I MONDIALI CHE VERRANNO. DA SALLANCHES A PUNE, ECCO I SEGRETI DELLE PROSSIME SFIDE IRIDATE

MONDIALI | 30/09/2026 | 09:23
di Francesca Monzone

La maglia iridata conquistata da Brandon McNulty a Montreal ha chiuso un Mondiale sorprendente e ha già aperto la corsa verso le prossime edizioni. L’americano ha attaccato a 32 chilometri dall’arrivo, resistendo al ritorno degli inseguitori e regalando agli Stati Uniti il primo titolo mondiale elite su strada da Armstrong 1993. Alle sue spalle Michael Matthews e Mathieu van der Poel.


Il circuito canadese, con le sue salite brevi ma ravvicinate, sembrava disegnato per favorire gli uomini da classiche. Eppure la classifica ha raccontato un’altra verità: quattro corridori di peso superiore ai settanta chilogrammi - Matthews, Quinn Simmons, Van der Poel e Mads Pedersen - hanno chiuso tra i primi sei.


È mancato Wout Van Aert, che si era lanciato con Van der Poel nel primo attacco a 90 km dal traguardo e che poi ha lavorato per aiutare Evenepoel a rientrare. Con una forma diversa, però, Van Aert avrebbe potuto aggiungersi a un gruppo di protagonisti nel quale erano rappresentate tutte le qualità del campione da classica: potenza, resistenza, capacità di rilanciare sulle salite e velocità negli ultimi chilometri. Montreal, insomma, non era necessariamente preclusa ai grandi specialisti delle corse di un giorno. Semplicemente, McNulty ha imposto una lettura diversa della gara.

Nel 2027 il testimone passerà alla Francia, con il ritorno a Sallanches: sarà la seconda edizione dei SuperMondiali, con tutte le discipline del ciclismo rappresentate. È una località dal forte valore simbolico: qui Eddy Merckx conquistò il suo primo titolo mondiale tra i dilettanti, nel 1964, mentre Bernard Hinault stracciò tutti nel Mondiale 1980. Il percorso alpino dell’Alta Savoia dovrebbe proporre un dislivello complessivo di circa 5.700 metri, sufficiente per trasformare la corsa in una selezione naturale. Sarà un Mondiale molto più severo di quello di Montreal, il più duro degli ultimi 47 anni, costruito per gli scalatori leggeri e per i corridori capaci di sopportare ore di fatica senza perdere esplosività. I nomi vengono da soli e si impongono: Tadej Pogacar, Remco Evenepoel, Paul Seixas e Isaac Del Toro. Pogacar partirà come riferimento assoluto, ma il tracciato potrebbe adattarsi anche a Evenepoel, soprattutto se la gara dovesse trasformarsi in una lunga cronometro a squadre nazionali. Seixas e Del Toro, invece, rappresentano la nuova generazione già pronta a misurarsi con i vertici del ciclismo mondiale.

Dopo la montagna arriveranno due edizioni sulla carta molto più favorevoli agli sprinter. Nel 2028, anno in cui ci saranno anche le Olimpiadi a Los Angeles, il Mondiale si correrà ad Abu Dhabi e l’Uci ha già chiarito che la salita artificiale realizzata sul percorso per indurirlo non avrà un ruolo decisivo. Peter Van den Abeele, responsabile dei tracciati per la federazione internazionale, ha parlato apertamente di un «Mondiale per velocisti». Sarà un’occasione rara per gli sprinter, spesso costretti ad affrontare percorsi troppo selettivi per poter puntare alla maglia arcobaleno. Jasper Philipsen e Tim Merlier saranno i riferimenti naturali, l’Italia potrà contare su Jonathan Milan e tra i giovani attenzione a Paul Magnier e Matthew Brennan, che nel frattempo avranno compiuto compiuto il definitivo salto di qualità. Van Aert e Van der Poel non sono velocisti puri, ma in una volata di gruppo non partirebbero battuti. La differenza, tuttavia, sarebbe probabilmente dalla parte di Philipsen, Merlier, Milan e degli altri specialisti. Anche il vento del deserto potrebbe diventare un fattore, come già accadde a Doha nel 2016, quando si impose per la seconda volta Peter Sagan: il gruppo potrebbe spezzarsi, ma i corridori più potenti avrebbero buone possibilità di superare indenni la selezione.

Nel 2029 il Mondiale tornerà in Danimarca, con Copenaghen indicata come sede principale. Il percorso non è ancora noto, ma la geografia della capitale danese lascia immaginare una corsa veloce e poco adatta agli scalatori. L’ultima edizione iridata disputata a Copenaghen, nel 2011, si concluse con una volata di gruppo con la strada che saliva leggermente: Mark Cavendish conquistò allora il suo primo e unico titolo mondiale, e in campo femminile vittoria-bis per l’azzurra Giorgia Bronzini. Anche se verrà inserito qualche tratto ondulato, sarebbe difficile costruire nei dintorni della capitale un circuito davvero selettivo. La logica porta quindi verso un altro confronto tra velocisti, nel quale peso, posizione e organizzazione delle squadre potrebbero contare più delle qualità da finisseur.

Il 2030 sarà invece l’anno del Belgio. Bruxelles ospiterà i Mondiali nell’anno del bicentenario del Paese, un’occasione destinata a trasformarsi in una grande festa nazionale. Il progetto degli organizzatori è quello di proporre un percorso selettivo, con l’obiettivo dichiarato di incoronare un autentico Flandrien. La domanda riguarda soprattutto Wout Van Aert. Nel 2030 avrà 36 anni: un’età importante, ma non incompatibile con un successo mondiale. Joop Zoetemelk vinse nel 1985 a 38 anni, mentre Alejandro Valverde conquistò il titolo nel 2018, anch’egli a 38. L’esperienza, la capacità tattica e la conoscenza delle strade belghe potrebbero ancora pesare.
La concorrenza, però, sarà formidabile. Pogačar avrebbe 32 anni, esattamente l’età che Van Aert ha oggi; Evenepoel ne avrebbe 30, nel pieno della maturità agonistica. E alle loro spalle cresceranno Seixas, Del Toro, Matthew Brennan e Paul Magnier, oggi giovani ma destinati a diventare protagonisti assoluti.

Poi nel 2031 si tornerà in Italia a Trento con la terza edizione dei SuperMondiali. Il tracciato, in parte cittadino, potrebbe ricalcare quello dell’Europeo 2021 vinto da Colbrelli su Evenepoel. Quindi duro ma non estremo.

Infine nel 2032 ci sarà la storica prima volta dell'India e della città di Pune, con un percorso ch presumiìbilmente si svilupperà sulle colline che abbracciano la città e quindi strizzderà l'occhio a scattisti e scalatori.

I calendari dei prossimi anni offrono una successione quasi perfetta: prima la montagna di Sallanches, poi la velocità di Abu Dhabi e Copenaghen, infine la selezione fiamminga di Bruxelles e quella di Trento. Ma il ciclismo non rispetta mai fino in fondo i pronostici. Montreal lo ha appena ricordato: McNulty non era il favorito principale, eppure è stato il più forte nel giorno decisivo. Perché il Mondiale può avere un percorso preciso, ma la maglia iridata finisce sempre sulle spalle di chi sa interpretare meglio la corsa e riesce a cogliere l’attimo giusto.


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COMMENTI
Milan
30 settembre 2026 09:53 velocista_fuoritempomassimo
Ha una reale possibilità nel 2028. Ammetto che di Montreal tutto mi sarei aspettato tranne che una gara per passistoni, capita di sbagliare. Se corre Pogi prossimo anno invece non c'è n'è per nessuno.

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