Sergio Meris è stato uno dei grandi protagonisti degli Oscar tuttobici 2024, una stagione spaziale la sua che l’aveva portato a conquistare l’ambito riconoscimento nella categoria elite. Dopo 4 anni nell’ormai ex Colpack era iniziato il suo viaggio tra i professionisti, tanti sogni, tanti progetti e tante speranze che il team Unibet Rose Rockets aveva accolto a braccia aperte alimentandole con tutta l’esuberanza possibile. Il venticinquenne di Bergamo era entrato alla perfezione nei meccanismi anti canonici della squadra, aveva deciso di imparare il più possibile, ma anche di mettersi a disposizione dei suoi compagni contribuendo a piazzamenti importanti.
A due anni dall’inizio di quell’avventura bellissima d’improvviso il sogno si è spezzato, niente più piani, niente più prospettive, solo un “grazie e arrivederci, in squadra non c’è più posto”. Incontriamo Sergio Meris dall’altra parte del mondo al Tour de Langkawi dove le fatiche di fine stagione si mischiano a un caldo atroce che non lascia un attimo di respiro. La corsa malese è già iniziata quando la squadra gli comunica che ad attenderlo non ci sarà nessun contratto per il 2027, qualcosa aveva intuito, eppure c’era la speranza di poter continuare a lavorare con un gruppo speciale. «In questa squadra mi sono trovato subito bene, mi hanno fatto crescere tanto, hanno scommesso su di me e mi dispiace che adesso abbiano deciso di prendere una strada divers. Ci ho sperato fino alla fine, ma ora è un dato di fatto: per l’anno prossimo non ho una squadra. Mi viene in mente anche lo scenario più terribile, ma non voglio pensarci. Mi piacerebbe trovare una Professional, magari correre più in Italia, ci ho messo tanto ad arrivare fino a questo punto e non voglio rinunciare. Ho dei margini di crescita e so che posso aiutare la squadra.» ci dice Meris con cui abbiamo provato a fare un bilancio delle sue stagioni da pro.
«L’anno scorso è stato molto difficile, era il mio primo anno, la prima esperienza e dovevo prendere le misure, ho capito subito che mi mancava qualcosa. La squadra mi ha fornito delle buone basi da cui partire, ma soprattutto mi ha dato una grande motivazione, avevano capito che c’era del potenziale. Il mio corpo ha iniziato a rispondere bene al recupero, ho gestito meglio il chilometraggio e le corse di più giorni e poco alla volta i valori hanno iniziato a crescere» Se il 2025 poteva essere considerato come un anno prova, in questa stagione ha preso parte a corse di massimo livello, ha provato l’ebrezza del World Tour e di quelle classiche monumento che da bambino aveva sempre sognato. Strade Bianche, Milano Sanremo, Amstel Gold Race, Freccia Vallone, giusto per citare le più significative e in ognuna di questa ha lavorato duramente per la squadra. Le aveva sempre viste dalla televisione ed esserci non ha solo rappresentato la conferma della sua crescita, quanto la spinta a voler dare ancora di più. «Nonostante stia finendo un modo non bellissimo io sono contento della mia esperienza, non ho solo migliorato nei miei valori, ma ho capito cosa significa essere un corridore vero e su cosa posso veramente lavorare. Ho preso parte a corse leggendarie, ho aiutato i miei compagni, ho dato tutto e mi sono trovato a correre delle gare che avevo solo immaginato. »
Dal 2025 al 2026 il team Unibet Rockets si è rinforzato, il livello all’interno della squadra è cresciuto grazie all’innesto di personalità forti come quelle di Dylan Groenewegen e Wout Poels Se fino a quel momento il team era composto da tanti battitori liberi con la possibilità di giocarsi le proprie carte, ecco che lo schema è cambiato completamente. Una struttura precisa, un treno ben consolidato per lo sprinter olandese e una formazione non più all’arrembaggio quanto in supporto di uno, massimo due capitani. «Rispetto all’anno scorso il livello in squadra si è alzato molto, tutti siamo cresciuti, ma per corridori ibridi come me ha significato avere meno spazio e lavorare di più, io non sono un velocista puro e nemmeno uno scalatore. Tutto questo ha dei lati positivi perché ci si può adattare ad ogni tipo di terreno, ma dall’altro è anche negativo: in una squadra strutturata con un solo piano puoi solo lavorare per gli altri e raramente hai le tue possibilità. Lavori tanto per tutta la corsa, ma poi dati alla mano non hai piazzamenti, eppure hai tirato per tutta la corsa In un ciclismo così competitivo devi dare sempre il 110%, essere al massimo della forma, altrimenti sei fuori» Poi è arrivata la wild card per il Giro, una festa totale per la formazione e il sogno per Meris, in quanto unico italiano in squadra, di provare ad avere un posto. «La non convocazione al Giro è stato un duro colpo, quando abbiamo ottenuto la Wild Card il mio primo pensiero, da italiano, è che avessi una possibilità e invece sono state fatte altre scelte. Puntavano a vincere tappe in volata e quello non è proprio il mio terreno Dopo la grande delusione iniziale l’ho presa come lezione, è stata una spinta a lavorare ancora più duramente, non sempre tutto può andare secondo i piani, è un mondo lavorativo e occorre puntare al miglior profitto possibile» ci ha detto Meris che nei mesi successivi si è ulteriormente tirato su le maniche per aiutare, mettersi a disposizione in tutte le gare possibili.
Anche in Malesia Sergio non si è mai risparmiato, forse in Europa dai riassunti giornalieri non si è visto molto, ma vi assicuriamo che sia nelle tappe di salita che di pianura lui era sempre lì. Seppure il pensiero fosse altrove, a quel futuro incerto, non ha mai mancato di portare il suo apporto ai suoi compagni che hanno poi chiuso in quinta e decima posizione nella generale. Meris ha continuato a pedalare deciso, consapevole del suo futuro incerto, ma aggrappandosi all’idea che ci sarebbe stata la sua corsa dei sogni a cui prendere parte. Domani sarà al via del Lombardia, dalla sua Bergamo a Como, la gara di casa, quella che per anni ha sognato. «Sto cercando di vivere appieno queste gare che mancano perché potrebbero essere le ultime della mia carriera. Il Lombardia è la corsa che sognavo da bambino, vorrei correrla senza pensare a nient’altro, solo a dare il massimo e a godermelo. Soltanto il giorno dopo ricomincerò a pensare alla mia carriera, se ci sarà posto per me da qualche parte, se il sogno continuerà oppure no..» In qualche modo sarà un cerchio che si chiude anche se speriamo lo sia solo in parte. Non ci sarà più il team Unibet a aspettarlo, ma forse ci sarà un altro team a farsi avanti pronto a credere nei suoi sogni.