppa il tuo lavoro in questa fase embrionale del team?
«Il prossimo ritiro sarà dall’8 al 20 di­cembre sempre in Croazia. Ci saranno tutti gli atleti e sarà un raduno pedalato. A metà novembre svolgeremo i pri­mi test, per costruire la base di lavoro e programmare il tutto al meglio. Negli scorsi giorni ho fatto compilare una scheda a ciascun ragazzo con i suoi da­ti (peso forma, battito più alto...) ma anche con domande per conoscerli me­glio tipo “che gara ti piace?” o “qual è il tuo sogno per il 2017?” Dalle risposte capisci la loro motivazione. C’è chi è già contento di lavorare con Vin­cen­zo e chi invece punta alla vittoria in pri­ma persona. Abbiamo inoltre condiviso il programma e mi sono informato su come si sono allenati finora, come si trovano con i ritiri in altura, se hanno dovuto affrontare infortuni più o meno seri, che allenatori li hanno seguiti fi­no ad oggi, il loro stato sentimentale (se sono sposati o convivono in genere ne guadagna anche la qualità dell’alimentazione), se hanno la moto e chi gli fa “dietro moto”, quando vanno in vacanza... Questo colloquio iniziale completo mi permette di capire come impostare il lavoro con loro e su cosa concentrami con ognuno».

Obiettivo da centrare nel 2017?
«Con Vincenzo dobbiamo arrivare al top e dare il massimo negli appuntamenti che ci prefiggiamo. Sarà importante partire bene già dalle prime corse e fare le cose fatte bene pure noi dello staff. Abbiamo tutti voglia di metterci in gioco per portare la Bahrain Merida tra le migliori squadre al mondo. Te­me­­vo di avere pressioni da uno “sponsor tifoso” come lo sceicco del Bahrain che è molto appassionato di due ruote, invece si è creata una atmosfera rilassata, e con l’appoggio di un colosso come Merida avremo il massimo supporto per sviluppare modelli e tencologie, in­sieme. In bocca al lupo a tutti».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di novembre


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