Marina di Bibbona, cronaca di un'Olimpiade "alla Bettini"

| 09/08/2008 | 20:10
Cronaca di una giornata olimpica in casa Bettini. Erano presenti più di cinquecento persone questa mattina a Marina di Bibbona, ad assistere davanti al maxischermo, alla sfida olimpica che assegnava la medaglia d'oro per la prova in linea di ciclismo su strada. Un'iniziativa del locale Paolo Bettini Fans Club, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Bibbona, presente nell'occasione, con il Sindaco Fiorella Marini e l'Assessore allo Sport Claudio Galassi. Tanto entusiasmo e un pizzico di disapprovazione per qualche pubblicità di troppo, con la quale la Rai interrompeva il collegamento da Pechino. Applausi ad ogni iniziativa degli azzurri che, in occasione dell'appuntamento olimpico, hanno preferito le casacche bianche, sperando che con un colore più tenue, sarebbe stato forse più facile difendersi dal caldo asfissiante carico di umidità che gravava intorno alla capitale cinese. Tecnicamente parlando, la sfida olimpica è un appuntamento molto particolare. Ogni nazione – parlando di quelle più rappresentative per il mondo delle due ruote – non può schierare più di cinque atleti. Difficile, in simili contesti, inventarsi strategie variegate. Ad ognuno di essi si impone un ruolo ed un tempo per entrare in scena. Intorno ai settanta chilometri dall'arrivo, i commenti sulla piazza sembravano essere univoci: Paolo avrebbe dovuto correre su Valverde, entrando in scena soltanto nelle fasi finali, cercando – se l'avversario non avesse cercato di anticipare le mosse – di speculare sino agli ultimi chilometri di gara. Una tattica che presentava analogie con i fortunati precedenti iridati di Salisburgo prima e di Stoccarda poi. È stato quando Rebellin è entrato in azione - riportandosi sulle ruote di un Andy Schleck letteralmente scatenato - che sulla piazza è sembrato di rivivere le fasi finali dell'ultimo mondiale. Le telecamere dalla corsa però, una volta che si era creato il trio di fuggitivi al comando, composto da Rebellin, Schleck e Sanchez, si intervallavano tra il gruppetto dei battistrada e quello degli immediati inseguitori. Completamente assenti le immagini e le notizie sul gruppo del quale facevano parte sia Bettini che Valverde. Piano, piano, dallo sperare di rivivere le emozioni di Stoccarda ci si è resi conto che la tattica aveva a quel punto rovesciato del tutto i ruoli di Rebellin – in zona medaglia – e quelli del campione olimpico uscente, costretto ad una tattica di attesa che le vicende della gara, andavano imponendo anche al rivale numero uno, Alejandro Valverde. La corsa va però vissuta sino alla fine. Dieci chilometri ancora da percorrere, potevano riservare grandi sorprese. L'ultima illusione è arrivata il terzo gruppo guidato da uno scatenato Cancellara, si stava avvicinando agli immediati inseguitori, il russo Alexandr Kolobnev e l'australiano Michael Rogers. Tra i più attivi in discesa, si distingueva una macchiolina bianca che dalle sembianze sembrava essere il "Grillo della California". Applausi e brevi attimi di euforia. Poi però, la "Locomotiva di Berna" conquistava la scena e con le sue fantastiche tirate riusciva da solo, a raggiungere Evans e Kolobnev prima, ed il trio di testa poi. In quel momento, un'unanime delusione è stato il sentimento della piazza. I commenti si sprecavano. "Paolo doveva seguire Cancellara" si sentiva dire da più parti. Come se fosse facile prendere e resistere la ruota del fuoriclasse atleta svizzero. Come se l'exploit di oggi, fosse il primo, per il corridore della CSC. Preso atto della realtà, non restava altro ormai, che tifare Rebellin. Ultimi metri. Saliva l'urlo dei tifosi, presagendo che forse il corridore veneto aveva scelto bene, privilegiando la ruota di Kolobnev che, visti i trascorsi - compreso il G.P. San Sebastian -, tra i cinque avversari, sembrava essere quello più pericoloso. Le immagini mostravano i corridori di fronte e si aveva l'impressione che Rebellin potesse avere la meglio. Poi, l'amara sentenza. Samuel Sanchez, l'asturiano di Oviedo - abile forse nel gestirsi meglio in corsa - andava a vincere staccando di quasi una bici, il corridore azzurro. In questa estate nella quale lo sport sembra premiare a senso unico la Spagna, anche il ciclismo ha dovuto inchinarsi - dopo averlo già fatto al Giro ed al Tour - a questa costante. Bravo Sanchez, ma eccezionale anche Rebellin che, in occasione del suo trentasettesimo compleanno, riesce a regalarsi un altro importante risultato. «Tra i secondi posti, quello olimpico è sicuramente quello meno amaro» è stato il commento a caldo, ai microfoni Rai, della prima medaglia olimpica italiana di questa Olimpiade. Una medaglia prestigiosa che va ad arricchire il prestigioso palmarès di un corridore che, con l'entusiasmo di un debuttante, sembra deciso a restare nel gruppo per altri due anni. La piazza è andata poi, piano, piano, smobilitando. La rassegnazione ed il convincimento che la squadra azzurra abbiano comunque disputato un'ottima prova hanno preso il sopravvento nella testa e nei cuori dei tifosi. La spiaggia ed il mare, lontani meno di centocinquanta metri, hanno offerto l'occasione ideale per sciogliere la tensione con un tuffo in mare. Un ultimo rendez-vous per alcuni dei presenti. È stato Alessandro Tegner - l'Addetto Stampa della Quick Step – ad esserne il promotore. Un pranzo veloce, a base di pesce, nel vicino complesso dell'Hotel Marinetta, più volte luogo di ritiri invernali per molte squadre professionistiche. Il titolare Federico Ficcanterri ha fatto gli onori di casa, sedendosi al nostro tavolo. Anche il Sindaco del Comune di Bibbona, con l'Assessore allo Sport hanno voluto essere presenti a quest'ultimo convivio scarica-tensione. Il collega della Gazzetta dello Sport Marco Pastonesi e l'atleta diversamente abile Alessandro Grassi hanno arricchito ed impreziosito la compagnia. Poi, al momento dell'aperitivo, anche Monica - la Signora Bettini -, in compagnia della piccola Veronica, si è aggregata alla comitiva. L'epilogo di una giornata indimenticabile, nella quale questo bistrattato ciclismo, è stato comunque capace di regalare al cronista splendidi momenti di aggregazione e di amicizia. Roberto Sardelli
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