LE STORIE DEL FIGIO. LUCIO COLZANI, PICCOLA GRANDE STELLA DEL CICLOCROSS. GALLERY

STORIA | 19/09/2026 | 08:26
di Giuseppe Figini

Posizioniamo il calendario un po’ – un po’ tanto in verità – all’indietro per ricordare il corridore, specialista del ciclocross soprattutto, Lucio Colzani. È nato a Rogeno, ora in provincia di Lecco ma, quel tempo, apparteneva a Como, il 20 agosto 1943 e, come era diffuso uso e costume dell’epoca, già in giovanissima età, si sente attratto dalla bicicletta, dapprima come mezzo di divertimento e, subito dopo, come strumento, sempre con divertimento, per coltivare la sua passione sportiva poi continuata con la sua attività lavorativa di meccanico ciclista con la proposta di bici da corsa “Colzani” e due ruote di varia tipologia.


Un meccanico appassionato, competente, silenzioso, che si dedicava con uguale impegno e passione ai modelli da corsa e a quelli di passeggio, cicli di tutti i tipi, nella sua caratteristica “bottega di ciclista” con telai, ruote, strumenti di lavoro e punto d’incontro per gli appassionati di differenti età della zona. Una zona fra Como e Lecco, assai prossima ad Erba che è un po’ il centro di smistamento, il passaggio obbligato per i sempre numerosi appassionati che provenienti dalle zone attorno a Milano, ricercano le salite disposte nel “triangolo lariano” con in evidenza specifica del passo del Ghisallo, dal versante più facile di Magreglio, località sempre di grande presa emotiva per molteplici, storici motivi che lì risiedono, e visioni panoramiche spettacolari sul sottostante lago, il Lario, nella sua parte centrale.


La località di Rogeno, vicina a Merone, è nota anche per il compianto Giacomo Fornoni, bergamasco d’origine ma brianzolo d’adozione, medaglia d’oro del quartetto della 100 chilometri alle Olimpiadi 1960 di Roma con Livio Trapè, Ottavio Cogliati e Antonio “Toni” Bailetti.

Fornoni - el Giacum - era un possente passista, poi professionista fino al 1968, sempre vestendo la maglia blu-camoscio della Molteni, noto nell’ambiente come “il maestro”, poi titolare del frequentatissimo ristorante “I Cinque Cerchi”, in omaggio alla sua vittoria più bella. Giovanotto di spirito, con toni scanzonati, era l’amico di un altro iridato di Roma 1960, nell’inseguimento a squadre, con il milanese Marino Vigna, i veneti Mario Vallotto e Luigi Testa. Altro componente era Luigi Arienti di Desio, “el Luis”, amico e sodale di Fornoni, coppia scanzonata e affiata sia nella carriera ciclistica, sia poi nella vita.

Riannodiamo l’esperienza agonistica di Lucio Colzani, noto nella zona come “el Colzanin” per la sua raccolta complessione fisica non proprio da gigante, come l’ha ricordato Giulio Mauri, giornalista che seguiva il ciclismo comasco con i vari protagonisti scrivendo per il quotidiano “la Provincia”.

L’inizio dell’ esperienza ciclistica di Colzani risale al 1959 correndo su strada e, nella stagione invernale, cimentandosi assiduamente con il ciclocross. Su strada, vestendo la gloriosa maglia della U.C. Comense 1887, ha raccolto varie soddisfazioni competendo ai vertici con quelli che, all’epoca, erano considerati i più forti stradisti della Lombardia, e non solo.

E, nello sviluppo della sua carriera agonistica, è comunque nella specialità del ciclopratismo, molto praticata ai tempi, che ottiene i migliori risultati rivestendo più volte la maglia azzurra ai mondiali ottenendo buoni piazzamenti nonostante, sovente, la strategia dettata dai commissari tecnici, prevedeva per lui funzioni d’appoggio al capitano designato della pattuglia azzurra. Un rimpianto che ancora ricorda e lo esprime con educata franchezza. Sono 52 le vittorie acquisite – fra strada e ciclocross -: la forte concorrenza, parliamo del grande Renato Longo, del professore valdostano Franco Vagneur e altri ancora, gli nega la soddisfazione di vincere una maglia tricolore nel cross dove, per quattro volte è argento, per cinque volte vince la medaglia di bronzo. Si consola con tre titoli di campione lombardo.

Nel 1975 il combattivo “Colzanin”, certamente non un colosso ma animato di tenacia e grinta peculiari, passa fra i professionisti con la squadra toscana, di Prato, la Magniflex dei fratelli Franco e Giuliano Magni, formazione con nomi di primo piano della strada.

Un’esperienza che non portò i risultati sperati e che indusse Colzani a focalizzare la sua attenzione sull’attività del meccanico ciclista che già alternava con quella dell’agonista che lo costringeva a sveglie quotidiane in orari antelucani per allenarsi di primo mattino per poi dedicarsi, anima e corpo, alla “bottega” per molte ore. Aveva la collaborazione della moglie Erminia, brava ad assemblare le ruote.

Raggiunta l’età della pensione ha “tirato giù la cler” come si usa dire in molte zone lombarde ma ha continuato - e continua - a seguire il ciclismo con inalterata passione.


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