Un cerchio che si chiude. E difficilmente avrebbe potuto esserci un luogo più significativo. Nairo Quintana ha scelto il Giro dell’Emilia Granarolo per disputare l’ultima gara della sua carriera professionistica. Sabato 3 ottobre, il campione colombiano della Movistar Team prenderà il via da Ferrara per affrontare per l’ultima volta le strade di una corsa alla quale è legato da un rapporto davvero speciale.
Quattordici anni fa, infatti, proprio il Giro dell’Emilia rappresentò una delle prime grandi affermazioni internazionali di Quintana e la sua prima vittoria in Italia. Era il 6 ottobre 2012: il giovane colombiano, alla sua prima stagione con la Movistar, conquistò San Luca mettendo in mostra quelle straordinarie qualità di scalatore che negli anni successivi lo avrebbero portato ai vertici del ciclismo mondiale. Quella vittoria fu uno dei primi capitoli di una carriera che avrebbe fatto di Quintana uno dei corridori sudamericani più importanti della storia del ciclismo.
Nato nel 1990 sulle montagne di Boyacá, in Colombia, Quintana si fece conoscere in Europa vincendo il Tour de l’Avenir nel 2010. Due anni più tardi il passaggio alla Movistar e l'immediata esplosione, con successi alla Vuelta a Murcia e alla Route du Sud, una tappa al Critérium du Dauphiné e, appunto, il Giro dell’Emilia.
Il definitivo ingresso nell’élite arrivò nel Tour de France 2013. A soli 23 anni Quintana concluse la Grande Boucle al secondo posto, conquistando anche una tappa, la maglia bianca di miglior giovane e quella a pois di miglior scalatore. Sarebbe tornato sul podio del Tour altre due volte: secondo nel 2015 e terzo nel 2016.
Ma sono soprattutto due le corse che hanno consacrato definitivamente il colombiano. Nel 2014 conquistò il Giro d’Italia, diventando il primo colombiano e il primo sudamericano a vincere la Corsa Rosa. Prese la maglia rosa dopo la celebre tappa di Val Martello e la portò fino al traguardo finale di Trieste.
Due anni più tardi arrivò il secondo Grande Giro della sua carriera: la Vuelta a España 2016, vinta davanti a Chris Froome. Un successo che gli permise di completare una collezione prestigiosissima di podi in tutti e tre i Grandi Giri.
Nel suo palmarès figurano inoltre successi in alcune delle più importanti corse a tappe del calendario mondiale: due Tirreno-Adriatico, il Tour de Romandie, la Volta a Catalunya, il Giro dei Paesi Baschi, oltre a numerose vittorie di tappa nei tre Grandi Giri.
Una storia sportiva costruita soprattutto in salita, terreno sul quale il piccolo scalatore colombiano è diventato per oltre un decennio uno dei corridori più riconoscibili e amati del gruppo.
Quintana aveva annunciato nel marzo scorso che il 2026 sarebbe stato il suo ultimo anno da professionista. Anche nella stagione dell’addio è riuscito a tornare alla vittoria, imponendosi in aprile in una tappa della Vuelta Asturias, primo successo dopo quattro anni.
E per l’ultimo giorno in gruppo ha scelto di tornare là dove, in qualche modo, era cominciata la sua grande storia con il ciclismo italiano. «È una corsa speciale per me, perché ho vinto molte corse in Italia, ma questa è stata la prima. Ho un grande affetto per l’Italia e un bellissimo rapporto con il pubblico italiano. Per questo abbiamo scelto questa corsa per chiudere la mia carriera», ha spiegato Quintana nei giorni scorsi.
Lo farà con la maglia della Movistar Team, la stessa con cui vinse il Giro dell’Emilia nel 2012 e con la quale ha vissuto gran parte dei momenti più importanti della propria carriera.