Damiano: 70 anni e un cuore sempre in pista

| 01/10/2008 | 10:34
Compie 70 anni, oggi, Angelo Damiano, una icona del ciclismo su pista italiano. Mica solo di quello campano. 70 anni, perfettamente integri, per quello sprinter dal fisico compatto, napoletano di Barra, che conquistò, in coppia con il padovano Sergio Bianchetto, la medaglia d'oro del tandem, alle Olimpiadi di Tokyo del 1964. «Ma non chiamatemi per gli auguri prima di pranzo - precisa ancora, senza parzialità, Damiano - perchè ogni mattina continuo a fare i miei settanta chilometri di bici...». Ed è una bella provocazione, per uno che ha sfiorato il legno levigato delle più nobili piste del mondo, questa umile rassegnazione al greve basolato della strada. «Nessuno può ricordarlo, oggi, ma guarda che negli anni '60 fu una bella scommessa quella di Guido Costa, il c. t della Nazionale di allora, a convocarmi nella rosa azzurra per Olimpiadi e Mondiali, ed a portarmi a correre pure al Vel d' Hiv, a Parigi, quella che era considerata un po' la Scala della pista, tra Derksen e Plattner, Rousseau e De Bakker...». «Sai che dicevano, " ma che potrà fare mai un napoletano sulla pista?”. Ed io, io che con la Internaples di don Vincenzo Milano ero abituato a correre al massimo sul velodromo in cemento dell'Arenaccia, me la giocavo lo stesso alla pari con tutti, c'era ancora Maspes, e poi correvano Gaiardoni, Ogna, Gasparella, Beghetto, Bianchetto... Anche se ad un certo punto fui costretto, per esigenze logistiche, a trasferirmi a Sarmeola, nel Veneto, ed a tesserarmi per la Ciclisti Padovani, cosa vuoi...». Campione olimpico a Tokyo, il 10 agosto, in finale contro i russi Bodnieks-Logunov, Damiano era un po' il motore di quel binomio magico, con Bianchetto al timone. «E pensa che perdemmo la prima prova, che magone, se lo rivedo...». Campione italiano del tandem ('63) e della velocità ('64), tra i dilettanti, e successivamente bronzo nella velocità tra i professionisti ad Amsterdam (nel '67), battendo nella finale di consolazione proprio il grande Antonio Maspes, Damiano si era aggiudicato, prima di Tokyo, un' altra medaglia d'oro... «Sì, avevo vinto la velocità ai Giochi del Mediterraneo, era il '63, davanti a Giordano Turrini. E si gareggiava a Napoli, proprio sul velodromo dell'Arenaccia, praticamente i tifosi mi guardavano dalle finestre. Fu già una classica Italia-Francia, quella volta, io che eliminai Morelon e Turrini che fece fuori Trentin, ed a contenderci oro ed argento noi due azzurri...». E per oggi, a 70 anni compiuti, forse a Damiano avremmo dovuto davvero regalarglielo un bel giro di onore sull'Arenaccia. Risparmiare la polvere della strada, almeno per un giorno, a questo nostro campione glorioso. Con i cicloamatori del clan di oggi, semmai, Pasquale Lappone, Nicola Sessa, Antonio Merito, come fossero gli antichi Loevesjin, Fuggerer e Sercu, a guidarlo in una emblematica passerella. E difenderlo dall'ombra ostile di un francese a ruota. «Morelon o Trentin, e chi era il più forte dei due ?». Ma ormai non conta più, è la stessa cosa. «Sai, quelli che arrivano primi al traguardo, non siamo mica più noi, ma i nostri ricordi». Gian Paolo Porreca (da 'Il Mattino', 30 settembre 2008)
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