Ballan, l'antico che avanza

| 02/01/2009 | 17:49
Ha cominciato l’anno nuovo con la saggezza di un ciclista antico, Alessandro Ballan, 29 anni, il corridore di Castelfranco Veneto che si è laureato a sorpresa campione del mondo a Varese il 28 settembre. Con solo otto vittorie in una carriera cominciata nel 2004 e sempre condotta sotto le insegne della Lampre di Beppe Saronni, nell'orbita del capitano Cunego, il luogotenente Ballan fino all'ultima domenica di settembre scorso era ancora un «non personaggio» per il grande pubblico: un gagliardo atleta di fondo discreto allo sprint. Poi l’exploit. Si è allenato anche durante le feste? «Sì, sono andato in bici a Capodanno dopo avere già fatto allenamento a Natale e a San Silvestro. E tra l'altro non c'è niente di più bello che uscire con la bici il primo dell'anno con le strade deserte e il silenzio intorno». Lei è longilineo come un pallavolista, 1,90 di altezza... «Sarebbe stato davvero un bel testa a testa con Cipollini e Van Steenbergen per vedere chi è il più alto dei campioni del mondo di ciclismo». Il cinquanta per cento dei suoi successi sono arrivati sulle strade del Belgio. «Sì, sono le corse che preferisco, le classiche fiamminghe, e non è un caso che proprio alla Tre Giorni de la Panne, a Zottegem, vinsi nel 2005 la mia prima corsa da pro. E che prima del Mondiale di Varese il mio successo di maggiore prestigio è stato il Giro delle Fiandre 2007». Cosa aspetta Ballan dal 2009? «Mi auguro innanzitutto di essere degno della maglia iridata che indosso. E mi sto preparando con la massima concentrazione dopo i festeggiamenti e i mille inviti seguiti alla vittoria di Varese proprio in questa prospettiva». Si è fatto un bel regalo, una Ferrari... «Sì, ma non sono tipo da montarmi la testa. La Ferrari F430 che ho comprato è stata una specie di trofeo che mi sono concesso, mica l'esigenza di testimoniare un diverso status symbol. Io resto un ciclista di casa, ruspante, con i piedi per terra». La sua condizione fisica attuale? «Voglio essere pronto fino da Laigueglia, all'apertura. Anche se il Ballan campione del mondo sarà molto più controllato del Ballan di prima, lo so». Il primo traguardo nel mirino? «Forse la Sanremo, ma è un po' troppo leggera, diciamo, per me. E poi non mi piacciono gli arrivi in volata. Allo sprint c’è sempre qualcuno più furbo o più fortunato di te». Non solo la Sanremo, comunque... «A me piace vincere da solo. Arrivando a mani alzate, come a Varese, con il pubblico che ha il tempo per applaudirti senza doverti dividere con gli altri. E allora vi aspetto per un bis a Meerbeke, al Fiandre, dove il percorso sembra un lunghissimo stadio di calcio tanto è l’entusiasmo di quella gente. O alla Eroica di Gaiole in Chianti. O, meglio ancora, a Roubaix. Sì, diciamo che la Parigi-Roubaix, che ho concluso al terzo posto quest’anno dopo Boonen e Cancellara potrebbe essere il mio obiettivo principale». E il Giro d’Italia? «Quest’anno è l’edizione del Centenario, si sa. E mi farebbe piacere correrla con la divisa di campione del mondo, tra l'altro in una squadra come la Lampre che è attrezzata con Cunego e Bruseghin per conquistarla». C’è una tappa anche nella sua zona. «Sì, quella di Valdobbiadene, dalle mie parti. Ma sia ben chiaro, farò la corsa rosa solo se mi sentirò in condizione, lo ripeto, di essere degno della maglia che indosso. Questo è un Giro speciale, è un Giro che un campione del mondo vero deve portare a termine». Si spieghi meglio, c’è il rischio che non ci sia? «Bisogna arrivare fino in fondo, a Roma, per rendere omaggio alla storia del Giro e del ciclismo. Per non tradire. Io non appartengo mica al ciclismo di quelli che si ritirano strada facendo. Per questo farò il Giro solo se in forma perfetta». Parola di Alessandro Ballan, campione del mondo di un anno e ragazzo dal cuore semplice per la vita. Da 'Il Mattino', 2 gennaio 2009 a firma di Gian Paolo Porreca
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